
Una sola stagione, tredici episodi e una coppia di detective irresistibile: questo crime è una delle serie più sottovalutate degli ultimi anni.
Quando si parla di Vince Gilligan, il pensiero corre inevitabilmente a Breaking Bad e, successivamente, a Better Call Saul. Eppure il celebre autore ha firmato anche un’altra serie crime che, nonostante gli ottimi giudizi della critica, è passata quasi completamente inosservata. Si tratta di Battle Creek, un procedural poliziesco andato in onda nel 2015 e cancellato dopo appena una stagione, nonostante avesse tutte le caratteristiche per conquistare gli appassionati del genere.
Sviluppata insieme a David Shore, creatore di Dr. House, la serie racconta un’indagine diversa in ogni episodio, ma costruisce la propria forza soprattutto sul rapporto tra due protagonisti completamente opposti. Con soli 13 episodi, rappresenta ancora oggi una scelta ideale per chi cerca un crime coinvolgente da guardare nell’arco di pochi giorni.
Due detective agli antipodi che fanno funzionare ogni episodio
La vicenda ruota attorno a Russ Agnew, interpretato da Dean Winters, detective esperto ma profondamente disilluso, costretto a lavorare in un dipartimento di polizia del Michigan con risorse limitate e mezzi spesso inadeguati. La sua routine viene sconvolta dall’arrivo dell’agente speciale dell’FBI Milton “Milt” Chamberlain, interpretato da Josh Duhamel, che porta con sé tecnologie moderne, entusiasmo e un approccio completamente diverso alle indagini.
Lo scontro tra le loro personalità genera fin da subito dialoghi brillanti e continui momenti di ironia. Tuttavia, la serie evita di limitarsi al classico schema della coppia di investigatori incompatibili. Episodio dopo episodio emergono infatti le fragilità dei protagonisti, i loro problemi personali e le motivazioni che li hanno resi così diversi. Anche i casi affrontati contribuiscono a mantenere alta l’attenzione, alternando omicidi, traffici illeciti, segreti familiari e vicende decisamente più insolite, senza perdere mai il contatto con la dimensione umana dei personaggi.

Il crime dimenticato che merita una seconda occasione
Pur appartenendo al genere procedural, Battle Creek sceglie un ritmo più misurato rispetto ad altre produzioni moderne. Le indagini si sviluppano attraverso interrogatori, raccolta di prove e deduzioni, privilegiando la costruzione del mistero rispetto all’azione spettacolare. Nel frattempo vengono approfondite anche le storie personali dei protagonisti, dal difficile rapporto di Russ con la madre fino ai motivi che hanno spinto un agente dell’FBI brillante come Milt ad accettare un incarico in una piccola cittadina apparentemente priva di grandi stimoli.
La collaborazione tra Vince Gilligan e David Shore riesce a fondere due stili differenti, mescolando umorismo, casi investigativi ben costruiti e personaggi sfaccettati. Nonostante un’accoglienza molto positiva da parte della critica, con un 96% di recensioni favorevoli su Rotten Tomatoes, gli ascolti non furono sufficienti a convincere la CBS a proseguire il progetto. Proprio questa conclusione prematura rende oggi Battle Creek un piccolo gioiello nascosto: una serie breve, intelligente e ancora sorprendentemente fresca, perfetta per chi ha apprezzato il talento narrativo di Vince Gilligan e desidera scoprire una delle opere meno conosciute della sua carriera.
