La Milano che non ti aspetti: breve viaggio tra le bellezze nascoste di via Lincoln e La Maggiolina

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La Milano che non ti aspetti: breve viaggio tra le bellezze nascoste di via Lincoln e La Maggiolina.

Quando non abbiamo piena conoscenza di un fenomeno, la nostra tendenza è quella di ricorrere agli stereotipi: una semplificazione che ci consente di descrivere il mondo anche senza un’esperienza diretta. Vale per qualsiasi ambito della realtà che ci circonda, dall’entità più minuscola a quella più estesa, anzi, più il fenomeno è complesso, più uno stereotipo diventa la scorciatoia più adatta per provare a comprenderlo.

Un novero potenzialmente infinito dal quale non si sottraggono persone, case, vie, quartieri, città. Ed è lo stereotipo “urbano” da cui muove l’articolo in questione, dedicato ad alcune bellezze nascoste della città di Milano. Fredda, grigia, troppo frenetica per ricordarsi di vivere e occuparsi della bellezza. Da stereotipo questi aggettivi e appellativi sono i primi a venire in mente quando si parla di Milano; invertendo per un momento il paradigma della metropoli sempre indaffarata e stressata, la città sa offrire alcuni angoli inaspettati di pura bellezza architettonica e tranquillità. Scorci praticamente sconosciuti agli avventori della città, perché fuori dalle principali rotte turistiche che la interessano, ma ben noti agli abitanti che riescono paradossalmente a distaccarsi dall’anima lavorativa del capoluogo lombardo e perdersi tra i meandri del centro abitato.

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Nello specifico stiamo parlando di una via e due quartieri: via Abraham Lincoln, La Maggiolina e il Villaggio dei Giornalisti. Molto diversi tra loro ma accomunati da un’aura di universo parallelo che scardina qualsiasi preconcetto su Milano e catapulta il fortunato “viandante” in una dimensione diametralmente opposta da quella semplificata sulla città del Nord Italia.

Grigio? Non in via Lincoln

via Abraham Lincoln

Nato inizialmente come un quartiere di case a prezzi accessibili destinate ai lavoratori della zona, il complesso di via Lincoln è oggi uno dei più esclusivi della città. Celata tra le vie interne di Corso 22 Marzo (a due passi da Piazza Cinque Giornate, 10 minuti a piedi da Piazza Duomo), la strada regala un impatto sorprendente, un’esperienza sensoriale pressoché totale. Con la vista, perché via Lincoln è un tripudio di colori: un vicolo dominato da graziose villette a schiera che sembrano uscite dalla tavolozza di un pittore. I muri delle abitazioni sono infatti tinteggiati dalle tonalità più particolari; dal lavanda, al rosso cremisi, fino al turchese e all’acquamarina: non sorprende che uno dei soprannomi dell’area sia “il quartiere arcobaleno”. Con l’olfatto, perché gli edifici sono tutti provvisti di piccoli giardini privati che gli inquilini hanno popolato di fiori e specie vegetali, che rilasciano una fragranza nell’aria non certo tipica di una grande città. Con l’udito soprattutto, perché in via Lincoln il silenzio è quasi assordante ed è incredibile come ce ne si accorga dopo appena pochi passi all’interno della via. Quasi come se un portale ci avesse trasportato a diversi chilometri dal centro di Milano, quasi come se l’iride composto dalle villette avesse il potere di sigillare la via e ovattarla rispetto al ben più rumoroso centro cittadino.

La Milano che non ti aspetti via Abraham Lincoln

Tutte caratteristiche che, a rigor di logica, dovrebbero rendere via Lincoln un’area battuta anche dal punto di vista turistico. Seppur famoso tra i milanesi, il complesso resta nascosto e poco conosciuto per chi viene da fuori, anche se si iniziano a scorgere i primi curiosi che si addentrano nella pace della via e alzano gli occhi al cielo, piacevolmente stupiti di come, per una volta, l’arcobaleno si trovi proprio al loro fianco.

Architetture bizzarre, tranquillità e spazi verdi. Maggiolina e Villaggio dei Giornalisti

La Milano che non ti aspetti

Sebbene diversi a livello architettonico e ben più estesi, anche i quartieri della Maggiolina e del Villaggio dei Giornalisti presentano affinità con via Lincoln: non sembra di essere a Milano. Anche quest’area è circoscritta in una sezione interna del “semicentro” della città. Ci troviamo infatti a due passi dai distretti finanziari e glamour, vicino a piazza Gae Aulenti e Corso Como, ma non potremmo essere più lontani come stile di vita. Come per via Lincoln, l’ingresso nella Maggiolina non può passare inosservato: i tipici palazzi alti e grattacieli che contraddistinguono via Melchiorre Gioia (adiacente al quartiere), una delle principali arterie del capoluogo lombardo, lasciano rapidamente il passo ad alcune tra le costruzioni più singolari di Milano e ad ampi spazi verdi. L’inquinamento acustico? Pressoché inesistente.

Seppur con una genesi diversa – in estrema sintesi la Maggiolina prende il nome da un’antica cascina ubicata nella zona, il Villaggio dei Giornalisti grazie all’ampia adesione di redattori, pubblicisti, scrittori a un’iniziativa di edilizia abitativa dedicata alla piccola-media borghesia milanese – i confini dei due complessi residenziali sono diventati labili, accomunati da architetture tra le più stravaganti e raffinate di tutta Milano.

La Milano che non ti aspetti

Due su tutte: le “case a igloo” in via Lepanto, assolutamente uniche nel panorama architettonico cittadino. Si tratta di piccole abitazioni rivestite in mattoni ma progettate secondo lo stile dei tipici alloggi eschimesi, in totale controtendenza rispetto ai palazzoni che svettano nell’attigua via Cagliero. Le case a igloo sono state riconvertite in questa forma negli anni Sessanta; sorprendentemente erano inizialmente sorte con un design ancora più peculiare, dato che furono costruite per somigliare a dei funghi e ribattezzate per questo motivo “le case dei Puffi”.

La seconda non è una singola costruzione, ma tutto il complesso di villette d’epoca che popola il Villaggio dei Giornalisti, davvero degne di una visita. Sono tutte case indipendenti, ognuna con il proprio giardino e con elementi architettonici degni di un monumento, disseminate per viette (rigorosamente dedicate a giornalisti) e parchi pubblici che conferiscono al quartiere un’atmosfera rilassata, quasi sonnecchiante, che nemmeno il tempo e la modernità sembrano poter scalfire.

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