Il caso è chiuso, ma Basil potrebbe ancora indagare nella seconda stagione | Cosa sappiamo del ritorno della serie Netflix

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Il problema finale 2 – fortementein

Il problema finale è stato concepito come una miniserie di quattro episodi tratta dal romanzo autoconclusivo di Arturo Pérez-Reverte: al momento Netflix non ha annunciato un secondo capitolo.

Il problema finale, titolo originale El problema final, è disponibile su Netflix dal 25 settembre 2026 e porta sullo schermo il romanzo omonimo di Arturo Pérez-Reverte attraverso quattro episodi diretti da Félix Viscarret. La serie spagnola, sceneggiata da Alberto Macías, Carlos Molinero e Marisol Farré e prodotta da Mod Producciones, è costruita come un classico giallo a enigma. La domanda su un possibile Il problema finale 2 nasce soprattutto dal suo protagonista, Basil, interpretato da José Coronado: il caso raccontato viene risolto, ma il personaggio conserva caratteristiche che potrebbero teoricamente consentirgli di affrontare una nuova indagine. Per ora, però, Netflix presenta ufficialmente il progetto come una miniserie e non risultano annunci relativi a una seconda stagione.

La vicenda è ambientata nella primavera del 1959. Una tempesta isola tredici persone in un piccolo hotel situato su un isolotto al largo di Maiorca, gestito da Mrs. Raquel Ausländer, interpretata da Maribel Verdú. Quando la riservata turista inglese Elisa Mander viene trovata morta, raggiungere la terraferma è impossibile e gli ospiti decidono di affidarsi a Basil. Non è un vero investigatore: è un attore ritiratosi dalle scene che per vent’anni ha interpretato Sherlock Holmes al cinema. Ad affiancarlo nell’indagine c’è Francisco Foxá, interpretato da Martiño Rivas, scrittore di romanzi popolari e grande ammiratore dell’ex attore. Intorno a loro si muove un gruppo di sospettati che comprende Adela Figueroa, Fonseca, Vicky, Toni, il dottor Seruya, la cameriera Catalina e i coniugi Klemmer.

Perché Il problema finale 2 al momento appare poco probabile

Ci sono soprattutto tre elementi che definiscono la situazione. Il primo riguarda il formato: Netflix ha presentato Il problema finale come limited series e miniserie, non come prima stagione di un progetto seriale già destinato a continuare. Il secondo è narrativo, perché il mistero centrale trova una soluzione nell’ultimo episodio. Il terzo riguarda il materiale originale: il romanzo di Pérez-Reverte da cui sono tratti i quattro episodi è una storia autoconclusiva e non possiede un seguito. Al momento non sono stati annunciati rinnovi, nuove riprese, date di uscita o un cast per Il problema finale 2. Per questo sarebbe anche improprio parlare di cancellazione: la produzione è arrivata alla conclusione del racconto per il quale era stata concepita.

Un eventuale ritorno richiederebbe dunque una strada differente. Basil potrebbe teoricamente diventare protagonista di un altro mistero, ma gli sceneggiatori dovrebbero costruire un caso originale non tratto dal romanzo. Il personaggio offre certamente un meccanismo narrativo interessante: ha trascorso vent’anni interpretando Sherlock Holmes e si ritrova improvvisamente costretto a utilizzare nella realtà gli strumenti investigativi associati al detective che gli ha dato la fama. È proprio questa sovrapposizione tra attore e personaggio a permettere al finale di lasciare una piccola apertura, pur chiudendo il delitto attorno al quale ruotano i quattro episodi.

Il problema finale 2 – fortementein

Dal romanzo di Pérez-Reverte a Netflix: cosa cambia nella serie

Il materiale di partenza è Il problema finale di Arturo Pérez-Reverte, romanzo pubblicato nel 2023 da Alfaguara e concepito come un omaggio al giallo classico e al cinema hollywoodiano. Anche il titolo richiama direttamente The Final Problem di Arthur Conan Doyle, il racconto che mette Sherlock Holmes di fronte a Moriarty. Basil, dal canto suo, rimanda apertamente alla figura di Basil Rathbone, celebre interprete cinematografico di Holmes. L’adattamento Netflix modifica però diversi elementi. Nel romanzo la vicenda si svolge nel giugno del 1960 sull’isola di Utakos, di fronte a Corfù, dove il maltempo blocca nove persone e la vittima si chiama Edith Mander. La serie anticipa gli eventi al 1959, trasferisce l’azione nel Mediterraneo spagnolo, porta a tredici il numero delle persone isolate e cambia il nome della vittima in Elisa Mander.

Rimane invece centrale il gioco con le regole del giallo classico: un luogo isolato, un gruppo ristretto di sospettati e un delitto che deve essere risolto attraverso osservazione e deduzione. Anche l’aspetto visivo contribuisce a questa impostazione. La fotografia di Daniel Sosa, i costumi di Sonia Grande e il lavoro su scenografie, arredi, trucco e acconciature cercano di ricostruire l’atmosfera della fine degli anni Cinquanta richiamando il cinema classico. Il finale porta Basil alla soluzione dell’enigma, ma lascia aperta la sua identità, sospesa tra l’uomo e Sherlock Holmes, il ruolo che lo ha accompagnato per gran parte della vita. È uno spazio narrativo che potrebbe consentire un ritorno, ma che per ora resta soltanto tale: Il problema finale 2 non è stato annunciato e la serie Netflix nasce come un racconto completo in quattro episodi.