Citizen Rosi, documentario diretto da Didi Gnocchi e Carolina Rosi è un film meraviglioso. Innanzitutto non è il documentario che ci si aspetta ma come dice il titolo stesso vuole raccontare il cittadino Franco Rosi prima del regista.
Tra gli autori più importanti del Cinema, Rosi si è sempre distinto per l’impegno civile che manifestava attraverso film come Le mani sulla città, Cadaveri eccellenti, La tregua, Lucky Luciano, Il caso Mattei. Tutti questi sono film che Rosi consigliava di proiettare nelle scuole poiché hanno fatto emergere, anche in anticipo, le crepe dello Stato e le pagine mafiose più nere d’Italia.
Citizen Rosi non è il documentario che ci si aspetta proprio per questo motivo; perché non parla di cinema, non parla del regista ma parla di storia d’Italia attraverso il cinema di Rosi.
Si esce dalla sala soddisfatti e arricchiti perché il film spiega meglio certe dinamiche che forse possono ancora sfuggire ad alcune persone circa le trattative Stato-Mafia.
Chi si aspetta di trovare il puro cinema o accadimenti della vita privata di Rosi (che pure sono presenti) potrebbe restare deluso.
La figlia Carolina è la voce narrante del film e la vediamo anche interagire con lui in alcuni inserti che sono stati girati negli ultimi anni di vita di Rosi con cui Carolina stava progettando proprio questo documentario che poi ha portato avanti da sola dopo la morte del padre. La figlia del regista napoletano, siciliano di adozione, recupera molto materiale dall’archivio paterno per ricostruire pagine di storia più che di cinema. È come sentire un racconto della buonanotte, ci si lascia cullare ma allo stesso tempo si apprende molto sul lavoro di Franco Rosi che era innanzitutto un lavoro politico.
Il film è fuori concorso ma se avesse partecipato alla selezione ufficiale lo avrebbero senz’altro premiato.
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