Musk arriva a Venezia | Alex Gibney indaga Elon Musk tra Tesla, SpaceX, X e politica: il potere dietro l’immagine | Cosa emerge oltre il sipario

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Presentato a Venezia 83, il documentario di Alex Gibney costruisce un ritratto critico di Elon Musk, osservandone l’influenza tecnologica e politica insieme agli aspetti più controversi della sua vita pubblica e privata.

Elon Musk è diventato negli anni molto più di un imprenditore tecnologico. La sua presenza attraversa industria automobilistica, esplorazione spaziale, social network, politica e dibattito pubblico, rendendolo una delle personalità più influenti e discusse del nostro tempo. È proprio questa concentrazione di notorietà e potere a interessare Alex Gibney in Musk, documentario presentato all’83ª Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Venezia Open – Fuori Concorso. Il regista premio Oscar sceglie di interrogare non soltanto l’uomo alla guida di Tesla e SpaceX e proprietario di X, ma soprattutto il processo attraverso il quale negli anni è stata costruita la sua immagine pubblica.

Il punto di partenza dichiarato da Gibney riguarda infatti il controllo della propria rappresentazione. Secondo il regista, Musk avrebbe imparato a creare una sorta di “inquadratura principale” attraverso la quale essere osservato dal pubblico: imprenditore visionario, innovatore capace di immaginare il futuro e figura destinata a cambiare interi settori industriali. Il documentario prova a spostare la macchina da presa fuori da questa cornice, cercando prospettive differenti e mettendo in discussione la narrazione consolidata. Innovazione e ambizione rimangono parti essenziali del personaggio, ma vengono affiancate da interrogativi sull’influenza globale accumulata da Musk e sul rapporto sempre più stretto tra tecnologia, comunicazione e potere politico.

Alex Gibney cerca l’uomo dietro il personaggio Elon Musk

Una parte centrale di Musk riguarda il modo in cui l’imprenditore è stato raccontato nel corso degli anni da sostenitori e biografi. Gibney utilizza la metafora del Mago di Oz per spiegare il proprio approccio: non fermarsi alla figura visibile davanti al pubblico, ma guardare dietro il sipario per capire quali meccanismi contribuiscano alla costruzione della sua grandezza. In questa prospettiva entrano inevitabilmente le aziende associate alla sua figura, da Tesla a SpaceX fino a X, ma anche il peso assunto da Musk nel dibattito politico e i suoi rapporti con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il documentario cerca così di osservare cosa accade quando il potere economico e tecnologico raggiunge una dimensione capace di incidere direttamente sulla sfera pubblica.

Il progetto è stato realizzato senza il coinvolgimento diretto di Elon Musk. Come spiegato da Kent Sanderson, amministratore delegato della società di distribuzione Bleecker Street, l’imprenditore non è stato interpellato e non ha partecipato alla lavorazione. Gibney si affida invece anche alle testimonianze di dipendenti ed ex collaboratori. Alcune delle persone intervistate hanno scelto di rompere gli accordi di riservatezza per raccontare la propria esperienza. È una scelta coerente con l’impostazione dell’intero documentario, che tenta di spostare l’attenzione dal racconto controllato dal protagonista verso le persone che hanno osservato da vicino il funzionamento del suo universo professionale.

Dalla politica alla famiglia, il ritratto si allarga alla vita privata

Musk non limita però la propria indagine alle imprese e all’influenza politica. Il film affronta anche alcuni passaggi della vita privata dell’imprenditore, compresa la complessa relazione con la figlia Vivian Jenna Wilson. Dopo aver intrapreso un percorso di transizione, Vivian ha scelto di interrompere i rapporti con il padre e di abbandonarne il cognome, assumendo quello della madre, la scrittrice Justine Wilson. Musk ha attribuito pubblicamente la frattura familiare a quella che ha definito un’influenza dell’“ideologia woke”. La vicenda è diventata così anche parte del più ampio dibattito sulle posizioni pubbliche dell’imprenditore in materia di identità di genere.

Il documentario di Gibney mette quindi insieme dimensioni apparentemente molto diverse per interrogare una sola questione: cosa rimane quando una figura pubblica viene osservata fuori dalla rappresentazione attraverso cui ha costruito il proprio mito? Musk cerca la risposta accostando tecnologia, politica, testimonianze professionali e relazioni personali, senza limitarsi alla storia di un imprenditore di successo. Ne emerge il tentativo di raccontare la concentrazione di influenza nelle mani di un singolo individuo e il rapporto tra immagine e potere che ne deriva. Portando questa indagine al Lido di Venezia, Alex Gibney prova così ad andare oltre la superficie di uno dei personaggi più riconoscibili della Silicon Valley, spostando lo sguardo dal volto che tutti conoscono a ciò che potrebbe trovarsi dietro il sipario.