Non aprite quella porta nella notte | Company trasforma Casey Affleck in narratore di incubi gotici: il ragazzo nel bosco che nessuno riesce a decifrare

2
Company_-_fortementein_1280

Casey Affleck torna alla regia con Company, un racconto a incastri fatto di superstizioni, omicidi e figure inquietanti, dove il piacere della narrazione conta più della perfetta coerenza.

Company, terzo film diretto da Casey Affleck, parte da una delle situazioni più antiche e affidabili del racconto dell’orrore: una notte d’inverno, uno sconosciuto che arriva dal nulla e una storia che comincia davanti al fuoco. Da lì il film si apre come una scatola dentro un’altra scatola, attraversando epoche diverse e lasciando che ogni racconto ne generi un altro. Il dicembre del 1975 scivola nel 1953, poi nel 1903 e infine ancora più indietro, fino a un’Europa segnata dagli ultimi anni della peste. Affleck costruisce così un film volutamente teatrale, episodico e irregolare, più interessato al piacere del racconto che alla necessità di arrivare rapidamente a una destinazione.

Dentro questo mosaico compaiono eremiti, fattorie isolate, boschi minacciosi e personaggi che sembrano arrivare direttamente dalla tradizione del gotico americano. Nick Nolte interpreta un uomo solitario che vive nel rimpianto della figlia perduta, mentre Ben Mendelsohn presta il volto a un agricoltore duro e sarcastico, troppo rapido nel mettere mano alla pistola. I destini di entrambi sembrano fin dall’inizio avviati verso qualcosa di sanguinoso. Il film non nasconde mai la propria natura di racconto oscuro da tramandare a voce: una donna racconta la storia di un’altra donna, una memoria ne contiene un’altra e il tempo diventa progressivamente meno importante rispetto alla persistenza delle paure.

Caleb arriva dalla neve e trasforma la fattoria in un luogo sospetto

Il cuore di Company si trova nelle Montagne Rocciose all’inizio del Novecento. Qui Rebecca ed Emmett, interpretati da Adelaide Clemens e Scoot McNairy, conducono una vita dura in una fattoria quando scoprono un adolescente disteso nella neve. Il ragazzo si chiama Caleb ed è interpretato da Atticus Affleck, figlio più giovane del regista. All’inizio appare impacciato, quasi selvatico, ma la sua presenza diventa progressivamente più magnetica. Caleb racconta di essere molto più vecchio di quanto sembri, sostiene di aver viaggiato tra luoghi lontani come Argentina e Londra e parla del mondo come di un posto disseminato di pericoli invisibili.

Quando nella zona iniziano a emergere omicidi particolarmente brutali, Rebecca comincia a sospettare che il ragazzo possa esserne responsabile. Il fascino del personaggio nasce però proprio dall’impossibilità di definirlo. Caleb potrebbe essere soltanto un giovane bugiardo in cerca di lavoro e riparo, oppure qualcosa di completamente diverso, forse una presenza demoniaca arrivata dal bosco. Affleck e Ron Hansen, autore di The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford e co-sceneggiatore del film, costruiscono questa ambiguità senza scioglierla immediatamente. Il ragazzo resta nella fattoria e la tensione cresce proprio perché nessuno riesce a capire se la minaccia sia reale o il prodotto di superstizione, paura e isolamento.

Company_-_fortementein_1280

Il gotico americano funziona meglio quando Company smette di spiegarsi

Il film mostra qualche cedimento quando prova ad allargare il discorso alle ingiustizie subite dai suoi personaggi maschili. L’eremita porta con sé il ricordo di una moglie uccisa da un medico irresponsabile, mentre Emmett ha assistito alla morte del padre per mano di un proprietario terriero ben protetto. La legge appare inefficace e gli innocenti vengono facilmente sacrificati. Sono elementi che aggiungono amarezza, ma che rischiano di spostare l’attenzione rispetto alla componente più riuscita del film. Company è infatti molto più convincente quando non tenta di trasformare ogni ferita in una dichiarazione e torna semplicemente al fuoco, al bosco e alla paura di chi potrebbe bussare alla porta.

Affleck dimostra di conoscere e amare profondamente questo immaginario e sceglie di trattarlo senza ironia distruttiva. Il suo film può apparire costruito, a tratti persino troppo consapevole della propria eccentricità, ma possiede un piacere narrativo contagioso. Le storie si accumulano, i personaggi entrano ed escono e il confine tra favola nera, leggenda e memoria diventa sempre più sottile. Company non ha bisogno che ogni pezzo combaci perfettamente: funziona quando assume la forma di un racconto ascoltato tardi nella notte, abbastanza inquietante da restare nella mente anche quando alcuni dettagli sfuggono. La sua regola più semplice è anche quella che rimane più a lungo: nei boschi è meglio non avventurarsi dopo il tramonto e, soprattutto, prima di invitare dentro uno sconosciuto sarebbe prudente chiedersi quale storia abbia portato con sé.