
Una miniserie in otto episodi affronta il lato oscuro dei social media e costruisce una tensione crescente fino all’ultimo minuto.
Tra le produzioni originali arrivate su Netflix negli ultimi anni ce n’è una che, nonostante le qualità narrative, è passata quasi inosservata. Uscita nell’agosto 2021, Clickbait propone un thriller costruito attorno ai rischi della viralità online, combinando suspense, dramma familiare e riflessioni sul rapporto tra tecnologia e vita privata. Pur avendo raccolto buoni riscontri da parte di molti spettatori, la serie è stata rapidamente oscurata dall’enorme quantità di contenuti presenti sulla piattaforma.
La storia prende il via con un evento sconvolgente: un video diventa virale mostrando Nick Brewer, interpretato da Adrian Grenier, legato a una sedia mentre espone cartelli dal contenuto inquietante. L’ultimo messaggio lascia poco spazio all’immaginazione: raggiunta una determinata soglia di visualizzazioni, l’uomo perderà la vita. Da quel momento parte una corsa contro il tempo in cui ogni nuova condivisione alimenta una vicenda sempre più complessa, trasformando il dramma personale in uno spettacolo seguito da milioni di persone.
Una narrazione che unisce mistero e riflessione sui social
Uno degli aspetti più riusciti di Clickbait è la capacità di mantenere alta la tensione senza rinunciare allo sviluppo emotivo dei personaggi. Mentre l’indagine si arricchisce di false piste e continui colpi di scena, la serie dedica grande attenzione al dolore vissuto dalla moglie Sophie, interpretata da Betty Gabriel, e dalla sorella Pia, a cui Zoe Kazan conferisce grande intensità. Il contrasto tra il loro dramma e il comportamento degli utenti online diventa uno dei temi centrali dell’intera narrazione.
La scelta del formato da otto episodi permette di raccontare la vicenda con un ritmo costante, evitando inutili digressioni. Ogni puntata aggiunge nuovi elementi all’indagine e termina con un cliffhanger che spinge a proseguire immediatamente la visione. Il racconto costruisce gradualmente il mistero fino a un epilogo che riesce a sorprendere senza ricorrere a espedienti forzati, offrendo una spiegazione coerente con tutti gli indizi disseminati lungo il percorso.

Perché vale ancora la pena recuperarla oggi
Per atmosfera e temi affrontati, Clickbait può ricordare produzioni come You e Mindhunter, pur scegliendo una strada diversa. La serie affronta questioni come le identità costruite sul web, il voyeurismo digitale e le conseguenze della diffusione incontrollata dei contenuti online, mantenendo però uno stile più diretto e accessibile rispetto ad altri thriller psicologici. Il risultato è una storia che funziona sia come investigazione sia come riflessione sul comportamento collettivo nell’era dei social.
A distanza di alcuni anni dalla sua uscita, i temi affrontati risultano ancora estremamente attuali. La rapidità con cui una notizia può diventare virale, il peso del giudizio pubblico e la facilità con cui una persona può essere travolta dalla disinformazione sono elementi che rendono la miniserie sorprendentemente contemporanea. Per chi cerca un thriller compatto, ricco di tensione e capace di lasciare il segno fino agli ultimi minuti, Clickbait rappresenta ancora oggi una delle proposte più interessanti del catalogo Netflix.
