Un fantasy sottovalutato merita una seconda possibilità | Chris Pine guida un’avventura tra magia, mostri e un drago improbabile: perché funziona così bene | Il film che molti hanno ignorato

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Dungeons & Dragons: L’Onore dei Ladri riesce a mescolare avventura, umorismo e spettacolo senza chiedere allo spettatore di conoscere il gioco di ruolo da cui nasce.

Quando si parla di fantasy cinematografico, il confronto con Il Signore degli Anelli arriva quasi automaticamente. La trilogia di Peter Jackson resta un punto di riferimento enorme, ma proprio per questo rischia di oscurare film più recenti che hanno scelto una strada molto diversa. Tra questi c’è Dungeons & Dragons: L’Onore dei Ladri, diretto da Jonathan Goldstein e John Francis Daley, una produzione che non prova a imitare la solennità delle grandi saghe epiche e preferisce invece puntare su ritmo, ironia e senso dell’avventura. Il risultato è un fantasy molto più leggero, ma non per questo meno curato, capace di parlare sia ai fan del gioco di ruolo sia a chi non ne conosce praticamente nulla.

La storia segue Edgin, un bardo e ladro interpretato da Chris Pine, che insieme alla combattente Holga, interpretata da Michelle Rodriguez, parte alla ricerca di una reliquia magica legata alla possibilità di salvare sua figlia. Da lì prende forma una vera e propria compagnia di avventurieri improbabili, tra maghi, paladini e druidi capaci di trasformarsi in creature gigantesche. Il film utilizza tutti gli ingredienti classici del fantasy, ma evita di trattarli con eccessiva serietà. Incantesimi, mostri e battaglie diventano parte di un mondo ricco e coerente, ma anche il terreno perfetto per gag e situazioni assurde.

Dungeons & Dragons funziona perché non prende il fantasy troppo sul serio

Uno dei punti di forza di L’Onore dei Ladri è il modo in cui gestisce l’umorismo. Il film conosce bene le regole e i cliché del genere, ma invece di demolirli li utilizza per creare complicità con lo spettatore. Chris Pine interpreta Edgin con una leggerezza quasi da commedia d’avventura, mentre Michelle Rodriguez rappresenta il contrappeso più fisico e concreto del gruppo. Il tono resta ironico anche nei momenti più spettacolari, senza però trasformare ogni scena in una parodia.

Questa scelta rende il film molto accessibile. Non è necessario conoscere Faerûn, sapere come funzionano gli incantesimi o aver mai partecipato a una partita di Dungeons & Dragons. I riferimenti al gioco esistono e sono riconoscibili per chi li cerca, ma non diventano mai un ostacolo alla comprensione. È una caratteristica importante, soprattutto in un’epoca in cui molti franchise chiedono al pubblico di conoscere film, serie, spin-off e universi narrativi sempre più complessi prima ancora di poter seguire una nuova storia.

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Un’avventura autoconclusiva che ricorda quanto il fantasy possa essere divertente

A differenza di altre grandi produzioni fantasy, Dungeons & Dragons: L’Onore dei Ladri funziona bene anche come esperienza autonoma. Non serve prepararsi con ore di contenuti precedenti e non è necessario aspettare stagioni successive per avere una storia completa. Il film costruisce il proprio gruppo, presenta il conflitto, sviluppa i personaggi e porta l’avventura fino a una conclusione soddisfacente. In mezzo trova spazio anche per alcune creature memorabili, compreso un drago decisamente sovrappeso che rappresenta perfettamente l’equilibrio tra spettacolo e comicità scelto dai registi.

Proprio questa immediatezza rende il film uno dei fantasy più facili da recuperare degli ultimi anni. Non cerca di superare Il Signore degli Anelli sul terreno dell’epica o della costruzione mitologica, ma propone qualcosa di più leggero e immediato: circa due ore di avventura, battaglie, magia e personaggi che funzionano soprattutto grazie alla loro chimica. Edgin, Holga e gli altri protagonisti avevano tutto il potenziale per tornare in nuove storie, e il film lascia la sensazione di un mondo ancora pieno di possibilità. Per chi lo ha ignorato alla sua uscita, Dungeons & Dragons: L’Onore dei Ladri resta quindi una delle sorprese fantasy più piacevoli da riscoprire, soprattutto per chi ha voglia di un’avventura capace di divertirsi con il genere senza smettere di amarlo.