
Emmy Rossum e Lola Petticrew guidano una caccia alla serial killer che supera le regole del genere e pone domande morali tutt’altro che semplici.
Nel vasto panorama delle serie dedicate ai serial killer, ogni tanto compare un titolo capace di sorprendere e di spingersi oltre i meccanismi più prevedibili del genere. È il caso di Furious, thriller in otto episodi disponibile su Disney+ da lunedì 27 luglio 2026. La produzione parte da una struttura apparentemente familiare, costruita attorno alla sfida tra un’assassina e una donna determinata a fermarla, ma utilizza questa caccia per affrontare temi molto più complessi: la violenza subita, l’isolamento delle vittime e il modo in cui il potere può proteggere chi dovrebbe essere chiamato a rispondere delle proprie azioni.
Creata da Elizabeth Meriwether, la serie è tratta dal film del 1987 Black Widow, interpretato da Debra Winger, Theresa Russell, Sami Frey e Nicol Williamson. Al centro della pellicola originale c’erano una serial killer che sposava e uccideva le proprie vittime e un’analista del Dipartimento di Giustizia ossessionata dall’idea di catturarla. L’adattamento televisivo riprende questo confronto e lo rielabora attraverso una sensibilità contemporanea. Nel cast figurano Emmy Rossum nel ruolo di Alice Black e Lola Petticrew in quello di Catherine, affiancate da Scoot McNairy, Quincy Tyler Bernstine e Jake Lacy.
Due donne segnate dalla violenza al centro di Furious
La trama procede seguendo due prospettive destinate progressivamente a incontrarsi. Alice ha lasciato la polizia per entrare nell’FBI dopo aver denunciato le violenze del suo ex compagno, anche lui agente federale. La sua scelta, però, non le ha assicurato protezione o solidarietà. Isolata dai colleghi e priva del sostegno che si sarebbe aspettata, viene relegata a lavorare in un call center. La situazione cambia quando Danny, il suo ex partner nella polizia, la contatta per chiederle aiuto nelle indagini sulla morte di un uomo ricco e potente. Quel caso permette ad Alice di tornare a occuparsi di un’indagine sul campo, ma la trascina anche dentro una rete di segreti, responsabilità e interessi difficili da scalfire.
Dall’altra parte si trova Catherine, una serial killer che prende di mira gli uomini e li uccide provocandone l’overdose. Prima di colpire, però, costruisce con attenzione le proprie trappole e tesse una ragnatela intorno alle vittime. Alice e Catherine occupano apparentemente posizioni opposte, ma condividono ferite profonde: entrambe conoscono la violenza, portano con sé traumi del passato e hanno sperimentato cosa significhi non essere credute. Furious sfrutta questo legame senza confondere i loro ruoli e senza ridurre il confronto a una semplice contrapposizione tra bene e male. La serie osserva invece come esperienze simili possano condurre verso reazioni radicalmente differenti, lasciando allo spettatore il compito di confrontarsi con le zone più ambigue della storia.

Un thriller claustrofobico che interroga il potere
Furious non punta soprattutto sull’azione o sul ritmo frenetico. È una serie claustrofobica, tesa e moralmente scomoda, nella quale ogni ambiente e ogni scelta contribuiscono a costruire una sensazione crescente di oppressione. Il riferimento al caso Epstein evocato dall’articolo originale nasce dal modo in cui il racconto osserva il rapporto tra ricchezza, influenza e impunità. La domanda che attraversa gli episodi riguarda la risposta possibile quando il potere copre la violenza e protegge i responsabili dalle conseguenze. La sceneggiatura firmata da Elizabeth Meriwether, Alexa Derman, Haily Hall, Dan LeFranc, Colleen McGuinness e Beatrice Morgan non propone soluzioni rassicuranti, ma costruisce personaggi fragili, danneggiati e contraddittori.
Uno dei maggiori pregi della produzione è la capacità di fornire le informazioni necessarie senza ricorrere a spiegazioni forzate. Gli eventi vengono mostrati attraverso i comportamenti, gli spazi e le trasformazioni dei personaggi, mentre ogni svolta narrativa trova una precisa funzione nel percorso complessivo. Particolarmente significativa è la gestione dei corpi femminili, inserita in una storia che parla di controllo, violazione e riconquista della propria autonomia senza trasformare questi elementi in semplici espedienti spettacolari. La serie diventa così qualcosa di più di un’indagine su una serial killer: è anche il ritratto di ciò che alcune donne sono costrette ad attraversare quando istituzioni e persone scelgono di non ascoltarle.
La regia di Brian Kirk nei primi due episodi accompagna lo spettatore dentro questo universo con grande sicurezza. Il regista sa quando avvicinarsi ai protagonisti e quando allargare lo sguardo, trasformando l’indagine in un vortice sempre più difficile da controllare. Il successivo intervento di Karena Evans imprime alla serie un cambio di direzione interessante, allontanandola ulteriormente dagli schemi tradizionali della caccia all’assassino e accentuandone la profondità emotiva. Tensione, complessità e domande morali sostengono tutti gli otto episodi, rendendo Furious una delle sorprese più interessanti da recuperare su Disney+.
