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Alla Triennale di Milano, il paesaggio dell’architettura secondo Luigi Ghirri

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Luigi Ghirri, Firenze, la Galleria degli Uffizi, 1991 © Eredi di Luigi Ghirri

Che cosa ci fa sentire il bisogno di fermare il tempo in un’immagine? Che cosa si imprime sulla pellicola? Perché un’immagine è più interessante di un’altra?
Alla Triennale di Milano arriva una mostra molto particolare, forse un unicum nel panorama milanese: Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura. Dal 25 maggio al 26 agosto 2018, sarà infatti possibile scoprire un Luigi Ghirri inedito, e il suo sguardo che dall’obiettivo fotografico punta all’architettura.
«Daguerre, avvicinandosi per primo alla frontiera del già visto e contemporaneamente del mai visto, intuisce che da quel momento la vita degli uomini sarà accompagnata da questo doppio sguardo, da uno scarto, una specie di alone che abiterà persone e luoghi; un doppio sguardo sul mondo visibile presente o evocato e sul mondo visibile e fotografato». Così scrive Luigi Ghirri in un articolo del 1987 sul Corriere della Sera.

Io, all’epoca, avevo solo un anno di vita, ma Ghirri era nato a Modena nel 1943, aveva studiato e lavorato da ragioniere prima di essere rapito da un amore chiamato fotografia. Il colpo di fulmine capitò chissà quando. Forse in vacanza a Lucerna, in Svizzera, o a Brest, in Francia. Forse lungo la via Emilia e il milieu culturale in cui nacque la sua ricerca è quello dell’arte concettuale degli anni Sessanta e Settanta, in polemica con i “dogmi” della fotografia di reportage del Dopoguerra alla Cartier-Bresson.
La fotografia, secondo Ghirri, si pone sul crinale di ciò che conosciamo, e che spesso diamo per scontato, e ciò che è completamente nuovo, o perché realmente inedito o perché mai guardato in quel modo. Attorno a questo pensiero si dipana tutta l’opera di questo artista che fotografando ha cercato di capire cosa fosse la fotografia, e non solo. Ghirri si avvicinò all’architettura nel 1983 collaborando con la rivista Lotus International, con cui avviò un rapporto continuativo di ricerca e di reciproco scambio durato quasi un decennio. Risultato di questa collaborazione fu un nuovo modo di guardare all’architettura capace di comprenderne la realtà in relazione ai fenomeni e agli aspetti contraddittori dei paesaggi contemporanei. L’architettura e il paesaggio si configurano, d’altra parte, come il soggetto privilegiato dell’opera matura di Ghirri, “un luogo del nostro tempo, la nostra cifra epocale”.

 

Per questo fino al 1992, anno della sua prematura scomparsa, Ghirri sviluppò un corpus fotografico sugli interventi di singoli architetti, sulle esposizioni della Triennale di Milano e cura progetti editoriali più ampi, all’interno di Quaderni di Lotus, come “Paesaggio italiano” (1989) e la sezione fotografica di “Atlante Metropolitano” (1991).
“Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura”, proposta del Museo di Fotografia Contemporanea alla Triennale di Milano, a cura di Michele Nastasi espone oltre 300 fotografie, tra stampe originali e immagini proiettate, molte delle quali inedite, appartenenti all’archivio di Lotus e alla Triennale di Milano, insieme ad una selezione di pubblicazioni e di altri materiali, allo scopo di mettere in relazione lo straordinario talento di Ghirri con l’ambito editoriale e critico, da cui il suo lavoro sull’architettura è scaturito.

INFO:
Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura
Palazzo della Triennale
viale Alemagna 6, Milano
dal 25 maggio al 26 agosto 2018
Ingresso: Intero 7 euro; ridotto 6 / 5 euro.
Biglietto unico per tutte le mostre 12 euro.
Orari: Martedì – Domenica 10.30 – 20.30