Serie TV

Gabriele Russo, direttore artistico del Teatro Bellini sul tema dello spettacolo dal vivo e il covid19

Come sapete da qualche anno collaboriamo con grande piacere con il Teatro Bellini di Napoli, una vera istituzione per il mondo dello spettacolo e delle arti teatrali, purtroppo in questo difficile momento, causa emergenza coronavirus, come tutti si vede costretto alla chiusura con tutte le drammaticità e le difficolta che questo comporta.
Proprio per il forte legame che c’è tra noi e il Teatro Bellini abbiamo deciso di dare spazio e voce al direttore artistico Gabriele Russo che, con molta chiarezza, spiega le sue preoccupazioni rispetto al settore dello spettacolo dal vivo, fortemente messo in ginocchio dalla pandemia mondiale attualmente in corso e dalla poca chiarezza rispetto al futuro. Interrogativi che portano a importanti riflessioni.

Il decreto diffuso dopo la conferenza stampa del Presidente Conte ci conferma quel che già immaginavamo, tutte le attività di spettacolo dal vivo e di formazione sono sospese.

Ci chiediamo invece in quale fase (la 3? la 4? la 5?) ci sarà dovuta qualche risposta più specifica, quale che sia.

C’è molto da fare perché le istanze del nostro settore assumano quel carattere di urgenza che sembra dovuto ad altri comparti.

Non sappiamo più con quale mezzo e in che lingua raccontarci ai nostri interlocutori politici, si sprecano studi di settore, grafici, algoritmi, lettere, appelli che hanno l’obbiettivo comune di dimostrare empiricamente il peso della ricaduta economica, occupazionale, civica e culturale del nostro settore, tuttavia non si riesce a modificare la percezione accessoria del nostro lavoro nelle larga parte delle istituzioni. È frustrante e forviante doverlo ribadire continuamente da soli con tutte le contraddizioni che ne derivano.

Forse anche per noi ci vorrebbe un comitato scientifico: filosofi, psicanalisti, antropologi, scienziati, economisti di chiara fama che sappiano raccontare meglio di noi, diversamente da noi, la nostra funzione.

Basti pensare che in passato le polis venivano costruite a partire da una piazza centrale, deputata al rituale politico; una chiesa, deputata al rituale religioso; un teatro, deputato al rituale laico.

Ci troviamo di fronte a un bivio, le scelte che si faranno oggi segneranno il futuro dello spettacolo dal vivo e soltanto con l’intervento di investimenti strutturali importanti e coraggiosi che guardino a salvaguardare il presente potremo sperare di sopravvivere oggi ed essere finalmente solidi domani. Per lo stato è il momento di scegliere.

Non c’è settore che non busserà alla sua porta poiché la pandemia ha investito tutto e tutti, saprà il governo equiparare le istanze di settori molto più assertivi, rappresentati e compatti a quello dei 300.000 lavoratori dello spettacolo dal vivo? Noi dovremmo capire di non essere 20mila + 10.000 + 70.000 + 90.000 + 110.000; di non essere la lirica, la prosa, i festival, i grandi teatri, i piccoli teatri, i circuiti, gli attori, i critici, i tecnici, le associazioni e le altre mille categorie in cui ci frammentiamo, ma di essere in 300.000 mila, nel mezzo di uno tsunami economico e sociale che rischia di spazzarci via tutti.

In questo momento la poetica dovrebbe essere “mettere la poetica da parte” o forse la poetica sta nella privazione della poesia. Questo tempo sospeso, che apre dibattiti e domande sul senso del nostro lavoro porterà con se idee e contenuti; fornirà materiale scenico nuovo e fertile per i prossimi duecento anni ma a patto che si trovi il modo per tornare a lavorare.

Oggi, disarmati e impotenti di fronte a un nemico imprevisto e letale, in attesa di misure e date certe, ci stiamo interrogando sul da farsi.

Passando dall’universale al particolare, abbiamo immaginato quali conseguenze avverrebbero le chiusure di teatri come il Bellini, sugli artisti, sulla filiera legata alle produzioni, sul pubblico e sulle tante attività che gravitano intorno a noi: fornitori, bar, ristoranti, alberghi, mezzi di trasporto. Rischierebbero di crollare in parecchi. Siamo testimoni di come un teatro che viva abbia contribuito nel corso degli anni a segnare la rinascita di un intero quartiere.

A illuminarlo, letteralmente. Siamo dunque consapevoli di dover assolvere alla nostra funzione, sociale e istituzionale, anche se dovessero essere confermate le complesse condizioni non ancora ufficiali che trapelano in questi giorni. Applicheremo tutte le normative, in fase di studio, utili a mettere in sicurezza la salute del nostro pubblico. Probabilmente nella prima fase di riapertura ci sarà concesso di andare in scena soltanto con spettacoli a uno, due o al massimo tre attori, il che ha in se l’enorme limite di non creare lavoro per gli artisti, o almeno di limitarlo a un numero davvero esiguo e per di più, probabilmente, formato in larga parte dai nomi più solidi del panorama nazionale. È su questo punto che noi insistiamo, augurandoci che parallelamente, il governo possa recepire la richiesta di poter provare e allestire i prossimi spettacoli, quelli che presumibilmente andranno in scena quando tutto tornerà alla “normalità” insieme ai percorsi di formazione. Questo ci consentirebbe di rimettere in moto l’intera macchina produttiva e riattivare tutta la filiera che è formata oltre che dagli attori, anche da registi, scenografi, costumisti, tecnici, scenotecniche, sartorie ecc. Al netto delle teorie che ci dicono che per fare teatro basti un attore, una lampadina e uno spettatore ci preme la salvaguardia dell’intera categoria.

Per farlo sono necessarie due cose, da un lato che venga istituito e sostenuto un protocollo sanitario chiaro che regoli la possibilità di far provare le compagnie in un ambiente sicuro (così come accadrà per gli sport di squadra, cui sarà concesso riprendere l’attività agonistica a porte chiuse) dall’altro che lo stato evidenzi delle misure di sostegno essenziali alla tutela dell’ attività produttiva essenziale a garantire l’esistenza della nostra “specie”.  Si tratta di una scelta politica. Ad oggi il Fus rappresenta lo 0.047% del Pil (compresi il cinema e l’audiovisivo), nel 1985 rappresentava lo 0.083%.

Lo stato in questo momento ha una grande occasione. Come lo vorrà questo paese? Saprà mettere al centro della ricostruzione la sua bellezza? Vorrà investire in quei settori più fragili e necessari a costruire un’idea di futuro?

Tutti ci auguriamo che questa drammatica pandemia, possa rivelarsi una spinta a creare un “nuovo mondo”. Ma il cambiamento auspicato non deve minare in alcuno modo la naturale e primaria necessità del ritorno alla condivisione, al contatto, all’aderenza tra individui. Il rispetto delle misure di distanziamento sociale deve servire esclusivamente al riavvicinamento sociale. È urgente ribadire con forza questo concetto, tutti ci stiamo sacrificando e continueremo a farlo solo nella misura in cui l’obbiettivo sarà quello di tornare a stare insieme. Meglio di prima ma come prima; e lo spettacolo dal vivo può e deve esserne simbolo e bandiera.

Recent Posts

Netflix rilancia la settimana: le serie da vedere dall’11 al 17 maggio: ritorni e novità | I titoli che accendono la piattaforma

Tra spin-off attesi e nuove storie, la piattaforma punta su grandi ritorni e thriller ad…

%s giorni fa

The Running Man debutta in TV | Il thriller distopico arriva su Sky Cinema: quando la fuga diventa spettacolo

Una corsa contro il tempo sotto gli occhi di milioni di spettatori nel film con…

%s giorni fa

King Marracash arriva al cinema | Trailer ufficiale e date evento: il docufilm racconta un anno decisivo | Dentro la vita del rapper

Tre giorni nelle sale per il primo film su Marracash tra musica, carriera e radici…

%s giorni fa

Oasis tornano al cinema | Il documentario sulla reunion arriva in IMAX: date e dettagli | Il racconto che unisce generazioni

Il ritorno dei fratelli Gallagher diventa un film-evento globale tra musica, backstage e riconciliazione Il…

%s giorni fa

La Casa di Carta non è davvero finita | Il nuovo sequel sorprende: questa volta si guarda dall’altra parte

Netflix espande l’universo della serie con un progetto inedito e una svolta che cambia prospettivaL’universo…

%s giorni fa

Una serie horror cancellata troppo presto | Dieci episodi tra mistero e paura sociale: il cult da recuperare

Un mix potente di horror, storia e tematiche attuali che continua a lasciare il segno…

%s giorni fa