After the Hunt il nuovo film di Luca Guadagnino fuori concorso a Venezia 82. Un film ambizioso ma poco interessante

Luca Guadagnino torna alla Mostra del Cinema di Venezia con After the Hunt, film che già fa discutere e spacca in due l’opinione di pubblico e critica.
Questa volta è Julia Roberts la diva scelta da Guadagnino per il suo nuovo film, presentato fuori concorso all’82esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, ma purtroppo questo film non le rende giustizia.
Lei è una docente di Filosofia a Yale, felicemente sposata (almeno così sembra) che conduce una vita fatta di salotti in cui si discutono le principali questioni politiche e sociali attraverso la lente delle teorie di vari ed eventuali pensatori. Il fuoco tematico è in particolare sul confronto generazionale, sul femminismo e sul razzismo. Accanto a lei, nei panni del marito, Michael Stuhlbarg (presenza più o meno fissa nei film di Guadagnino), per la quota giovane Andrew Garfield nei panni di un ambiguo assistente della protagonista e Ayo Edebiri che qui interpreta una dottoranda ambiziosa.
A proposito di ambizione ce n’è tanta in After the Hunt, al punto che sembra esserci un richiamo a Eva contro eva (1950, regia di Joseph L. Mankiewicz), proprio nel rapporto tra la docente e la sua protetta. Posta in questi termini il film sulla carta ha tutti gli elementi per essere il thriller di cui avevamo bisogno in questa edizione del Festival, se non fosse che si presenta come un prodotto verboso, incompleto, poco chiaro negli obiettivi e con una sovrabbondanza di contenuti che non sono inseriti nella narrazione in modo tale da tenere alta l’attenzione del pubblico.
Insomma per tutta la durata del film (non poco purtroppo) ci si ritrova a pensare: ok, e a me cosa importa di tutto ciò?
Un film non è un comizio politico
Il problema di quest’ultima opera di Guadagnino è che i personaggi parlano troppo, ma in questi dialoghi in cui non si fa altro che intavolare continuamente i temi principali del film, non emergono davvero i rapporti tra i personaggi e così noi spettatori ci troviamo a ipotizzare le cose più svariate per poi restare di sasso quando scopriamo “la verità”.
Qualcuno potrebbe dire che la tecnica di mandare in confusione lo spettatore serve ad alzare la tensione in un thriller o in film analoghi ma in questo caso tutto è gestito in modo confusionario. In pratica non si capisce su quali basi e perché il triangolo tra mentore e giovani adepti si è venuto a creare e che cosa pensi realmente ciascuno dei personaggi, soprattutto la Prof. E così i personaggi parlano, parlano e parlano ancora senza agire mai per davvero. Ci sono amanti? Probabile; Tensioni erotiche? Senz’altro; brama di successo? Sicuro, ma nulla è davvero approfondito, siamo noi spettatori a dedurre tutto e restare comunque di sasso davanti a una risoluzione dei problemi che in effetti non c’è.
Un film vittima della sua stessa ambizione
In definitiva After the Hunt sembra più interessato a dimostrare quanto al regista stiano a cuore certi temi che a raccontare una storia, e nel farlo perde di vista ciò che rende il cinema davvero incisivo: i personaggi, le emozioni, la tensione. Guadagnino costruisce un impianto elegante, ma privo di sangue, e persino un’attrice come Julia Roberts finisce schiacciata sotto il peso di un copione che non le lascia spazio per brillare. Il risultato è un film che ambiva a essere un thriller raffinato ma che, purtroppo, resta intrappolato nelle proprie ambizioni.
Eppure, nonostante i suoi limiti, il film riflette bene una certa tendenza del cinema contemporaneo: quella di caricare le storie di questioni sociali e culturali senza preoccuparsi davvero, a volte, di intrecciarle con la trama e i personaggi. Una scelta che può funzionare se sostenuta da un linguaggio visivo forte e da figure credibili, ma che in questo caso scivola verso l’autocompiacimento. Forse è per questo che After the Hunt divide così nettamente pubblico e critica: da un lato l’ammirazione per il coraggio e la raffinatezza formale di Guadagnino, dall’altro la frustrazione di trovarsi davanti a un’opera che non riesce a emozionare né a sorprendere davvero.