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Filippo Timi torna con Skianto al Bellini di Napoli. Lo spettacolo riesce in breve tempo a divertire e suscitare riflessioni

Ph. Sebastiano Mauri

Fino al 1 dicembre Filippo Timi torna al Bellini di Napoli con Skianto, spettacolo da lui scritto, diretto e interpretato. Sul palco con lui Salvatore Langella. Lo spettacolo è nato nel 2014 in coproduzione con il Teatro Stabile dell’Umbria ed è una produzione del Teatro Stabile dell’Umbria.
Scritta in dialetto umbro, Skianto ha un andamento favolistico, da favola amara, concepita con un linguaggio tra il lirico e il drammatico.
Lo spettacolo ha per protagonista, Filippo, un bambino diversamente abile che non corrisponde, certo, alla creatura che i genitori si erano immaginata al momento del concepimento, bensì ad un bambino con la  scatola cranica “sigillata”, chiuso con i pattini in piedi nel suo spazio, rappresentato scenicamente nella palestra di una scuola elementare con diversi oggetti sportivi e non con i quali Timi interagisce. La palestra è illuminata con le palle da discoteca e le luci infatti sembrano quelle del ballo scolastico ma lui nella prima parte indossa un pigiama e dei calzini come se il personaggio di Filippo fosse un bambino che gioca in camera sua.

Ph Sebastiano Mauri

Vi troviamo diversi intermezzi cantati, pezzi di musica pop, soprattutto anni ’80/’90 insieme a installazioni di video che vengono dallo stesso periodo storico e fanno da contrappunto alla narrazione favolistica di Timi che coinvolge dal primo momento catturando l’attenzione con pezzi che non solo quelli della storia di Filippo ma della storia di tutti noi. Si passa da riferimenti a Fantastico con Pippo Baudo e Heather Parisi passando per Candy Candy per poi arrivare alla musica di Britney Spears e Lady Gaga con un incursione in Frozen della Disney.
Mentre Filippo racconta viene Salvatore Langella con cui non interagisce mai suona per lui delle versioni in napoletano di alcune canzoni famose mentre sullo sfondo passano dei videoclip oppure di programmi tv.
Quando non suona Langella indossa una buffissima maschera di cartapesta che rappresenta Ollio. A un certo punto accennerà anche una danza.

Ph. Sebastiano Mauri

Lo spettacolo è evidentemente una sorta di metafora favolistica autobiografica dello stesso Timi che affronta il tema del diverso con una declinazione ironica ma profondamente sensibile, usando elementi riconoscibili da tutti perché parte di noi. Il televisore in particolar modo, lo status symbol per eccellenza con i molti riferimenti ai programmi che hanno fatto la storia della televisione. Si percepisce una grande sensibilità e una lieve malinconia, come se l’autore volesse farci passare anche una sorta di solitudine vissuta nel periodo infantile.
L’uso del dialetto umbro, della lingua natale, avvicina il personaggio alle origini e quindi ad una condizione più familiare. Ciò rende il racconto decisamente più autentico.

Nel corso dello spettacolo Timi indossa altri costumi, sempre scintillanti e scenografici, danza, pattina e si muove appeso a un filo che lo fa volare. In pratica fa tutto quello che gli pare, a modo suo, per raccontare un tema importante dal suo punto di vista.

Con Skianto non si smette mai di ridere e di riflette, tutto nel tempo di 60 minuti.

Le luci sono di Gigi Saccomandi, i costumi di Fabio Zambernardi, le canzoni di Filippo Timi e Salvatore Langella, l’assistente alla regia è Daniele Menghini.

INFO:
Skianto
Teatro Bellini
Via Conte di Ruvo, 14 – Napoli
Fino all’1 dicembre

Orari: feriali ore 21:00 – domenica ore 18:00
Prezzi: da 14€ a 32€ – 15€ under29

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