La fabbrica degli innocenti arriva a teatro, Gianluigi Nuzzi a Milano tra cronaca e fake news | Il racconto che ribalta tutto
Il 23 febbraio 2026, alle ore 20,45, il Teatro Manzoni di Milano ospiterà La fabbrica degli innocenti, lo spettacolo di Gianluigi Nuzzi che porta sul palco uno dei temi più controversi e attuali dell’informazione contemporanea: la trasformazione dei grandi fatti di cronaca in terreno fertile per fake news, trame alternative e speculazioni mediatiche. Lo spettacolo, prodotto da Stefano Francioni Produzioni con Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci e Green Factory, promette un viaggio inquietante dentro il meccanismo che ribalta verità accertate e processi definitivi.
Al centro del racconto c’è un fenomeno sempre più diffuso e destabilizzante. In un contesto segnato da una diminuzione cronica della fiducia nelle istituzioni e da una credibilità dell’informazione sempre più fragile, si afferma una macchina narrativa capace di costruire verità alternative seducenti e facilmente fruibili. Tesi clamorose, immediate, emotivamente coinvolgenti, ma false, che finiscono per oscurare la verità giudiziaria e per trasformare casi chiusi in eterno materiale da spettacolarizzare. È questa la fabbrica degli innocenti, una macchina che crea presunti innocenti e, di conseguenza, nuovi colpevoli da esporre alla gogna mediatica.
Quando la cronaca diventa spettacolo e la verità viene ribaltata
La fabbrica degli innocenti agisce attraverso una narrazione che atomizza la verità accertata per poi delegittimarla. Investigatori, inquirenti, giudici, magistrati, ma anche familiari delle vittime e parti civili diventano bersagli di campagne di disinformazione che li dipingono come complici di complotti giudiziari o come veri responsabili di macchinazioni ai danni di innocenti condannati. Le conseguenze sono devastanti. C’è chi subisce una delegittimazione pubblica sistematica, chi non regge l’accusa di essere indicato come mandante dello sterminio della propria famiglia e finisce ricoverato in clinica psichiatrica, chi si ammala sotto il peso di una pressione mediatica incessante.
Lo spettacolo prende in esame tre casi emblematici della cronaca italiana: l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, l’omicidio di Yara Gambirasio e la strage di Erba. Tre vicende giudicate con sentenza definitiva che, nonostante ciò, sono entrate nel mirino della fabbrica degli innocenti. Attraverso una martellante campagna di fake news e ricostruzioni alternative, la realtà dei fatti è stata progressivamente distorta fino a mettere in discussione prove, confessioni e decisioni confermate in ogni grado di giudizio.
Ne emerge un quadro inquietante, fondato sull’idea di prove manipolate, confessioni estorte e complotti giudiziari orchestrati da apparati dello Stato. Una narrazione che suggerisce l’esistenza di assassini ancora liberi e di innocenti condannati all’ergastolo, alimentando sfiducia e rabbia verso le istituzioni. È una forma di giustizia mediatica che si sostituisce a quella ufficiale, esponendo nomi e volti, fermando per strada magistrati e investigatori in agguati pseudo giornalistici, trasformando il processo in un’arena permanente.

Il racconto di Nuzzi tra documenti, prove e manipolazioni
Con immagini, documenti, testimonianze e ricostruzioni, Gianluigi Nuzzi entra sul palco per analizzare uno a uno questi casi, mostrando come lavora la fabbrica degli innocenti. Il suo racconto parte spesso da una tesi apparentemente solida, sostenuta da dati che sembrano incontrovertibili, per condurre il pubblico verso una posizione precisa. Poi, improvvisamente, la scena del crimine viene ribaltata. Quelle che sembravano certezze si rivelano suggestioni ben mimetizzate, mentre emergono prove e indizi capaci di smontare la verità alternativa costruita nel tempo.
Il messaggio è chiaro: mai fidarsi delle fake news e dei divulgatori interessati, ma approfondire sempre attraverso le fonti più autorevoli, come gli atti giudiziari e le testimonianze ufficiali. Nuzzi mostra come dietro la fabbrica degli innocenti agiscano motivazioni diverse, dall’amore per il condannato alla ricerca di visibilità, dal carrierismo cinico alla speculazione politica. Tutto questo si inserisce in un quadro più ampio di complottismo e disinformazione che compromette la percezione della realtà e mina la credibilità dello Stato.
Lo spettacolo evidenzia come i meccanismi siano simili a quelli già visti in altri ambiti, dalla sanità alla geopolitica. Verità cospiratorie, clamorose e a rapida digeribilità, capaci di generare sconcerto e rabbia verso un “cattivo” istituzionale, alimentano una disaffezione profonda verso il Paese. Sul palco, la scenografia è volutamente essenziale: una redazione minimalista, gigantografie dei protagonisti e un videowall per i contributi visivi. Il vero dominus è il racconto, accompagnato da clip e contributi audio che avvolgono il pubblico e lo guidano nello sviluppo delle storie.
La fabbrica degli innocenti si propone così come un’esperienza teatrale intensa e disturbante, che invita lo spettatore a interrogarsi sul confine tra informazione e manipolazione, tra verità e narrazione. Un racconto che non offre rassicurazioni, ma chiede attenzione, senso critico e consapevolezza, in un tempo in cui la disinformazione agisce a pieno ritmo e investe i gangli più sensibili della società.
