Una di famiglia gioca con l’inganno | Sydney Sweeney e Amanda Seyfried nel thriller di Paul Feig | Un guilty pleasure studiato
Una di famiglia segna il ritorno di Paul Feig al territorio del thriller dopo l’esperienza di Un piccolo favore, confermando la sua attrazione per storie ambigue, personaggi doppi e atmosfere cariche di sospetto. Il film, tratto dall’omonimo bestseller del 2022 di Freida McFadden e adattato per il cinema dalla sceneggiatrice Rebecca Sonnenshine, arriva nelle sale italiane dal 1° gennaio distribuito da 01 Distribution, proponendosi come uno dei titoli più intriganti dell’inizio dell’anno.
Il progetto mette insieme un cast pensato per giocare con le aspettative del pubblico, affidando i ruoli chiave a Sydney Sweeney, Amanda Seyfried, Brandon Sklenar e Michele Morrone. Feig costruisce un thriller domestico che non cerca il realismo a tutti i costi, ma abbraccia consapevolmente l’eccesso, recuperando suggestioni del cinema anni ’90 e rielaborandole in chiave contemporanea.
Una casa perfetta e un equilibrio solo apparente
La storia ruota attorno a Millie, interpretata da Sydney Sweeney, una giovane donna dal passato irrisolto che ottiene un impiego come domestica presso una lussuosa villa nello Stato di New York. I proprietari sono i coniugi Winchester: Nina, impersonata da Amanda Seyfried, e Andrew, interpretato da Brandon Sklenar. Fin dal primo momento, la casa appare come un microcosmo elegante e irreprensibile, ma l’armonia è solo di facciata.
Nina alterna atteggiamenti affabili a improvvisi scoppi di rabbia, creando un clima emotivo instabile e imprevedibile. Andrew, al contrario, sembra incarnare la figura rassicurante e razionale, l’unico vero punto di equilibrio in un contesto che diventa via via più disturbante. Millie si trova così intrappolata in una rete di relazioni ambigue, attrazioni sotterranee e menzogne, in cui ogni certezza viene progressivamente messa in discussione.
Il film gioca costantemente con il ribaltamento delle prospettive, alimentando il dubbio su chi sia realmente vittima e chi carnefice. Nulla è davvero come appare e la sceneggiatura sfrutta questa ambiguità per costruire una tensione crescente, che si nutre più di atmosfere e sospetti che di vera e propria azione.
Un thriller sopra le righe tra fascino e forzature
Con Una di famiglia, Paul Feig prosegue il suo percorso di deviazione dalla commedia pura, dimostrando di trovarsi a suo agio anche nel thriller psicologico. L’adattamento del romanzo di Freida McFadden viene aggiornato in chiave post-femminista, trasformandosi in uno spettacolo volutamente sopra le righe, che non teme di indulgere in colpi di scena e situazioni estreme.
Il risultato è un noir psico-sensuale accattivante, sostenuto soprattutto dalle interpretazioni delle due protagoniste. Sydney Sweeney costruisce una Millie fragile e ambigua, capace di oscillare tra innocenza e opacità morale, mentre Amanda Seyfried sorprende nel ruolo di una moglie algida e instabile, ipnotica nella sua crudeltà borghese. Anche Brandon Sklenar, nei panni del marito affascinante e facoltoso, si inserisce con efficacia nel gioco di specchi del film.
Feig orchestra il racconto con un buon senso del ritmo, anche se la durata di circa due ore risulta a tratti eccessiva e alcuni snodi narrativi appaiono forzati o poco credibili. Tuttavia, queste imperfezioni finiscono per diventare parte integrante del meccanismo del film, che sembra chiedere allo spettatore una sospensione dell’incredulità consapevole.
Accettando le sue regole, Una di famiglia si rivela un guilty pleasure ben confezionato, capace di intrattenere e di ritagliarsi uno spazio nel panorama del box office italiano, anche in un periodo tradizionalmente dominato dalla commedia popolare. Un thriller che non pretende di essere impeccabile, ma che punta dritto al piacere colpevole dello sguardo e alla seduzione dell’inganno.
