Arte e Mostre

“Arte come rivelazione”: una collezione privata in mostra alle Gallerie d’Italia

Alla parete: M. Merz, “Plant Proliferation”, 1970;
per terra: P. Gilardi, “Senza Titolo”, s.d.

Se, trovandovi a spasso per il centro di Milano, tra una vetrina e un panzerotto, vi venisse voglia di una botta di arte contemporanea in una location tra le più belle e di tendenza, dove andreste? Ma alle Gallerie d’Italia, naturalmente, che ospitano la nuova mostra Arte come rivelazione. Dalla collezione Luigi e Peppino Agrati, a Milano fino al 19 agosto 2018.

 

Le Gallerie d’Italia di Banca Intesa Sanpaolo ci hanno ormai abituati alla loro programmazione artistica sempre ricca e interessante, che spazia dall’antico al contemporaneo. Anche quest’anno, in vista dell’estate, tornano a proporci nella sede milanese di piazza Scala una grande selezione di capolavori del secondo Novecento: Arte come rivelazione. Dalla collezione Luigi e Peppino Agrati.
Questa collezione viene oggi mostrata al pubblico per la prima volta, dopo la donazione alla banca. Si tratta di 73 opere attentamente scelte tra le 500 appartenute ai due fratelli, tutti capolavori di artisti italiani e internazionali della seconda metà del XX secolo, con alcuni dei quali gli Agrati avevano intrecciato solidi rapporti di amicizia, sviluppando un gusto non tanto dettato dal mercato, ma, al contrario, dalle ragioni profonde che stimolano reciprocamente artisti e collezionisti, anticipando tendenze del mercato stesso.

Il curatore Luca Massimo Barbero accanto a J. Kounellis, “Senza titolo (Rose)”, 1967

La “rivelazione” richiamata nel titolo della mostra si riferisce sia alla prima apertura al pubblico di questa collezione, sia alla capacità che i fratelli Agrati, attraverso il loro rapporto con opere e artisti, hanno avuto nel saper cogliere alcuni aspetti del tempo e della cultura nei quali hanno vissuto, e quindi “rivelare”, “svelare” significati nascosti attraverso l’arte che collezionavano.
Luca Massimo Barbero, curatore di Arte come rivelazione, affiancato da Gianfranco Brunelli al coordinamento generale, ha tracciato per noi visitatori un viaggio ideale in un territorio aperto della storia dell’arte e del collezionismo dei due fratelli Agrati, fatto di incontri tra artisti e visioni stratificate attraverso le sale delle Gallerie d’Italia.

A. Boetti, "I vedenti", 1973
D. Flavin, "Untitled (to Giuseppe Agrati)", 1968

 

Arte come rivelazione inizia con un ambiente sospeso, come un antico santuario avvolto tra le nuvole, punteggiato dalle delicate sculture metalliche di Fausto Melotti; da lì i percorsi si diramano molteplici verso esempi altissimi di alcuni grandi maestri come Lucio Fontana, Alberto Burri o Yves Klein, oppure incrociando le tendenze degli anni ’60 e ’70, come la Pop italiana di Mario Schifano o l’Arte Povera di Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Jannis Kounellis, Pino Pascali e Luciano Fabro.

Alle pareti, da sinistra: M. Schifano, "Grande pittura", 1963; A. Boetti, "I vedenti", 1973; per terra: P. Pascali, "Ricostruzione della balena", 1966
La sala dedicata a Lucio Fontana
F. Melotti, Gli specchi", 1975

 

Pietra angolare dell’esposizione è un ambiente dedicato a Christo e ai suoi progetti di impacchettamento per la città di Milano e il giardino stesso di villa Agrati: “Quando nel novembre del 1970 (…) Christo rimuoveva il telo bianco con cui aveva impacchettato il Monumento a Vittorio Emanuele II di piazza del Duomo per coprire il Monumento a Leonardo di piazza della Scala, Gli Agrati vivevano in diretta il grande evento. Peppino, entrando subito in contatto con l’artista, gli commissionò alcune opere per il giardino della sua villa…”, scrive Luca Massimo Barbero.

L’ambiente dedicato a Christo

Infine, in un’ampia sezione, vegliata da un grande Elvis Presley immortalato da Andy Warhol, le superfici “bitorzolute” di Enrico Castellani e  “pelose” di Piero Manzoni affrontano alcuni mostri sacri della pittura americana, come Robert Rauschenberg, Cy Twombly e Jean-Michel Basquiat; accanto a questi, dietro una quinta misteriosa, i neon di Dan Flavin e Bruce Nauman, accompagnati da Joseph Kosuth, tra Minimalismo e Arte Concettuale, sono messi in dialogo con le analoghe ricerche di Vincenzo Agnetti, Giulio Paolini e Alighiero Boetti.

A. Boetti, "Ononimo", 1973
Da sinistra: L. Fabro, "Avanti dietro destra sinistra. Tautologia (Cielo)", 1967-68; P. Manzoni, "Achrome", 1961
A. Warhol, "Triple Elvis", 1963
Da sinistra: R. Rauschenberg, "Untitled (Scripture III), 1974; J.M. Basquiat, "Alchemist", 1986; R. Rauschenberg, "Blue Exit", 1961
L'ambiente dedicato a Minimalismo e arte Concettuale

 

Appuntamento imperdibile per appassionati e curiosi, la mostra Arte come rivelazione. Dalla collezione Luigi e Peppino Agrati è accompagnata da un approfondito catalogo edito da Silvana Editoriale, oltre da un ricco programma di visite guidate, eventi e laboratori per adulti e bambini realizzati da Gallerie d’Italia.

INFO
Arte come rivelazione, Dalla collezione Luigi e Peppino Agrati
Fino al 19 agosto 2018

Gallerie d’Italia
Piazza della Scala 6, Milano
Martedì-domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30-22.30

INGRESSO GRATUITO

Info: gallerieditalia.com/it
Facebook: @gallerieditalia
Instagram: @gallerieditalia

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