Serie TV

Workin’ Moms, cosa dobbiamo aspettarci nella quinta stagione

Gli appassionati della serie Workin’ Moms non rimarranno delusi dalla nuova e stramba stagione rilasciata il quindici giugno su Netflix. Approdata sulla piattaforma streaming nel 2019, dopo essere stata precedentemente distribuita dal canale CBS canadese, dalla quarta stagione, grazie a Netflix, ha raggiunto un pubblico internazionale.

La serie canadese, ideata dalla stessa protagonista Catherine Reitmain e da Philip Sternberg suo marito anche nella finzione, racconta le complicate avventure di un gruppo di amiche, poco più che trentenni, alle prese con la nascita e la crescita dei loro figli, un lavoro e una vita amorosa da tenere in piedi. Per quattro stagioni lo spettatore ha avuto modo di conoscere la loro realtà di mamme intraprendenti divise tra l’amore per la propria famiglia e la voglia di responsabilità nell’ambito lavorativo. Le donne hanno affrontato crisi coniugali, delusioni amorose e di lavoro senza mai mettere in discussione la profonda amicizia che le lega, perno centrale della serie. Workin’ Moms tratta una tematica femminile sempre attuale con ironica irriverenza, guidata dall’imperfetta protagonista della serie, Kate Foster. 

Nella quinta stagione Kate, dopo essersi messa alle spalle i problemi coniugali con Nathan e aver ricomposto i cocci della sua famiglia, si relaziona con una nuova importantissima cliente per la sua azienda di Pubbliche Relazioni. La dirigente editoriale Sloan Mitchell rappresenta per Kate un modello da seguire: nel lavoro è uno squalo senza scrupoli, veste elegantemente e non si interessa in alcun modo all’amore. Per tutta la stagione il pubblico osserva Kate compiacere gli assurdi desideri dell’imprenditrice che la sprona ad oltrepassare sempre di più i limiti della moralità e spesso a scontrarsi con le sue più care amiche.

Anne, infatti, trasferitasi a Cochrane per il lavoro di suo marito, ritorna a Toronto, merito dell’aiuto di Kate che le strappa un contratto invidiabile per il suo libro sulla tumultuosa relazione con la figlia adolescente. Anne, all’inizio della stagione, vive momenti estremamente difficili nella provincia mentre gli ambienti internazionali che caratterizzano Toronto sembrano ormai un lontano ricordo. La donna, in cerca di un nuovo impiego in quanto psicologa e di una nuova cricca di amiche capace di rimpiazzare la precedente, si ritrova, però, ad affrontare la solitudine della sua condizione, così come un lavoro per nulla soddisfacente, abusando di psicofarmaci. Per Anne, grazie alla mente offuscata e agli occhi spenti, la nuova realtà risulta più accettabile. Nel frattempo, la quinta stagione non tralascia le vicende delle altre due protagoniste, Jenny e Frankie, la prima impegnata in una relazione tossica con il suo capo, mentre la seconda divisa tra le pressioni del lavoro e l’incapacità di provare amore per la figlia avuta con la sua ragazza Bianca.

Con l’impronta del politicamente scorretto le donne di Workin’ Moms rifiutano di essere riconosciute esclusivamente come mogli e madri ma si affermano prepotentemente come instancabili lavoratrici, preferendo, spesso e non senza rimorsi, tale dimensione a quella familiare. Workin’ Moms respinge ogni tipo di compiacimento per la condizione della donna che, in quanto madre, deve scontrarsi con infiniti pregiudizi e difficoltà nel lavoro, un mondo, sfortunatamente, segnato dalle impronte dispotiche degli uomini. In questo universo, le donne di Workin’ Moms, si fanno strada dichiarando, senza scusarsi, le loro capacità e mostrando sfacciatamente la natura umana dei loro errori. La serie fa divertire le spettatrici e gli spettatori, con le battute schiette e sfrontate delle protagoniste che fanno da filtro su tematiche controverse come la dipendenza di Anne o la morte sul lavoro di un impiegato di Frankie. La quinta stagione evolve, relegando, talvolta, in secondo piano, la questione familiare: gli ostacoli, però, sono dietro l’angolo e il cliffhanger dell’ultima puntata fa presagire una scoppiettante sesta stagione. Workin’ Moms quindi, grazie alla sua scorrettezza e alla raffigurazione di personaggi bel lontani dalla perfezione ma intimamente onesti, qualcosa la insegna: se il mondo ti schiaffeggia tanto vale riderci sopra.

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