Si inaugura oggi, martedì 16 aprile, alle ore 18 a Palazzo Sormani (ingresso da via Francesco Sforza 7) la mostra “La pittura come documento e denuncia” a ingresso gratuito, che apre il programma di iniziative dedicate alla figura di Giuseppe Fava, giornalista siciliano assassinato dalla mafia nel 1984 per il suo impegno costante nella ricerca della verità e nella denuncia della criminalità organizzata. La mostra, visitabile fino all’8 giugno, è curata da Giovanna Mori e presenta 60 opere tra dipinti ad olio, incisioni e disegni, realizzati lungo un arco di tempo che va dalla fine degli anni Cinquanta ai primi anni Ottanta.

 

È sempre la Sicilia con i suoi abitanti, le sue architetture e le sue piaghe profonde quella che Fava mette in campo. Sono della metà degli anni Sessanta “Studio sul dolore”, “La vendetta” e “Posa per un mafioso”, dove è evidente il desiderio di descrivere l’oppressione di una mafia sempre più aggressiva e brutale. “Studio sul dolore” in particolare, scelto come immagine della mostra, è una crocifissione moderna, un supplizio contemporaneo che conduce direttamente al dolore estremo di chi subisce una violenza e alla disperazione di chi resta. Negli anni Ottanta, il desiderio di Fava di fare della pittura uno strumento di denuncia sociale lo porta a elaborare un’iconografia allegorica: la distribuzione di volti in uno spazio compresso diventa una sorta di cifra stilistica che l’artista utilizzerà anche nella sua vasta produzione incisoria e grafica. Volti brutti, minacciosi, sgradevoli per parlare di malaffare e corruzione e in alcune tele del 1980 e 1981 il pittore, per descrivere le miserie dell’animo umano, si avvale di riferimenti al repertorio iconografico enigmatico, surreale e macabro di Hieronymus Bosch.

 

Presenti in mostra molte acqueforti, tecnica a cui l’autore si dedicò dal 1975 e che gli permise di elaborare soggetti e trattare tematiche che avrebbero contribuito a raccontare la sua isola: “Cerimonia patriottica”, “La consegna delle case popolari”, “Il fatto di cronaca”ed altri ancora sono scorci efficaci ed autentici sulla Sicilia sofferente ed offesa.

Nel percorso espositivo, una zona è dedicata alla proiezione a ciclo continuo di spezzoni della serie “I Siciliani”, realizzata nel 1980 con regia di Vittorio Sindoni e sceneggiatura di Giuseppe Fava, e nelle teche dislocate lungo il percorso sono esposti i preziosi materiali d’archivio -disegni e bozzetti, articoli originali, copie di giornale, dattiloscritti e copioni delle opere teatrali e di narrativa, fotografie – finalizzati a testimoniare l’incessante attività creativa e documentaria dello scrittore/artista.

“ladultera” olio su tela, 68×57

Promosso e prodotto da Comune di Milano|Cultura e Biblioteca Sormani, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Fava e curato da Massimiliano Scuriatti, il programma “Giuseppe Fava. Oltre il giornalismo” intende proporre un ritratto il più possibile completo del giornalista siciliano, che fu anche scrittore, drammaturgo, saggista e pittore. Oltre alla mostra, infatti, sono previsti tre appuntamenti durante i quali saranno approfonditi i molti diversi ambiti di espressione della complessa personalità del giornalista siciliano: il 16 maggio a Palazzo Sormani si parlerà della poliedricità della sua attività, mentre il 21 sarà presentato il secondo volume della raccolta teatrale di Giuseppe Fava; il 23 maggio, giorno dell’anniversario della strage di Capaci, presso il Palazzo del Cinema Anteo, sarà approfondito il cinema di Giuseppe Fava, con la proiezione, tra l’altro, del film “I Siciliani”, da lui scritto e interpretato.

Orari: Lunedì – Venerdì: dalle 15 alle 19
Sabato: dalle 9 alle 12.30
Chiuso domenica e festivi
Ingresso libero

www.milano.biblioteche.it