Uno degli effetti collaterali dei nuovi dispositivi di protezione individuale usati per prevenire la diffusione del coronavirus è che non si conosce il corretto smaltimento, o la buona educazione. Mascherine e guanti, oggetti ancora non biodegradabili, vengono lasciati in grande numero nei cestini, che ancora ancora non è drammatico, ma quello che risulta allarmante è che purtroppo molto spesso vengono abbandonati lungo marciapiedi e aree verdi, lasciati per strada, gettati per terra, segno che ancora non ci siano con il rispetto per l’ambiente in cui viviamo. Così la Città metropolitana di Milano ha deciso di lanciare una campagna molto chiara: “Non gettarli a terra!”.
Il titolo è tutto un programma, questa iniziativa si è resa necessaria per sensibilizzare i cittadini al corretto smaltimento di mascherine e guanti spiegando che vanno sì gettati nel differenziato, però ognuno a casa propria, inoltre sarebbe ottimale inserirli in due sacchetti, infilati uno dentro l’altro, in modo tale che non ci sia innanzitutto nessun tipo di dispersione nell’ambiente perché fa schifo ed è da incivili, ma cosa ancora più importante questi dispositivi, se abbandonati, possono portare rischi sanitari. “Credo che in questo momento di emergenza sia doveroso pensare al prossimo e alla salvaguardia dell’ambiente: mascherine e guanti dopo l’utilizzo non devono essere dispersi nell’ambiente” ha osservato Arianna Censi, vicesindaca della Città metropolitana di Milano.
La campagna vede coinvolti anche i supermercati affinché non solo i clienti ma anche i dipendenti possano smaltire i dispositivi di protezione in maniera corretta.
Già a fine febbraio era arrivata la notizia da Gary Stokes, cofondatore di OceansAsia, che raccontava inorridito come ripulendo le spiagge delle isole Soko, al largo di Hong Kong, si era imbattuto in un nuovo rifiuto: le mascherine.
Nuovamente abbiamo sentito questa storia provenire proprio dal nostro Bel Paese dove sui social hanno iniziato a fare capolino, per poi spopolare, immagini di mascherine e guanti abbandonati per strada, spesso fuori dai supermercati. Anche il WWF si è reso attivo intervenendo con un comunicato ricordando come i dispositivi di protezione individuale «dopo essere stati utilizzati diventano rifiuti, devono essere smaltiti correttamente per evitare che invadano le nostre strade, i nostri marciapiede e i nostri parchi». Chi altro ve lo deve venire a dire?
Ma il problema maggiore si teme possa arrivare con la fatidica Fase 2, in cui verranno progressivamente riavviate attività produttive e sociali, se fino ad adesso, con le limitazioni, comunque si è stati capaci di far schifo, cosa succederà quando si ricomincerà a vivere una vita parzialmente normale? Dovremo navigare in un mare di mascherine e guanti in plastica?
Il Politecnico di Torino ha stimato che serviranno 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese. «Si tratta di quantitativi molto elevati che impongono un’assunzione di responsabilità da parte di chi utilizzerà questi dispositivi di protezione: bisogna che ognuno di noi faccia uno sforzo per far sì che si proceda con uno smaltimento corretto e con il minor impatto possibile sulla natura».
Se anche solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente e magari disperso in natura questo si tradurrebbe in ben 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi questo comporterebbe la dispersione di oltre 40mila chilogrammi di plastica in natura: uno scenario pericoloso che va disinnescato.
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