Serie TV

Il califfato: un thriller svedese targato Netflix che vi lascerà col fiato sospeso

È da qualche tempo ormai che la famosa piattaforma Netflix ci regala serie tv provenienti da paesi differenti rispetto alle classiche produzioni americane che, non ci sono dubbi, restano per ora le preferite e quelle maggiormente seguite. Eppure ci sono serie tv come Il califfato che meritano una menzione perché capaci di raccontare storie vere e di regalare intense emozioni.

Il califfato è un thriller svedese incentrato su un reale fenomeno che ha scosso i paesi del nord Europa, ovvero la radicalizzazione dei giovani musulmani di seconda generazione. Questi ragazzi vengano letteralmente adescati da gente preparata e istruita per muoversi in maniera confortevole e convincente in un ambiente europeo, dipingendo magnifiche prospettive a quei giovani che, spesso, si ritrovano a combattere contro il razzismo di cui sono vittime a causa della religione e dei costumi differenti e a cercare qualcosa che li renda forti e unici, rischiando di sbagliare in chi riporre la loro fiducia.

Netflix e la Svezia ci regalano così una serie tv ricca di suspense, colpi di scena e adrenalina, ma anche di realismo, dolore e paura che suscitano sgomento nello spettatore e lo caricano di adrenalina fino all’ultima puntata.

Protagoniste di Il califfato sono senz’altro le donne. Stupisce molto come una religione, vista così chiusa e misogina, possa invece portare dalla propria parte giovani ragazze disposte a lasciare la loro vita e la libertà rassicurante di una nazione europea, per emigrare in un paese dove vige la legge della Sharia.

La serie tv si muove tra Svezia e Raqqa, due contesti completamente differenti in cui democrazia e dittatura, libertà e violenza si scontrano continuamente. Troviamo Pervin, cresciuta in Svezia ma tornata nel califfato per seguire suo marito, uno jihadista, la cui vita si intreccia con l’agente Fatima, decisa a portare aventi le sue indagini anti terroristiche ad ogni costo.

In Svezia invece ci sono le due sorelle Sulika e Lisha, cresciute in una famiglia molto aperta, con un padre che quasi vieta loro di indossare il velo e che paradossalmente si ritrova due figlie determinate a seguire diligentemente le regole della religione islamica. E infine c’è Kerima, amica di Sulle e figlia di un padre violento e alcolizzato, facilmente influenzabile a causa della mancanza di punti fermi nella vita.

Il califfato lascia col fiato sospeso e regala storie con cui è facile entrare in empatia. La recitazione è ottima, Pervin sa entrare nel cuore e gli altri personaggi suscitare talvolta emozioni anche contrastanti, che vanno dalla compassione alla completa esasperazione.

Gli episodi si prestano ad un binge watching intenso, perché la fine di ogni puntata fa desiderare di saperne di più, fino a quando il di più non si esaurisce infrangendosi sullo scoglio dell’ultima puntata e la spumeggiante curiosità cede il passo alla speranza in una seconda stagione che però, per il momento, stando alle varie indiscrezioni, potrebbe non esserci.

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