Cime tempestose torna a incendiare i desideri, tra amore tossico ed erotismo pop | Ne siamo ossessionati

Il film di Emerald Fennell trasforma un classico ottocentesco in un fenomeno culturale contemporaneo.

Un romanzo pubblicato nel 1847, considerato per anni difficile, cupo e perfino respingente, è improvvisamente diventato il centro di un’ossessione collettiva. In queste settimane Cime tempestose è ovunque: sui social, nei commenti infuocati, nei video di spiegazione accelerata per “capirlo in tempo” prima dell’uscita al cinema. Il motivo è chiaro: l’arrivo della nuova trasposizione cinematografica firmata da Emerald Fennell, pronta a debuttare nelle sale mondiali a San Valentino. Una data scelta con lucidità chirurgica per un’operazione che mescola amore, provocazione e marketing.

Questa non è una semplice rilettura di Emily Brontë. È un evento culturale che ha diviso i lettori storici e attirato un pubblico nuovo, spesso estraneo al romanzo originale. Un pubblico che oggi parla di Cathy e Heathcliff usando parole come amore tossico, desiderio distruttivo e ossessione, categorie contemporanee che sembrano improvvisamente perfette per raccontare una storia nata quasi due secoli fa.

Gran parte dell’attenzione si concentra sui protagonisti. Margot Robbie e Jacob Elordi incarnano oggi il massimo livello di desiderabilità cinematografica. Lei reduce da ruoli iconici che l’hanno resa una figura culturale trasversale, lui trasformato in simbolo di un maschile magnetico e inquieto. Insieme funzionano come un acceleratore di attenzione, capace di catalizzare fandom, commenti e speculazioni.

Il casting ha sollevato critiche precise. Robbie è stata giudicata “troppo adulta” per Cathy, Elordi “troppo distante” dall’idea di Heathcliff come figura marginale e socialmente esclusa. Critiche fondate sul testo originale, ma rapidamente sommerse dall’entusiasmo del pubblico. L’alchimia percepita tra i due attori, alimentata da dichiarazioni reciproche, gesti simbolici e una promozione attentamente orchestrata, ha trasformato il dibattito letterario in una narrazione parallela fatta di sguardi, complicità e fantasie collettive.

Il risultato è evidente: l’hype ha temporaneamente oscurato ogni obiezione filologica. L’attenzione si è spostata dal “quanto è fedele” al “quanto è potente”.

Una riscrittura emotiva, non un adattamento

Emerald Fennell non ha mai nascosto le sue intenzioni. Il titolo stesso, racchiuso tra virgolette, segnala una distanza consapevole dal romanzo. Questa versione di “Cime tempestose” non ambisce a essere definitiva né filologicamente corretta. È una rielaborazione personale, una memoria emotiva più che una trasposizione.

La regista ha dichiarato di voler raccontare il libro che ricorda di aver letto da adolescente, non quello che esiste sulla pagina. Un approccio che privilegia sensazioni, impulsi e desideri rispetto alla fedeltà narrativa. In quest’ottica, anche le scelte di casting diventano coerenti: Cathy è una presenza quasi mitologica, capace di dominare lo spazio; Heathcliff una forza attratta e respinta, più simbolica che realistica.

Non è un caso che il film punti meno sulla vendetta come motore narrativo e più sull’ossessione come stato permanente. L’amore non è redentivo, non è educativo, non è sicuro. È una condanna condivisa.

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Estetica, pop culture e desiderio contemporaneo

L’estetica del film è lontana da qualsiasi idea di realismo ottocentesco. I costumi non cercano il fango, ma il simbolo. Il rosso domina come colore della passione e della violenza, mentre i contrasti visivi rafforzano la divisione di classe: Cathy luminosa, quasi intoccabile; Heathcliff scuro, chiuso, irrisolto.

Anche la promozione segue la stessa logica. Nulla è casuale: gioielli con storie tormentate, riferimenti visivi a grandi melodrammi del cinema, immagini pensate per essere condivise e reinterpretate. Il film non vive solo sullo schermo, ma nei feed, nei commenti, nelle reinterpretazioni social.

La colonna sonora completa l’operazione. Brani pop contemporanei, ripetizioni ossessive, testi che parlano di ricadute emotive e desideri irrisolti. È un linguaggio musicale che parla direttamente a una generazione abituata a vivere l’amore come esperienza intensa, instabile e spesso contraddittoria.

Perché oggi siamo pronti a guardare un amore sbagliato

Cime tempestose non offre consolazione. Non promette crescita né guarigione. Racconta un legame che distrugge chi lo vive e chi lo circonda. E proprio per questo continua a esercitare un fascino potentissimo.

Viviamo in un’epoca ossessionata dalle red flags, dalla necessità di riconoscere relazioni pericolose e di nominarle. Ma questa consapevolezza non ha cancellato il desiderio di osservare l’errore, l’eccesso, l’abisso. Anzi, lo ha reso più complesso. Guardare oggi Cathy e Heathcliff significa farlo con uno sguardo critico, non ingenuo, capace di distinguere tra attrazione narrativa e modello da imitare.

È questo il nodo che rende l’operazione di Fennell così efficace. Non chiede di giustificare quell’amore, ma di attraversarlo. Di riconoscerne la forza pur sapendo che è distruttivo. Nel 2026, Cime tempestose continua a parlarci perché non offre risposte rassicuranti. Ci mette davanti al desiderio, ai suoi limiti e alle sue conseguenze. E forse è proprio questo, oggi più che mai, a renderlo irresistibile.