“Conto i granelli di sabbia delle clessidre per avere più tempo”.
Una citazione degna dei più saggi santoni orientali è quella che il “cinico esasperato e razionalissimo” Arturo, aka Roberto Ciufoli, declama in un momento di massima irritazione nei confronti del suo collega “forzato” Max (Nino Formicola, il “Gaspare” del duo con Zuzzurro, cui è dedicato lo spettacolo), rivolgendosi al “cactusiano” Biagio, alias Max Pisu.


Ma di cosa stiamo parlando? parliamo di un sodalizio in crisi, una nuvola nera, un atterraggio di fortuna e un cactus abitato da una strana creatura, ovvero di “Sabbie mobili (Angeli & comici persi tra cactus sensibili e salotti mimetici)“, lo spettacolo di Alessandro Benvenuti, P. Aicardi, Nino Formicola, Carlo Pistarino in scena al Teatro Martinitt di Milano dall’ 11 al 28 gennaio.

Ingredienti insoliti, mescolati con divertente azzardo, di una situazione oltre la realtà, l’unica forse in cui i protagonisti Arturo e Max trovano il coraggio di affrontare, appunto, la realtà.
Sono due comici di successo non vanno più d’accordo, i loro rapporti sono ormai logori e la loro collaborazione è agli sgoccioli. Di ritorno da una serata in Svizzera si imbattono con il loro Cessna in una strana nube nera, che li fa precipitare in un luogo misterioso abitato da strana e singolare creatura, Biagio, l’angelo dei comici, spuntata fuori da un cactus, che comincia a interessarsi a loro e alle loro diatribe e  tenta di riportare pace e complicità. Tra sgnafurzi, una famiglia di cerpeti, mentine miracolose e cactus allucinogeni i due amici – nemici non si rendono conto che hanno tutto senza apprezzarlo. Solo quando sembreranno perdere ogni cosa, si smarriranno nel nulla, saranno preda della nostalgia.
Disorientati dal niente esistenziale in cui li ha condotti il viaggio alla ricerca di se stessi, aneleranno di nuovo all’armonia, trovandola in un gioco di sketch al limite del surreale, dell’onomatopea e della lingua (sarda).
Una commedia insolita, una fiaba magica senza luogo e senza tempo, straripante di effetti sonori e giochi di luce che, attraverso la mimica e a una non comune padronanza della parola insegna a non mollare mai, a tornare a credere, a farsi registi delle proprie esistenze. Un cocktail irresistibile di fantasia, situazioni assurde, suggestioni, provocazioni e uno spassoso parlar di nulla dove il linguaggio del corpo conta almeno quanto quello della parola interpretato magistralmente da questo trio di eccezione.

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