Sam Raimi torna all’horror estremo, Send Help segna il ritorno vietato ai minori | Dopo 26 anni cambia tutto
Dopo oltre un quarto di secolo, Sam Raimi torna a firmare un film vietato ai minori. Con Send Help, in uscita nelle sale il 30 gennaio, il regista statunitense chiude simbolicamente un lungo ciclo iniziato lontano dal suo territorio naturale e torna a maneggiare senza filtri l’horror-thriller che lo ha reso un autore di culto. La classificazione R assegnata al film per violenza sanguinolenta e linguaggio esplicito non lascia spazio a interpretazioni: Raimi è tornato al suo lato più cattivo.
Per molti spettatori e appassionati si tratta di un evento tutt’altro che marginale. L’ultima volta che il cineasta aveva spinto il pedale fino al divieto ai minori risaliva a più di 26 anni fa, prima di una lunga parentesi segnata da compromessi produttivi, grandi franchise e limiti imposti dal mercato mainstream. Send Help si presenta quindi come una dichiarazione d’intenti, oltre che come un ritorno estetico e narrativo.
Il ritorno di Raimi all’horror più sporco
Negli ultimi anni Sam Raimi ha attraversato territori molto distanti dal suo immaginario originario. Dopo Drag Me to Hell del 2009, film ancora intriso di perfidia slapstick ma limitato dal rating PG-13, il regista si è progressivamente allontanato dall’horror puro. I suoi lavori successivi, da Oz the Great and Powerful fino a Doctor Strange nel Multiverso della Follia, hanno consolidato il suo rapporto con i grandi studios e con il pubblico Marvel, ma hanno anche lasciato insoddisfatti molti dei fan storici.
Send Help segna una netta inversione di rotta. La classificazione ufficiale della MPA parla chiaro e riporta Raimi nel territorio che gli è più congeniale: quello dell’horror grottesco, sarcastico, viscerale, in cui il sangue diventa parte integrante della messa in scena e l’umorismo nero convive con una visione morale profondamente disturbante. È un ritorno che sa di liberazione creativa, dopo anni di cinema controllato e calibrato.
Il film sembra recuperare il linguaggio visivo e il tono che hanno reso iconiche opere come Evil Dead II e Army of Darkness, ma rilette attraverso una sensibilità contemporanea. Raimi non guarda indietro con nostalgia, bensì utilizza i suoi strumenti più riconoscibili per costruire qualcosa di nuovo, più crudele e meno indulgente.
Un’isola, due sopravvissuti e una morale contorta
La premessa narrativa di Send Help è tanto semplice quanto inquietante. Una dipendente e il suo capo odioso sopravvivono a uno schianto aereo e si ritrovano isolati su un’isola deserta. Pochi personaggi, uno spazio chiuso e ostile, nessuna via di fuga immediata. È un tipo di set-up che Raimi ha sempre dimostrato di saper sfruttare al massimo, trasformando la sopravvivenza in un laboratorio di tensione e crudeltà.
Secondo alcune descrizioni emerse durante la produzione, il film si muove come una favola morale deformata, in cui personaggi moralmente falliti vengono messi l’uno contro l’altro in un gioco al massacro sempre più esplicito. Raimi non risparmia i suoi protagonisti, li sottopone a umiliazioni, violenze fisiche e psicologiche, e sfida apertamente lo spettatore a continuare a empatizzare con loro.
I ruoli principali sono affidati a Rachel McAdams e Dylan O’Brien, una scelta che punta a intercettare pubblici diversi. Da un lato, interpreti capaci di reggere una narrazione tesa e ambigua; dall’altro, volti riconoscibili che rendono ancora più disturbante la progressiva discesa nell’orrore. La dinamica tra vittima e carnefice si fa sempre più instabile, mentre la violenza diventa linguaggio narrativo e strumento di giudizio.
Con Send Help, Raimi sembra voler recuperare l’equilibrio che ha reso memorabili molti dei suoi film più amati: slapstick e sadismo, ritmo frenetico e cattiveria, comicità e disgusto. Un’estetica che attraversa titoli come Darkman, A Simple Plan ed Evil Dead II, e che qui trova una nuova declinazione, più asciutta e spietata.
L’uscita del film il 30 gennaio ha già riacceso una forte aspettativa tra gli appassionati. Dopo anni dominati dal cinema blockbuster a classificazione ridotta, Send Help promette un ritorno al cinema sporco, sanguinolento e corrosivo. Non solo una parentesi nella carriera di Sam Raimi, ma forse l’inizio di una nuova fase, in cui l’autore torna finalmente a sporcarsi le mani senza chiedere permesso.
