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Ad Astra: un cosmonauta tormentato capace di trasmette appieno il senso di solitudine

Per aspera ad astra, fino alle stelle superando le difficoltà. E negli ultimi anni sembra crescere una certa necessità fra gli autori di andare nello spazio, fra le stelle appunto, per raccontare attraverso grandi metafore e messaggi d’amore i continui tentativi dell’uomo di risolvere i propri problemi, capire la propria identità e riuscire ad andare avanti. Come sappiamo i film di fantascienza ambientati in futuri più o meno distopici e futuribili non parlano mai davvero dello spazio ma sempre dell’uomo, mai di forme di vita intelligente ma della stessa intelligenza dell’essere umano, sia emotiva che razionale. Da Gravity a Interstellar, passando per The Martian e molti altri, tutti hanno sempre espresso attraverso la metafora dello spazio e del cosmonauta i problemi che affliggono il nostro pianeta e l’umanità; non mancando di ricordare quanto possiamo essere piccoli rispetto all’universo che ci circonda e quanto dovremmo essere grati del tempo che ci è stato donato nel paradiso in cui siamo capitati, la Terra.

Brad Pitt, che ha riempito la sala Grande del palazzo del Cinema, acclamato e atteso dai molti fan che lo aspettavano sul red carpet, interpreta un cosmonauta dalla brillante carriera ma molto solo che non sa mantenere i contatti umani con le persone e soprattutto la relazione con sua moglie, interpretata da Liv Tyler anche lei presente alla Mostra. Come in molti film americani di questo tipo il problema principale sta nel rapporto con il padre, cosmonauta anche lui, scomparso nel corso di una missione ai confini del sistema solare. Il padre è interpretato dal magistrale Tommy Lee Jones.

Va da sé, come da manuale di sceneggiatura, che l’astronauta dovrà tornare indietro, ossia andare nello spazio per salvare l’umanità dagli strascichi di quella missione paterna ma in realtà dovrà ritrovare suo padre, ancora vivo, per sciogliere definitivamente i suoi problemi.

Strutturalmente parlando Ad Astra è un film perfetto, scritto benissimo che risponde a tutte le regole di sceneggiatura cinematografica. È proprio così che si racconta una storia, eppure si sente la mancanza di qualcosa. Forse il regista ha voluto trasmettere fino in fondo il senso di solitudine e apatia che prova il personaggio. Questi in alcuni momenti sembra una macchina, esegue e basta. Solo in due momenti davvero commoventi vediamo l’emozione che stiamo cercando e lì c’è tutta l’interpretazione da oscar di Pitt che come interprete non ha bisogno di presentazioni.

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