Malinconico arriva a Monza, Massimiliano Gallo porta a teatro l’avvocato più fragile: tra ironia e vita vera | La normalità che fa ridere
Dal 24 febbraio all’8 marzo 2026 il Teatro Manzoni di Monza ospita Malinconico. Moderatamente felice, lo spettacolo interpretato e diretto da Massimiliano Gallo, tratto dall’universo narrativo creato da Diego De Silva. Un progetto teatrale che nasce dal desiderio di portare sul palcoscenico un personaggio amatissimo dal pubblico, prima sulla pagina scritta e poi sul piccolo schermo, capace di raccontare con ironia e disincanto le fragilità quotidiane dell’esistenza.
Lo spettacolo va in scena con i seguenti orari: feriali ore 20,45, domenica ore 15,30, con una doppia recita straordinaria sabato 7 marzo alle ore 15,30 e 20,45. Al centro della scena c’è Vincenzo Malinconico, l’avvocato d’insuccesso dalla carriera incerta e dalla vita sentimentale instabile, un antieroe moderno che ha conquistato lettori e spettatori proprio perché lontano dai modelli vincenti, rassicuranti e prevedibili.
Vincenzo Malinconico tra letteratura e palcoscenico
Malinconico è un personaggio che vive di inciampi, ripensamenti e continue domande sul senso del vivere. È un uomo che osserva la realtà con uno sguardo ironico e autocritico, sempre consapevole del proprio ridicolo, e proprio per questo profondamente umano. Portarlo a teatro significa trasformare il suo flusso di pensieri in corpo, voce e presenza scenica, affidandolo a un interprete capace di assorbirne l’essenza più intima.
Massimiliano Gallo, che ha già incarnato Malinconico nella serie televisiva trasmessa dalla prima rete nazionale, torna a vestire i suoi panni con una naturalezza costruita in anni di lavoro tra cinema, teatro e televisione. Il suo Malinconico è insieme riflessivo e disorientato, adulto e infantile, astratto e concretissimo. Un uomo che lotta con il disagio di non sentirsi mai davvero all’altezza dei ruoli che la vita gli assegna, siano essi quelli di professionista, partner, genitore o amico.
Lo spettacolo si struttura come un lungo e confidenziale monologo, irresistibilmente comico ma sempre orientato alla riflessione. Perché, come suggerisce la filosofia che attraversa tutto il progetto, per far ridere davvero bisogna parlare all’intelligenza dello spettatore, convincerlo, renderlo partecipe.

Professione, sentimenti e famiglia: il racconto di una vita imperfetta
Il racconto teatrale si articola in tre grandi capitoli tematici: professione, sentimenti e famiglia. Sono questi i campi di gioco in cui si svolge la partita della vita di tutti, e Malinconico li attraversa con il suo sguardo sghembo, malinconico e ironico. La professione diventa il luogo dell’insoddisfazione e delle occasioni mancate, i sentimenti un territorio instabile fatto di desideri e paure, la famiglia uno spazio complesso in cui si concentrano aspettative, responsabilità e fragilità.
In scena, accanto a Gallo, ci sono Biagio Musella e gli interpreti Eleonora Russo, Diego D’Elia, Greta Esposito e Manuel Mazia, mentre la messinscena è arricchita dalle scene di Luigi Ferrigno, dai costumi di Eleonora Rella e dal disegno luci di Alessandro Di Giovanni. Le canzoni originali di Joe Barbieri accompagnano il racconto, contribuendo a creare un’atmosfera intima e partecipe.
La regia, firmata dallo stesso Massimiliano Gallo, punta su una scena essenziale e funzionale, capace di lasciare spazio al racconto e alla relazione diretta con il pubblico. Attraverso interventi video e presenze evocative, Malinconico dialoga con il suo mondo, con gli amici, gli amori e le contraddizioni che lo abitano.
Come sottolinea lo stesso Gallo nella sua nota di regia, questo progetto rappresenta un legame profondo e personale con il personaggio. Un percorso di fiducia reciproca che oggi trova una nuova forma sul palcoscenico, cucendo addosso a Malinconico un abito teatrale in cui possa finalmente muoversi con libertà. Malinconico. Moderatamente felice è così uno spettacolo che unisce letteratura e teatro, restituendo al pubblico un personaggio irrisolto e sgangherato che fa ridere proprio quando, all’improvviso, ci assomiglia più di quanto vorremmo ammettere.
