Licia Allara è nata e cresciuta in Piemonte e dal 2003 ha vissuto in giro per l’Europa. Attualmente vive in Portogallo, a Cascais. Laureata in Economia Politica, dal 2017 dopo aver lavorato come consulente aziendale cambia completamente ambiente di riferimento e comincia a collaborare con una piccola ONLUS italiana. Pubblica nel 2019 “Lettera alla sposa” per Europa Edizioni.

«Quali sono state le fonti di ispirazione per il tuo nuovo romanzo Lettera alla sposa?».
“Lettera alla Sposa” è il mio romanzo d’esordio, scritto quasi vent’anni fa (!) e rimasto in uno scatolone fino all’anno scorso. Non ho studi letterari alle spalle, sono solo una discreta lettrice. Ho sempre prediletto romanzi che mi lasciassero un messaggio chiaro, da trasferire nella mia vita e farne tesoro.  Il primo libro di cui porto un segno indelebile è “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach. Mi ha insegnato a volare. “Lettera alla sposa” forse non insegna a volare, ma a capire che ognuno di noi può farlo, ecco, penso di sì.

«Sono diversi e interessanti i personaggi che vivono nel tuo romanzo. Vorresti descrivercene un paio, raccontandoci come hai gestito la loro caratterizzazione?».
Il romanzo è breve, un centinaio di pagine, e al suo interno si muovono otto personaggi, primari e secondari: come un’orchestra in cui ciascuno fa la sua parte. Ogni personaggio è fortemente caratterizzato, anche se da pochi tratti, poche “pennellate”; l’intento era quello di renderli vivi, intrinsecamente coerenti, farli sentire vicini a chi legge: “come se li conoscessi da sempre”, come mi ha scritto una lettrice. Su tutti, l’organista è il personaggio più complesso e la chiave di volta della storia. È un personaggio che trova il coraggio di scegliere veramente la sua strada quando la vita, a causa di una tragedia famigliare, lo partorisce una seconda volta. L’organista si fa portatore del messaggio che il romanzo vorrebbe passare: è colui che vorremmo essere, a un certo punto della nostra storia, e spesso ce ne manca il coraggio. Un altro personaggio che ho amato molto è la zia zitella dello sposo, intrappolata nel passato perfetto di un amore perduto.

«Quali sono tre buoni motivi che dovrebbero invogliare a leggere la tua storia?».
Vediamo, non necessariamente in ordine di importanza: 1) è un romanzo che pone delle domande, fa riflettere, ci fa vedere la direzione in cui guardare per trovare risposte, ci sprona ad essere noi stessi (a prescindere dallo stato civile!); 2) credo sia un romanzo fortemente “identificativo”, nel senso che ogni lettore penso riesca a riconoscere, nell’uno o nell’altro personaggio, un pezzetto di sé e della propria storia – me lo hanno confessato in tanti!; 3) è costruito su un’attesa crescente (molti lettori lo hanno letto d’un fiato!), verso un doppio finale: sfido chiunque ad anticipare l’epilogo, il vero finale a sorpresa che rovescia l’impianto narrativo di tutto il romanzo.

«Come definiresti il tuo stile di scrittura?».
È uno stile volutamente un po’ arcaico, credo abbastanza particolare, personale, evocativo anche se poco descrittivo. Forse può servire qualche impressione dei lettori sullo stile con cui è scritto il romanzo: “pulito, elegante, mai melenso, fortemente evocativo”; “ricco di garbo e delicato rigore”; “molto curato e scorrevole”; “dolce e delicato, ma allo stesso tempo avvolgente, crea dipendenza e riesce a tenerti incollato alle pagine”.
I lettori mi hanno dato un’enorme iniezione di fiducia: mi hanno spronato, a quasi vent’anni dalla stesura di “Lettera alla sposa”, a riprendere in mano la penna e riprovarci!

«Se potessi consigliare una colonna sonora da tenere di sottofondo mentre si sta leggendo il tuo libro, quale sceglieresti?».
Un po’ di Jazz… Ma anche musica barocca, Pachelbel o Vivaldi… detto questo, non sono troppo esperta!

«Cosa significa per te scrivere e raccontare storie?».
Scrivere è un’esperienza molto particolare: è come se in una piccola idea primaria, in un piccolo abbozzo di storia ci stesse il bisogno di dire qualcosa, un bisogno non ben focalizzato, che esplode con la storia stessa.
Scrivendo ho scoperto che la storia in realtà si dipana da sé, dà forma a pensieri solo intuiti. La scrittura è maieutica, una piccola psicanalisi casalinga.

«Di cosa tratterà la tua prossima opera letteraria?».
È la storia, che si svolge tra la seconda guerra mondiale e gli anni ’90, di una famiglia borghese che vive chiusa in una consuetudine ricca di ambiguità, di cose non dette, di un segreto inconfessabile: una famiglia solo apparentemente perfetta. Incentrato su quattro personaggi, è sospeso tra sogno e realtà, giocato su diversi piani narrativi, con la voce fuori campo di Maria, la madre morta da tempo, che aleggia su tutto il romanzo.  Come in “Lettera alla sposa”, l’impianto narrativo si rivela solo verso la fine della storia e, anche qui, c’è un finale a sorpresa!
L’ho appena terminato, sto cercando un editore. Incrociamo le dita!

Titolo: Lettera alla sposa
Autore: Licia Allara
Genere: Narrativa contemporanea
Casa Editrice: Europa Edizioni
Collana: Edificare Universi
Pagine: 116
Prezzo: 12,90 €
Codice ISBN: 978-88-938-49-760

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