I demoni di Fabiano Massimi: ambigui ma concreti come la storia

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I demoni di Berlino, il romanzo di Fabiano Massimi, edito da Longanesi, si occupa di indagare, attraverso l’alter ego dell’autore, una Germania degli anni ‘30 sull’orlo dell’abisso. Cosa succederà?
Da anni si assiste a un ritorno della xenofobia e delle ideologie di estrema destra nelle società dei paesi occidentali, per questo molti scrittori hanno deciso di scrivere e pubblicare libri sul nazismo e così ha fatto anche Fabiano Massimi, scrittore modenese classe ‘77.

I demoni di Berlino coperina

L’autore con questo libro ha pubblicato con Longanesi il suo secondo romanzo, il titolo sembra una citazione di Dostoevskij, ma “I demoni di Berlino” non ha nessun legame con quello dello scrittore russo, anzi si tratta di un thriller storico, lo si potrebbe anche definire un poliziesco.
Il romanzo si apre con l’incendio del Reichstag tedesco avvenuto nel febbraio del 1933. Per chi si intende di storia, il pensiero corre subito agli anni bui della Repubblica di Weimar, ma per chi non se intende facciamo un breve riepilogo.

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La Germania, sconfitta e umiliata dalla Grande Guerra, si trasforma in una repubblica, esperienza subito caratterizzata da scontri intestini e rivolte. In una tale situazione di caos e incertezza, le già difficili condizioni di vita dei tedeschi, impoveriti prima dal pagamento dei danni di guerra imposti da Francia e Inghilterra e poi dalla Grande Depressione, si aggravano ulteriormente e il popolo tedesco si getta fra le braccia di chi promette il riscatto di tutte queste umiliazioni: Hitler.

Tornando alla trama del romanzo, ne “I demoni di Berlino si assiste alle indagini di un tormentato commissario della polizia di Monaco, Siegfried Sauer, che lascia il suo esilio a Vienna per visitare la capitale tedesca e indagare sulla scomparsa della sua amata, Rosa Weiss – chi sa il tedesco avrà colto l’analogia del nome del personaggio con il movimento anti-nazista pacifista “Rosa Bianca” (in un secondo caso, se si sa il tedesco, si scoprirà l’omen nomen di un altro personaggio).

Siegfried Sauer si ritroverà incastrato in un dedalo di indagini che si dipanerà in pochissimi giorni (dal 23 al 27 febbraio del 1933) come se fosse un film d’azione, attraverso la ricerca estenuante di Rosa Weiss tra i corpi di ragazze simili a lei ma sfigurati rinvenuti nella Sprea, il fiume di Berlino, il che costringerà il protagonista a chiedersi sempre se uno di quei corpi sia di Rosa. Ad aiutarlo saranno degli ex commilitoni, reduci come lui della Grande Guerra, oltre che alcuni colleghi della polizia di Berlino. Nella trama sono presenti, oltre che a personaggi creati dalla penna dello scrittore, anche personalità realmente esistite ma poco conosciute come l’olandese Marinus van der Lubbe, lo sfortunato giovane a cui il libro è dedicato.

La situazione peggiorerà quando il commissario dovrà avere a che fare con i gerarchi del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi, ossia i demoni di Berlino, rendendo ancora più intricate le indagini, perché il protagonista si troverà invischiato in una serie di intrighi in cui non si parla di “buoni contro cattivi”, ma di tutti contro tutti: infatti, ogni personaggio è ambiguo, “cambia casacca”, fa per così dire il doppio gioco, e il lettore assiste al culmine del climax quando Siegfried Sauer e i suoi amici dovranno fermare una congiura. Ed è alla fine che, dopo l’incendio del Reichstag di Berlino e l’avvento della dittatura nazista i protagonisti sfuggiranno alla cattura, anche se uno dei demoni a cui è intitolato il libro li inseguirà (il killer delle ragazze ritrovate nella Sprea) fino a un drammatico duello in cui Siegfried Sauer dovrà sopravvivere più che far contare la propria umanità.

All’inizio il romanzo può sembrare di difficile lettura, poi assistendo al succedersi di svariati personaggi che cambiano spesso casacca, l’interesse accresce, anche se si sarebbero potuti evitare dei tradimenti così inflazionati. Il lettore deve stare molto attento a come si svolge la trama, perché basta poco a confondersi, ma a libro concluso non ci si pente della scelta fatta.

Se si può trovare qualche difetto allora si possono individuare nelle parti descrittive che frenano la narrazione e certi colpi di scena scontati, insieme ad alcuni “misteri” (per fortuna quelli più piccoli) fin troppo facili da svelare. Riguardo le scelte stilistico-espressive lo stile del romanzo è fresco, si legge facilmente e in maniera scorrevole, se posso dare una mia personale opinione sarebbe stata un’ottima idea usare il tempo al presente invece che il passato – ma la decisione forse è motivata perché è un romanzo storico. Il succedersi degli eventi è raccontato in terza persona e si segue sempre il punto di vista del protagonista, Siegfried Sauer; non si tratta di un romanzo corale come quelli, per esempio, di Ed McBain.

Sono davvero molti i temi affrontati attraverso le pagine di questo romanzo come la lotta contro il nazismo, l’amore per la libertà e il non lasciare mai nessuno indietro. Questi, più che temi, sono valori che l’autore esplicita nella sua pubblicazione.

In conclusione, “I demoni di Berlino è un romanzo che merita attenzione soprattutto per tutti quelli interessati a leggere libri sul nazionalsocialismo, però forse non è il miglior libro di Fabiano Massimi, avrebbe potuto fare di meglio, come fece con Il club Montecristo che vinse il Premio Tedeschi nel 2017, ma nel complesso anche questo romanzo resta un piacevole viaggio nella Berlino dell’epoca.

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