Kristen Stewart debutta alla regia | La cronologia dell’acqua racconta una vita segnata dal trauma: un film che divide

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L’attrice di Twilight passa dietro la macchina da presa con un’opera intensa, dolorosa e tutt’altro che accomodante.

Dopo anni trascorsi a costruire una carriera tra cinema indipendente e grandi autori internazionali, Kristen Stewart compie il passo più atteso del suo percorso artistico e debutta come regista con La cronologia dell’acqua. Presentato al Festival di Cannes 2025 e distribuito nelle sale italiane dall’11 giugno 2026, il film porta sullo schermo il memoir della scrittrice statunitense Lidia Yuknavitch, trasformando una storia personale in un viaggio cinematografico fatto di frammenti, ricordi e ferite mai rimarginate.

Stewart sceglie fin dall’inizio di evitare qualsiasi struttura tradizionale. Più che raccontare una biografia lineare, la regista prova a riprodurre il modo in cui il trauma si deposita nella memoria, riaffiorando in modo confuso, disordinato e spesso doloroso. Il risultato è un’opera che punta più sulle sensazioni che sulla narrazione convenzionale, chiedendo allo spettatore un coinvolgimento costante e non sempre facile.

Una donna alla ricerca di sé tra dolore e autodistruzione

La protagonista è Lidia, interpretata da una convincente Imogen Poots, che attraversa una vita segnata da eventi traumatici, relazioni complicate e profonde ferite emotive. Al centro di tutto si trova il rapporto con il padre, figura responsabile di abusi fisici e psicologici che continuano a influenzare ogni fase della sua esistenza anche molti anni dopo.

Attorno a lei si alternano persone che entrano ed escono dalla sua vita, lasciando segni più o meno profondi. Personaggi interpretati da attori come Thora Birch, Jim Belushi, Tom Sturridge e Michael Epp contribuiscono a costruire il mosaico di un’esistenza tormentata, in cui ogni tentativo di guarigione sembra scontrarsi con un passato impossibile da cancellare. Stewart racconta questo percorso attraverso immagini nervose, spesso claustrofobiche, che riflettono il caos interiore della protagonista.

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Uno stile radicale che privilegia emozioni e memoria

Uno degli elementi più caratteristici del film è la scelta di girare in 16 millimetri, una soluzione estetica che conferisce alle immagini una grana sporca e materica. Non si tratta di una semplice scelta visiva: per Stewart l’aspetto del film diventa parte integrante del racconto, contribuendo a evocare il carattere frammentario dei ricordi e la difficoltà di distinguere passato e presente.

La cronologia dell’acqua si presenta così come un’opera intensa e fortemente personale, capace di colpire per sincerità e ambizione. Allo stesso tempo, la sua struttura volutamente frammentata e la continua immersione nel disagio emotivo possono risultare impegnative per una parte del pubblico. Stewart firma un esordio che non cerca compromessi e che preferisce mettere lo spettatore a disagio piuttosto che offrirgli risposte semplici. Una scelta rischiosa, ma coerente con la natura di un film che affronta il trauma senza filtri e senza scorciatoie.