Bridgerton 4 non rallenta, tra scandali, balli e desideri la serie resta fedele a sé stessa | Il piacere continua

La quarta stagione conferma il tono sfacciato e fiabesco dello show Netflix, senza rinunciare a sensualità e romanticismo.

Chi temeva un’improvvisa svolta sobria può tirare un sospiro di sollievo. Bridgerton torna con la sua quarta stagione e lo fa senza smussare gli angoli che l’hanno resa un fenomeno globale. L’universo creato da Shondaland resta quello di sempre: esagerato, scintillante, ironico e consapevolmente sopra le righe. Tra abiti sontuosi, balli in maschera e dialoghi volutamente anacronistici, la serie continua a muoversi su un terreno che non chiede realismo storico, ma adesione emotiva a un mondo che vive di desiderio, scandalo e fantasia.

Il ritorno a Mayfair è immediato e rassicurante. La stagione mondana riparte, i salotti si riempiono di sguardi giudicanti e di promesse sussurrate, mentre la reputazione resta la moneta più preziosa da spendere. In questo contesto, la famiglia Bridgerton è ancora una volta al centro delle dinamiche sociali, con Lady Violet pronta a difendere il buon nome del clan e a ricordare ai figli che libertà personale e responsabilità pubblica non sempre vanno d’accordo.

Benedict al centro della scena tra desiderio e scandalo

Il cuore narrativo della quarta stagione ruota attorno a Benedict Bridgerton, secondogenito affascinante e irriducibilmente libertino. La sua inclinazione a seguire impulsi e passioni lo rende, agli occhi della buona società, un pericolo ambulante per l’equilibrio familiare. La tensione tra ciò che Benedict desidera essere e ciò che gli viene richiesto di rappresentare è uno dei motori principali di questa nuova tranche di episodi.

Il personaggio viene messo davanti a una scelta che va oltre il semplice flirt. Il suo incontro con Sophie, figura che richiama apertamente l’immaginario della fiaba di Cenerentola, introduce una dinamica di classe che aggiunge spessore al racconto. La relazione tra i due nasce in un contesto di segreti e maschere, letterali e simboliche, e mette in discussione le barriere sociali che Bridgerton ha sempre amato raccontare attraverso il filtro del melodramma romantico.

Accanto a questa storia centrale, la stagione continua a intrecciare sottotrame che alimentano il senso di abbondanza narrativa tipico della serie. Francesca torna dalla Scozia con il marito, portando con sé nuove tensioni e presenze destinate a far parlare. L’ingresso di Michaela, cugina del consorte, apre spiragli narrativi che suggeriscono un ampliamento ulteriore dello sguardo della serie sulle relazioni e sui desideri non convenzionali, mantenendo però quel tono leggero e allusivo che evita ogni didascalismo.

La corte della regina Charlotte resta un teatro di eccessi e capricci. Il personaggio continua a dominare la scena con un’interpretazione volutamente sopra le righe, trasformando ogni apparizione in un piccolo evento visivo. La sua decisione di spostare l’attenzione dai debutti femminili a un “corteggiatore principale” introduce un meccanismo narrativo che amplifica la competizione e rende Benedict ancora più osservato, giudicato e desiderato.

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Un mondo esagerato che non chiede scuse

Bridgerton, anche alla quarta stagione, non ha alcuna intenzione di moderare il proprio linguaggio. I dialoghi restano enfatici, talvolta volutamente ridondanti, e l’esposizione narrativa è spesso esplicita, quasi teatrale. È una scelta stilistica che può risultare eccessiva, ma che fa parte integrante dell’identità della serie. Qui tutto è dichiarato, amplificato, portato in superficie, compresa la colonna sonora che accompagna ogni tensione con archi gonfi di pathos e ritmi pop travestiti da musica d’epoca.

Il paragone con altri drammi in costume è inevitabile, ma resta superficiale. Bridgerton non aspira a essere un affresco realistico, né un racconto storico rigoroso. È un universo a sé, dove le regole sono piegate al servizio dell’intrattenimento e della fantasia romantica. Proprio per questo, ogni tentativo di leggerla con categorie tradizionali finisce per risultare fuori luogo.

La quarta stagione conferma anche uno degli elementi più discussi e amati della serie: la presenza costante della sensualità. Le scene intime non scompaiono, anzi restano parte integrante del racconto, inserite con una naturalezza che ormai è diventata marchio di fabbrica. Non si tratta solo di provocazione, ma di una precisa scelta narrativa che lega il desiderio fisico alla costruzione dei personaggi e delle loro trasformazioni.

Dietro l’apparente frivolezza, Bridgerton continua a offrire una forma di evasione consapevole. Il suo mix di melodramma, fiaba e soap opera è dichiaratamente artificiale, ma proprio per questo capace di risultare sorprendentemente efficace. Anche chi in passato ha guardato la serie con distacco potrebbe trovarsi, quasi controvoglia, a cedere al suo fascino insistente. La quarta stagione non reinventa la formula, ma la rafforza, dimostrando che, quando un mondo narrativo è così sicuro della propria identità, non ha bisogno di chiedere il permesso per continuare a essere esattamente ciò che è.