
Dal talento matematico agli esperimenti di Henry Murray, fino al ruolo del fratello David: il film true crime su Ted Kaczynski ricostruisce eventi documentati ma introduce anche elementi non confermati e figure di fantasia.
Unabomber, arrivato al primo posto tra i film più visti della settimana su Netflix, torna sul caso di Theodore “Ted” Kaczynski concentrandosi soprattutto sugli anni che precedettero la sua trasformazione nel criminale conosciuto con quel nome. Tra gli anni Ottanta e Novanta Kaczynski inviò pacchi contenenti esplosivi a numerose persone, provocando 3 morti e più di 20 feriti. Il film sceglie però di guardare soprattutto alla sua giovinezza, affidando il ruolo a Jacob Tremblay e ricostruendo il periodo trascorso ad Harvard, compresa la partecipazione agli esperimenti condotti da Henry A. Murray, interpretato da Russell Crowe, e Christiana Morgan, interpretata da Annabelle Wallis. È proprio qui che la pellicola introduce una delle sue tesi narrative più forti, suggerendo un rapporto diretto tra quell’esperienza e ciò che Kaczynski sarebbe diventato in seguito.
Alcuni elementi della ricostruzione hanno una base reale. Kaczynski era effettivamente dotato di eccezionali capacità matematiche: secondo quanto riportato da The Atlantic, avrebbe ottenuto un QI di 167 quando aveva circa 10 o 11 anni. Saltò due anni scolastici ed entrò ad Harvard a 16 anni, dove ottenne risultati particolarmente elevati in matematica. A 25 anni divenne assistente di matematica all’Università della California a Berkeley. È reale anche la sua partecipazione, durante il periodo universitario, a uno studio sulla personalità diretto da Murray. Più difficile è stabilire esattamente cosa accadde durante quelle sessioni e quali conseguenze abbiano avuto sul giovane Kaczynski.
Gli esperimenti di Harvard sono reali, il legame con la CIA resta controverso
Gli studenti coinvolti nello studio di Henry Murray erano volontari e credevano di dover partecipare a un confronto con un altro studente, mentre l’esperimento era finalizzato a osservare le loro reazioni allo stress. Murray descrisse successivamente le sessioni come interrogatori aggressivi, veementi e abusivi. Kaczynski raccontò invece al filosofo e giornalista Alston Chase di studenti immobilizzati su una sedia e collegati a elettrodi destinati a monitorarne le reazioni fisiologiche. Chase sostenne che l’esperienza avesse avuto conseguenze profonde su Kaczynski, ma non è stato verificato dal punto di vista psicologico che quegli esperimenti siano stati la causa della sua successiva condotta criminale. Il film utilizza quindi un fatto reale come elemento centrale della propria interpretazione narrativa, spingendosi però oltre ciò che può essere dimostrato.
Ancora più incerto è il presunto collegamento con MKULTRA. Murray aveva realmente lavorato per l’Office of Strategic Services, organizzazione che precedette la CIA, occupandosi anche di profili psicologici. Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno ipotizzato che gli esperimenti svolti ad Harvard potessero essere collegati al programma MKULTRA, associato alle ricerche della CIA sulla manipolazione psicologica. Il coinvolgimento diretto dello studio a cui partecipò Kaczynski, tuttavia, non risulta confermato. Anche il modo in cui il film affronta la salute mentale del protagonista richiede cautela. La questione della schizofrenia emerse infatti molto più tardi, durante il procedimento giudiziario, e non nei termini suggeriti dalla ricostruzione cinematografica.

Dall’agente Joanne Miller al fratello David: dove il film cambia la storia
Una delle libertà narrative più evidenti riguarda Joanne Miller, agente dell’FBI interpretata da Shailene Woodley. Il personaggio è inventato, anche se il film gli attribuisce un ruolo legato a un elemento realmente importante dell’indagine: l’analisi linguistica. Lo studio del cosiddetto “Manifesto di Unabomber” contribuì infatti al percorso che portò all’identificazione di Kaczynski. Più complessa è invece la questione della diagnosi psichiatrica. Durante il processo, i suoi avvocati cercarono di sostenere la sua incapacità di intendere e di volere nel tentativo di evitargli la pena di morte, strategia che Kaczynski rifiutò. Uno psichiatra scelto dalla corte formulò una diagnosi di schizofrenia paranoide pur giudicandolo idoneo al processo. Tale valutazione venne successivamente contestata da altri esperti, tra cui lo psichiatra forense Park Dietz.
È invece sostanzialmente reale il ruolo avuto dal fratello David Kaczynski nella cattura. Sua moglie Linda aveva già maturato dei sospetti e la pubblicazione del manifesto contribuì a rafforzarli. David riconobbe nel documento espressioni e costruzioni linguistiche che associava al fratello e poté confrontarle con alcune lettere che conservava. Attraverso un investigatore privato e l’intervento di un funzionario, le informazioni arrivarono quindi all’FBI e contribuirono in maniera decisiva all’identificazione di Ted. David destinò successivamente alle famiglie delle vittime il denaro ottenuto come ricompensa. Unabomber costruisce dunque il proprio racconto partendo da numerosi avvenimenti realmente accaduti, ma li combina con personaggi inventati e interpretazioni non dimostrate: soprattutto il rapporto causale tra gli esperimenti di Harvard e la successiva violenza di Kaczynski rimane una lettura proposta dal film, non un fatto accertato.
