Favola debutta al Piccolo Bellini | Due vite intrappolate tra sogno e dolore: uno spettacolo che divide

“Favola” arriva al Piccolo Bellini dal 21 al 26 aprile con una messa in scena intensa tra poesia e politica

Dal 21 al 26 aprile 2026 il Piccolo Bellini ospita “Favola”, spettacolo firmato da Fabrizio Sinisi e diretto da Giorgia Cerruti, che porta in scena un racconto teatrale profondo e stratificato. La produzione della Piccola Compagnia della Magnolia si inserisce nel progetto Vulnerabili, offrendo al pubblico un’esperienza che unisce linguaggi diversi e riflessioni contemporanee.

Lo spettacolo si distingue per una costruzione narrativa complessa, che intreccia dimensione intima e visione collettiva, trasformando una storia privata in un’indagine più ampia sulla società e sulle sue contraddizioni.

Una storia chiusa tra realtà e visioni

Al centro della scena ci sono due personaggi, G. e D., una coppia di genitori confinata in una stanza da cui non può uscire. In questo spazio chiuso, dominato da un grande schermo, la protagonista mette in scena una serie di visioni che attraversano il confine tra sogno e memoria.

Ogni episodio rappresenta una forma di sopraffazione, un racconto di violenza e squilibrio di potere che si riflette tanto nella relazione tra i due quanto nella storia più ampia dell’umanità. Il palcoscenico diventa così il luogo del reale, mentre il video introduce una dimensione interiore, fatta di ricordi frammentati e immagini che emergono dal rimosso.

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Un teatro che unisce poesia e politica

“Favola” si sviluppa come un’opera in cinque atti, composta da un prologo, tre sogni e un epilogo, costruendo un percorso che esplora il dolore, la memoria e la possibilità di trasformazione. Il testo, scritto appositamente per Giorgia Cerruti e Davide Giglio, si inserisce in una tradizione teatrale che guarda anche all’eredità di Pier Paolo Pasolini, a cui lo spettacolo è idealmente dedicato.

La regia lavora sull’incontro tra teatro e video, creando un’osmosi tra presenza scenica e immagine, tra corpo e rappresentazione. Il risultato è un’esperienza che mette in discussione lo spettatore, portandolo a confrontarsi con temi universali come il potere, la memoria e l’identità. Un lavoro che non cerca l’illusione, ma invita a guardare dentro le crepe della realtà, trasformando la scena in uno spazio di resistenza e riflessione.