
Paolo Strippoli porta in Concorso a Venezia 83 un racconto oscuro tra Bari e Roma, trasformando una tragedia familiare in un apologo sul controllo, sull’invidia e sull’illusione di poter comprare il futuro.
Ci sono paure che arrivano dall’esterno e altre che scopriamo essere sempre state dentro di noi. L’Estranea, titolo internazionale The Spiral, appartiene decisamente alla seconda categoria. Paolo Strippoli torna a utilizzare gli strumenti del cinema di genere per osservare qualcosa di profondamente quotidiano: una famiglia, le sue ambizioni, le bugie tramandate ai figli e il bisogno quasi patologico di controllare ciò che accadrà. Presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 83, il film attraversa thriller psicologico e horror senza rinunciare a un’anima melodrammatica. Al centro ci sono Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Valeria Bruni Tedeschi e Adriano Giannini, coinvolti in una storia che parte da una confessione e progressivamente riporta alla luce un debito contratto molti anni prima.
Anna, interpretata da Jasmine Trinca, compare improvvisamente nell’appartamento romano della figlia Alice, giovane costumista interpretata da Romana Maggiora Vergano. Porta con sé una verità che può riscrivere l’intera storia familiare. Il racconto torna così a Bari nell’agosto del 1999, quando la famiglia Colonna viveva un momento di apparente successo. La sartoria di famiglia era diventata un negozio alla moda, il denaro sembrava abbondare e la villa con piscina rappresentava perfettamente un benessere che aveva bisogno di essere mostrato. Il piccolo Tobia prometteva bene nel calcio, mentre Alice era stata scelta per una pubblicità della Barilla. Poi, durante una grande festa di Ferragosto, qualcosa spezza quell’immagine perfetta. Da quel momento comincia una storia in cui la volontà di governare il destino si rivela molto più pericolosa del destino stesso.
Un patto oscuro trasforma la famiglia in una spirale
È dopo la tragedia che entra davvero in scena l’estranea interpretata da Valeria Bruni Tedeschi. Anna la incontra in una chiesa, dove la donna fuma con assoluta noncuranza, conosce dettagli che non dovrebbe sapere e sembra capace di individuare immediatamente le fragilità di chi ha davanti. Non servono apparizioni mostruose o effetti spettacolari: il personaggio inquieta proprio perché conserva un aspetto ordinario. Non obbliga Anna a fare nulla, ma le offre una scelta. Il patto diventa così il punto attraverso cui Strippoli interroga il desiderio umano di intervenire sul futuro, soprattutto quando dolore, paura e ambizione rendono irresistibile la possibilità di modificare ciò che sembra inevitabile.
Il film è diviso in capitoli dedicati alla figlia, al figlio, al padre e alla madre, fino all’epilogo, mentre date e città scandiscono il passaggio del tempo. Dietro la dimensione soprannaturale emerge progressivamente il vero bersaglio del racconto: una piccola borghesia ossessionata dall’ascesa sociale e dallo sguardo altrui. Anna avrebbe voluto diventare attrice e, dopo essere stata ostacolata dai genitori, trasferisce sulla figlia una parte delle proprie aspirazioni. Walter, interpretato da Adriano Giannini, è invece un padre immaturo e vanitoso, arrivato persino a fingersi produttore cinematografico per conquistare quella che sarebbe diventata sua moglie. Il denaro, il prestigio e il desiderio di essere invidiati sembrano offrire alla famiglia l’illusione di poter controllare ogni cosa. Ma L’Estranea lavora esattamente sulla demolizione di questa certezza.

Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi nel cuore dell’incubo
Strippoli costruisce questa perdita di controllo anche attraverso immagini e simboli ricorrenti. Come già accadeva in Piove, l’acqua assume una funzione narrativa: Roma viene progressivamente sommersa dalla pioggia mentre il confronto tra Anna e Alice diventa sempre più teso. Compare anche Billy, il pupazzo di Saw, con le celebri spirali sulle guance, un riferimento che dialoga direttamente con il titolo internazionale The Spiral. La spirale diventa infatti la forma ideale del destino dei protagonisti: non un cerchio che riporta esattamente al punto di partenza, ma un movimento che sembra procedere mentre continua a ruotare intorno alla stessa ferita. Anche una sequenza ambientata durante la vittoria dell’Italia ai Mondiali del 2006, accompagnata da Nessuno dei Baustelle, trasforma l’euforia collettiva in qualcosa di privato e doloroso.
È soprattutto nel confronto tra Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi che il film trova la sua energia più inquietante. La prima interpreta una donna divorata dal bisogno di proteggere, decidere e anticipare gli eventi; la seconda costruisce invece una presenza indecifrabile, capace di insinuarsi nelle debolezze senza mai offrire una soluzione autentica. Intorno a loro Strippoli inserisce dettagli apparentemente minimi, dalle rotelle di liquirizia che Anna mangia compulsivamente alla filastrocca “respira a fondo, respira piano”, trasformandoli in rituali contro un’ansia impossibile da governare. L’Estranea, in sala dall’8 ottobre con 01 Distribution, conferma così l’interesse di Strippoli per un cinema italiano capace di utilizzare l’horror senza separarlo dalla realtà sociale e familiare. Il demone, in fondo, è soltanto l’ultimo anello della catena: prima vengono il desiderio, l’invidia e quella convinzione pericolosa secondo cui, pagando abbastanza, sia possibile convincere perfino il destino a cambiare idea.
