Labirinto arriva a Milano | Due padri, un segreto: lo spettacolo che scava dentro la mente
Dal 5 al 10 maggio 2026, MTM La Cavallerizza di Milano ospita “Labirinto – due padri, un figlio”, uno spettacolo teatrale che affronta con sensibilità e profondità temi complessi come la famiglia, la malattia e il senso di smarrimento interiore. Scritto da Chiara Arrigoni, tratto dal romanzo “Al buio è tutto più chiaro” di Elo, e diretto da Alberto Oliva, il progetto si presenta come un viaggio emotivo capace di coinvolgere lo spettatore su più livelli.
In scena Gaetano Callegaro e Arturo di Tullio, nei panni di due fratelli che si ritrovano dopo anni di distanza. Un incontro che nasce da un’occasione di lavoro, ma che presto si trasforma in un confronto inevitabile con il passato, tra tensioni mai risolte e verità rimaste troppo a lungo in sospeso.
Un labirinto tra memoria, colpa e legami familiari
La storia ruota attorno a Ettore e Dario, due uomini che hanno scelto strade diverse e che hanno imparato a evitarsi, soprattutto quando si tratta di affrontare ciò che li unisce davvero: la famiglia. Ettore è un restauratore, Dario un giardiniere, e proprio un incarico lavorativo li porta a collaborare nella costruzione di un labirinto di siepi all’interno di una villa lussuosa.
Questo spazio fisico diventa presto una potente metafora della loro condizione emotiva. Mentre il labirinto prende forma, emergono ricordi, incomprensioni e ferite mai rimarginate. Al centro di tutto c’è il figlio di Ettore, segnato da una diagnosi di psicosi paranoide allucinatoria, comunemente nota come schizofrenia. Una condizione descritta come la sensazione di essere “abitato”, che ha cambiato per sempre l’equilibrio familiare.
Il racconto si muove tra passato e presente, intrecciando le vicende dei due fratelli con ciò che è accaduto anni prima, in un momento preciso che ha segnato una linea netta tra un “prima” e un “dopo”. Il labirinto diventa così il simbolo di una mente difficile da comprendere, ma anche di relazioni complesse in cui è facile perdersi.

Una storia vera che diventa teatro e riflessione
Lo spettacolo trae ispirazione da una vicenda reale, raccontata nel libro di Giuseppe Giussani, che ha cercato di dare un senso all’esperienza vissuta accanto al figlio. La drammaturgia di Chiara Arrigoni rielabora questo materiale trasformandolo in un testo teatrale che mette al centro il punto di vista di un padre, alle prese con qualcosa che sfugge alla comprensione.
La regia di Alberto Oliva accompagna questo percorso con uno sguardo intimo, costruendo un dialogo continuo tra i personaggi e lo spettatore. Non si tratta di offrire risposte definitive, ma di entrare in un territorio fatto di dubbi, domande e tentativi di comprensione. Un luogo in cui il linguaggio stesso sembra non bastare, e dove il senso di smarrimento diventa parte integrante dell’esperienza.
“Labirinto” è uno spettacolo che invita a fermarsi sulla soglia, a osservare senza giudicare e a confrontarsi con ciò che spesso resta invisibile. Tra memoria, dolore e ricerca di senso, il palco diventa lo spazio in cui provare a dare forma a ciò che, nella vita reale, resta difficile da spiegare.
