Home Arte e Mostre Un secolo di cinesi a Milano: al MUDEC la mostra CHINAMEN

Un secolo di cinesi a Milano: al MUDEC la mostra CHINAMEN

CONDIVIDI SU
Venditore ambulante di collane e bigiotterie, 1926 – 1928. Civico Archivio Fotografico di Milano

 

MUDEC, il museo delle Culture di Via Tortona 56, ospita la curiosa mostra Chinamen, un secolo di Cinesi a Milano.

Frame estratto dal documentario ‘Chinamen’ raffigurante un cinese venditore di perle finte e una donna pronta ad acquistare.Milano 1926, Colonne di San Lorenzo

Ad accogliere i visitatori, gratis e fino al 17 aprile, un interessante documentario a disegni animati che racconta quanto capacità e determinazione dei cosidetti Chinamen, hanno fatto di loro un nucleo assolutamente cosmopolita, già nel lontano 1926.

Matteo Demonte – Immagine ufficiale di tutto il progetto “Chinamen” e copertina della graphic novel. L’illustrazione suggerisce le diverse identità dei migranti nel tempo, sullo sfondo di una città che cresce. Da destra: l’uomo con codino e la testa rasata, come si usava ai tempi della dinastia Qing, rappresenta il 1906, l’inizio della storia raccontata; il secondo, in posizione centrale, rappresenta gli anni ’20, con il borsalino e il completo gessato. Il terzo uomo, a sinistra, è testimonianza del cinese contemporaneo, con le scarpe da ginnastica e i capelli decolorati.

La mostra mette in evidenza l’enorme esodo della popolazione cinese in Europa e nel mondo: una carrellata di testimonianze di spaccati di vita privata di gente semplice, come il primo matrimonio italo – cinese del 1934; la porta originale del primo ristorante cinese; i racconti sui venditori di perle finte degli anni ‘20 tratti dalle testate del Corriere della Sera dell’epoca; carte di identità; passaporti; licenze rilasciate per attività varie, borse, accessori, vecchie macchine da cucire, vestiti utilizzati durante il viaggio ed asserzioni dei percorsi straordinari dei grandi imprenditori degli anni ’60 e ’70.

Tutto ha inizio ai primi del ‘900, quando mercanti originari di zone dell’entroterra della città portuale di Wenzhou, in occasione del primo Expo del 1906, decidono di partecipare alle più importanti fiere internazionali e di allacciare solide e continuative relazioni d’affari con l’Europa; a seguirli a ruota saranno piccoli gruppi di commercianti per dare il via al primo smercio di statuette e oggetti di esiguo valore.

Mappa dei villaggi di origine dei primi emigranti

La vera determinante migrazione si avrà però a partire dal 1926, in seguito al reclutamento di massa di agenti di commercio per la vendita di perle finte sui mercati europei, produttori assoluti di questi nuovi e “diabolici” gioielli, una società commerciale franco – nippo – cinese.

Le prime perle finte

Lo spazio Khaled al – Asaad del MUDEC ospita l’allestimento in un’atmosfera intima e raccolta, così come vuole essere raccontato questo pezzo di storia milanese nota a pochi, in un affresco di quartiere la dimensione più profonda e umana dell’origine della comunità sino – milanese, grazie alle informazioni date dai successori, dai pronipoti dei protagonisti della prima ondata migratoria e alla possibilità di accesso ad archivi privati e pubblici.

 

 

Inoltre, la mostra comprende un’interessante presentazione – documentario e graphic novel dall’omonimo titolo.

Dall’inizio della mostra sono stati proposti una serie di incontri, laboratori e visite guidate, grazie anche alla collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. È ancora possibile visitare quelle di:

– Martedì 11 aprile 2017 – h. 18.00 Biblioteca

Laboratorio “Dipingere con l’acquerello cinese” in collaborazione con Istituto Confucio

– Giovedì 13 aprile 2017 – h 18.00 Auditorium

Proiezione del filmato “I diari della Tigre Bianca” di Ciaj Rocchi in collaborazione con l’Associazione “Tigre Bianca” degli studenti dell’Università dell’Insubria.

E alle h.20.00 Auditorium, nell’ambito della rassegna di film “Gli imperdibili cinesi”, La battaglia dei tre regni (John Woo, 2008, v.o.sott.It.).

Tratto dall’omonimo romanzo uno dei testi fondamentali dell’epos cinese.

CONDIVIDI SU
Francesca Santoro

Fashion Designer ha frequentato l’Istituto di Moda Marangoni di Milano, dove nasce e vive. Dopo vari trascorsi professionali e non, sente forti la necessità e il desiderio di approcciarsi ad un’altra forma d’arte, la scrittura.
Attraverso essa, Francesca scopre un canale preferenziale per raccontare e raccontarsi a 360 gradi, come se la scrittura fosse capace di concretizzare i cinque sensi tutti in una volta: vista, tatto, olfatto, gusto, udito…
Per questo Francesca non vive di solo pane, ma di arte, lettura, cinema, viaggi reali e metaforici e naturalmente di dolci! Essendo figlia di pasticcere ha dovuto imparare a tenere a bada golosità e mezze misure, sempre state per lei motivo di profondo conflitto.