Tony arriva al cinema, il film racconta il giovane Anthony Bourdain prima del successo: dalle cucine alla scoperta di sé | L’origine di una voce diventata unica

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Dal 27 agosto arriva al cinema Tony – Diario di un Giovane Cuoco, il film ispirato ai primi capitoli di Kitchen Confidential che racconta gli anni in cui Anthony Bourdain era ancora soltanto “Tony”.

Prima di diventare uno degli chef, scrittori e personaggi televisivi più riconoscibili della sua generazione, Anthony Bourdain era semplicemente Tony: un ragazzo insicuro, arrogante, irrequieto, spesso indeciso e ancora lontano dal sapere quale direzione avrebbe preso la propria vita. È proprio questo periodo a essere raccontato da Tony – Diario di un Giovane Cuoco, al cinema dal 27 agosto con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection. Il film, con Dominic Sessa nel ruolo del protagonista, parte dagli anni della formazione di Bourdain per costruire non soltanto il ritratto di un personaggio realmente esistito, ma anche una storia più universale sul passaggio all’età adulta e sulla difficile ricerca di un’identità.

Il punto di forza del racconto sta proprio nella possibilità di osservare Bourdain quando non era ancora il Bourdain conosciuto dal grande pubblico. Prima dei libri di successo, dei programmi televisivi e dei viaggi in giro per il mondo, c’era un giovane pieno di contraddizioni che cercava un posto nel quale sentirsi finalmente a proprio agio. Le esperienze nelle cucine di Provincetown, Massachusetts, avrebbero contribuito in maniera decisiva a indicargli quella strada. Sono gli stessi ricordi che anni dopo sarebbero confluiti nelle prime pagine di Kitchen Confidential, il libro che trasformò un cuoco talentuoso e anticonformista in un autore famoso in tutto il mondo. Il film sceglie quindi di concentrarsi sulle origini, lasciando sullo sfondo la celebrità per raccontare il momento in cui tutto cominciò a prendere forma.

Dalle prime cucine a Kitchen Confidential, il percorso che trasformò Anthony Bourdain

Alla fine degli anni Novanta, quando gli chef non erano ancora diventati vere e proprie star dello spettacolo, Anthony Bourdain aveva già sviluppato una forte passione per la scrittura. Parallelamente al lavoro nei ristoranti di New York, fino al ruolo di executive chef della celebre Brasserie Les Halles di Manhattan, scriveva per testate come il New York Times, il Times di Londra, l’Observer, il New Yorker e The Face. La svolta arrivò però nel 2000 con la pubblicazione di Kitchen Confidential, uscito in Italia nel 2002 per Feltrinelli. Nel libro Bourdain raccontava parte della propria esperienza personale, ma soprattutto mostrava il lato meno glamour della ristorazione: il lavoro fisico, le tensioni, l’organizzazione, il denaro, le gerarchie e tutto ciò che normalmente rimane nascosto dietro una cucina professionale.

Il successo di Kitchen Confidential cambiò radicalmente la sua carriera. Il libro conquistò i lettori grazie a uno stile diretto, ironico e dissacrante, attirando rapidamente l’attenzione della televisione. Nel 2002 Bourdain divenne protagonista di A Cook’s Tour, primo di una lunga serie di programmi costruiti attorno alla sua curiosità per il cibo e soprattutto per le persone. Sarebbero poi arrivati titoli come Anthony Bourdain: No Reservations e Anthony Bourdain: Parts Unknown. Il meccanismo rimase sostanzialmente lo stesso: viaggiare, conoscere culture diverse, mangiare insieme alle persone del luogo e utilizzare il cibo come porta d’accesso a storie, tradizioni e realtà sociali. Il pubblico si affezionò a lui anche per il suo modo poco costruito di stare davanti alla telecamera, per l’attenzione dedicata ai lavoratori comuni e per un’empatia lontana dalla retorica della celebrità.

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Il film torna alle origini di Bourdain e trasforma la sua storia in un racconto di formazione

Per costruire Tony – Diario di un Giovane Cuoco, gli sceneggiatori Todd Bartels e Lou Howe hanno utilizzato soprattutto le prime pagine di Kitchen Confidential, in particolare la sezione intitolata “Primo Piatto”. I riferimenti principali sono i capitoli “Il cibo è sesso”, “Il cibo è dolore” e in parte “Dentro il CIA”. Si tratta di poche decine di pagine, ma sufficienti a raccontare un momento decisivo della vita del futuro autore: il periodo nel quale il lavoro in cucina smette di essere soltanto un’esperienza temporanea e comincia a trasformarsi in una possibilità concreta di appartenenza. Da qui nasce il Tony interpretato da Dominic Sessa, ancora distante dalla figura sicura e carismatica che sarebbe diventata familiare a milioni di spettatori.

La conoscenza della vita successiva di Anthony Bourdain rende inevitabilmente più intensa la visione del film. Dietro l’immagine dell’uomo curioso, ironico e capace di muoversi con naturalezza tra culture molto diverse esisteva infatti una dimensione personale più complessa. Bourdain morì suicida l’8 giugno 2018 in una camera d’albergo in Francia. La sua figura è stata poi raccontata anche nel documentario del 2021 Roadrunner: A Film About Anthony Bourdain, diretto da Morgan Neville. Tony sceglie però di guardare molto più indietro, prima del successo e della notorietà, concentrandosi sulla nascita di quella personalità. In questo senso il film funziona contemporaneamente come origin story di un personaggio realmente esistito e come racconto universale su un giovane imperfetto che, tra errori e tentativi, comincia finalmente a capire quale potrebbe essere il proprio posto nel mondo.