Marty Supreme e il finale mai visto, Chalamet doveva diventare un vampiro | La scelta che ha spaccato A24
Il finale di Marty Supreme che il pubblico vedrà al cinema non è quello che Josh Safdie aveva inizialmente immaginato. A distanza di tempo dall’uscita del film, emerge un retroscena destinato a far discutere: nella prima bozza della sceneggiatura, il personaggio interpretato da Timothée Chalamet era coinvolto in una vera e propria svolta vampiresca. Un’idea estrema, coerente con lo spirito anarchico del progetto, ma giudicata troppo spiazzante dai dirigenti di A24.
A raccontarlo è stato lo stesso Safdie durante un episodio dell’A24 Podcast, spiegando come quella versione del finale avesse lasciato la produzione letteralmente interdetta. Non si trattava di una metafora o di un’allusione simbolica, ma di un evento esplicito, fisico, che avrebbe chiuso il film con un’immagine disturbante e definitiva. Una scelta che avrebbe trasformato Marty Supreme in qualcosa di ancora più radicale di quanto non sia già.
Il finale originale: successo, disillusione e un morso al collo
Nella versione iniziale della sceneggiatura, firmata da Josh Safdie e Ronald Bronstein, la storia seguiva Marty Mauser fino alla fine degli anni ’80. Dopo le follie giovanili e le ossessioni che attraversano il film, Marty diventava un imprenditore di enorme successo. Trasformava il negozio di scarpe di Orchard Street in un marchio vincente, Marty Mauser’s Shoes, costruendo un impero basato su franchising, espansione e accumulo di ricchezza.
Tutti gli indicatori del successo erano presenti: soldi, famiglia, una grande casa lontana da New York. Eppure, secondo Safdie, il personaggio arrivava a quel traguardo svuotato, lontano da ciò che credeva fosse la sua vera vocazione. Il momento finale era ambientato durante un concerto dei Tears for Fears, sulle note di Everybody Wants to Rule the World, brano che diventava una riflessione amara sul potere, sulla giovinezza e sull’illusione del controllo.
È qui che arrivava il colpo di scena. Alle spalle di Marty compariva Milton Rockwell, interpretato da Kevin O’Leary, personaggio che nel corso del film aveva pronunciato la frase “Sono un vampiro”. Una battuta che, in questa versione, si rivelava tutt’altro che metaforica. Milton mordeva Marty al collo. Fine del film. Nessuna spiegazione, nessuna redenzione, solo un’immagine finale scioccante.
Safdie ha raccontato che erano state persino realizzate protesi per gli occhi di Chalamet e preparati effetti visivi specifici. Il vampiro non era un’idea astratta, ma una scelta narrativa concreta, pensata per sigillare il film con un gesto di pura provocazione.

Lo stop di A24 e le reazioni del cast
La reazione dei dirigenti di A24 non si è fatta attendere. Alla lettura della sceneggiatura, la domanda rivolta a Safdie è stata secca: “È un errore, vero?”. Per la produzione, quel finale rischiava di spostare il film su un piano troppo assurdo, compromettendo l’equilibrio tra grottesco, satira e dramma umano che caratterizza Marty Supreme.
Non tutti, però, erano contrari. Kevin O’Leary ha ammesso pubblicamente che quel finale gli sarebbe piaciuto moltissimo. Secondo l’attore, la trasformazione vampiresca sarebbe stata la giusta punizione per un personaggio come Milton e, allo stesso tempo, una conclusione più coerente con la ferocia morale del film. O’Leary ha dichiarato di essere rimasto insoddisfatto dalla versione definitiva, giudicata troppo indulgente verso Marty.
L’attore ha spinto ancora oltre, rivelando di aver suggerito un epilogo ancora più cupo: la morte di Rachel, interpretata da Odessa A’Zion, durante il parto, come conseguenza diretta dell’egoismo e dell’ambizione di Marty Mauser. Un’idea che Safdie ha effettivamente preso in considerazione, salvo poi accantonarla insieme al finale vampiresco.
La versione arrivata sullo schermo è quindi il risultato di una mediazione. Meno estrema, più emotiva, ma anche meno feroce rispetto alle intenzioni iniziali del regista. Resta però il fascino di un’idea mai realizzata che avrebbe potuto trasformare Marty Supreme in un oggetto cinematografico ancora più divisivo.
Il racconto di questo finale scartato conferma una cosa: Marty Supreme nasce come un film disposto a spingersi oltre ogni confine, anche a costo di destabilizzare il pubblico. E se oggi il vampiro resta solo un’ombra dietro le quinte, sapere che Chalamet avrebbe potuto chiudere il film con un morso al collo aggiunge un nuovo livello di lettura a un’opera già carica di eccessi, ambiguità e provocazioni.
