
Dal 13 al 25 ottobre 2026 la 21ª Festa del Cinema di Roma riunisce diciotto opere in concorso, tra finzione, documentario, esordi e autori affermati, con storie che attraversano famiglia, identità, migrazioni, memoria e conflitti.
La Festa del Cinema di Roma 2026 prepara un concorso costruito intorno a diciotto film provenienti da cinematografie e linguaggi molto diversi. La 21ª edizione della manifestazione, in programma dal 13 al 25 ottobre 2026, affida a Progressive Cinema – Visioni per il mondo di domani uno dei nuclei principali del programma. Non esistono divisioni tra cinema di finzione, documentario e animazione: le opere vengono riunite all’interno dello stesso percorso competitivo, componendo un panorama che attraversa Italia, Spagna, Francia, Germania, Balcani, Africa, Medio Oriente, Asia e Stati Uniti. A emergere sono soprattutto storie personali attraverso le quali osservare trasformazioni sociali più ampie.
Nel programma convivono autori conosciuti come Diego Luna, Boots Riley, Clio Barnard, Susanna Nicchiarelli e Tim Blake Nelson e registi alle prese con il primo lungometraggio, tra cui Mads Mengel, Aung Phyoe e Rakan Mayasi. Anche il documentario trova spazio con Closure di Michał Marczak e Mustang di Kasia Smutniak. Molti dei diciotto film tornano sugli stessi interrogativi da prospettive differenti: il peso della famiglia, la necessità di emanciparsi, la memoria, le conseguenze delle crisi economiche, la migrazione e la ricerca di un’identità. È un concorso nel quale il cambiamento del mondo viene osservato soprattutto attraverso ciò che accade ai singoli individui.
Da Brianza a Mustang, il cinema italiano incontra storie da tutto il mondo
Tra i titoli italiani c’è Brianza di Simone Catania, con Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Marina Rocco e Giovanni Calcagno. Ambientato nel 2010 durante la crisi economica, segue Giorgio Farina, erede di un’attività familiare travolto dalle conseguenze di investimenti sbagliati e disposto a un gesto estremo pur di nascondere il proprio fallimento. Susanna Nicchiarelli porta invece Giorni felici, con Carlotta Gamba e Riccardo Scamarcio: Claudia ha vent’anni e, quando le emozioni diventano troppo intense, si trasforma in una creatura fantastica con ali bianche, zanne e zampe feline. Il film, tratto dalla graphic novel di Zuzu, utilizza questa dimensione fantastica per parlare di identità, violenza e accettazione di sé. Kasia Smutniak firma invece il documentario Mustang, nel quale Sophie Taricone ripercorre il viaggio compiuto nel 2003 dai genitori Kasia Smutniak e Pietro Taricone nel Mustang himalayano, intrecciando filmati del passato, memoria familiare e il ritorno di Kasia dopo la morte di Pietro.
Il resto del programma allarga rapidamente lo sguardo. Ceniza en la boca di Diego Luna segue Lucila e il fratello Diego dal Messico a Madrid, dove raggiungono la madre e incontrano una realtà segnata da precarietà e discriminazione. Closure di Michał Marczak racconta invece la ricerca di Daniel Dymiński, padre di Krzysztof, scomparso nel maggio 2023 a Varsavia. Congo Boy di Rafiki Fariala segue il diciassettenne Robert, rifugiato congolese a Bangui che sogna la musica mentre deve occuparsi dei fratelli dopo l’arresto dei genitori. In Dua di Blerta Basholli, una tredicenne cresce nella Pristina della fine degli anni Novanta mentre la guerra si avvicina. Eurotrash di Frauke Finsterwalder trasforma il viaggio attraverso la Svizzera di Philipp e della madre Helene in un confronto con ricchezza, famiglia e responsabilità, mentre Gæsten, opera prima di Mads Mengel, fa esplodere vecchie ferite quando una madre ricompare alla vigilia di una celebrazione familiare.

Da Boots Riley a Clio Barnard, le altre storie del concorso di Roma 2026
Tra i film più apertamente legati alle contraddizioni contemporanee c’è I Love Boosters di Boots Riley, con Keke Palmer, Naomi Ackie, Taylour Paige, Poppy Liu, Eiza González, LaKeith Stanfield, Will Poulter e Demi Moore. Al centro c’è una banda di taccheggiatrici che sottrae prodotti di lusso per rivenderli a prezzi accessibili, fino allo scontro con una potente figura dell’industria della moda. Clio Barnard presenta invece I See Buildings Fall Like Lightning, storia di cinque amici di Birmingham ormai vicini ai trent’anni, cresciuti con aspettative di benessere e costretti a confrontarsi con precarietà e disuguaglianze. Tim Blake Nelson dirige The Life and Deaths of Wilson Shedd, con Amanda Seyfried e Scoot McNairy, ambientato intorno a un corso di scrittura creativa in un carcere di massima sicurezza dell’Oklahoma. Sants di Mikel Gurrea segue invece Lali, alle prese con la malattia della madre e con una banda dedita al furto di immagini e manufatti religiosi.
Completano il concorso Skateboarding Is Not for Girls di Dina Duma, nel quale l’undicenne Adela cerca di sottrarre la sorella maggiore al rischio di un matrimonio combinato; Fruit Gathering di Aung Phyoe, ambientato in una fabbrica tessile di Yangon e incentrato sul legame tra San Kyi e Theint Theint Oo; e Ulya di Viesturs Kairišs, ispirato alla cestista sovietica Ulyana Semyonova e al suo desiderio di essere vista come una persona prima che come un corpo eccezionale. Voilà, c’est fini di Gustave Kervern racconta invece l’amore tra Pierre e Louise sull’isola Mauritius, mentre Yesterday the Eye Didn’t Sleep, esordio di Rakan Mayasi, porta nella valle della Bekaa una storia di rivalità, tradizioni e violenza che guarda soprattutto alla condizione femminile. Diciotto film molto diversi che trasformano Progressive Cinema in un osservatorio sulle fratture del presente, facendo passare il grande tema del “mondo di domani” attraverso famiglie, corpi, desideri e vite costrette a cambiare.
