The Match emoziona Cannes, Maradona e Argentina-Inghilterra tornano al centro della storia: il documentario va oltre il calcio e la storica partita

Il film presentato a Cannes Première ricostruisce la sfida del Mondiale 1986 trasformandola in un racconto di guerra, identità nazionale e memoria collettiva

Al Festival di Cannes 2026 uno dei documentari più discussi della sezione Cannes Première è senza dubbio The Match, il nuovo film diretto da Juan Cabral e Santiago Franco dedicato alla storica partita tra Argentina e Inghilterra ai Mondiali del 1986.

Ma ridurre il film a un semplice documentario sportivo sarebbe profondamente sbagliato. The Match utilizza infatti quei novanta minuti giocati allo stadio Azteca di Città del Messico come punto di partenza per raccontare qualcosa di molto più grande: il rapporto tra sport, politica, identità nazionale, guerra e memoria.

La partita dei quarti di finale del Mondiale messicano è rimasta nella storia soprattutto per i due gol di Diego Armando Maradona, entrambi diventati leggenda per motivi completamente diversi. Da una parte la celebre “Mano de Dios”, simbolo di furbizia e provocazione. Dall’altra il cosiddetto “Gol del Secolo”, considerato ancora oggi uno dei più belli mai segnati nella storia del calcio.

Ma il documentario insiste soprattutto sul contesto storico e politico che trasformò quella sfida in qualcosa di molto più pesante di un semplice evento sportivo.

Solo quattro anni prima, infatti, Argentina e Regno Unito erano stati protagonisti della sanguinosa Guerra delle Falkland/Malvinas, conflitto che aveva lasciato ferite profonde nell’immaginario collettivo di entrambi i Paesi. E proprio quell’ombra continua ad attraversare tutto il film.

The Match mostra chiaramente come, almeno per milioni di persone, quella partita fosse diventata una sorta di prosecuzione simbolica del conflitto attraverso il calcio.

Maradona, memoria e il peso di una partita diventata leggenda

Per raccontare quella giornata, i registi scelgono una struttura costruita soprattutto sui ricordi diretti dei protagonisti. Al centro del documentario ci sono infatti le testimonianze di alcuni dei calciatori che scesero in campo quel giorno.

Le due figure principali diventano Jorge Valdano per l’Argentina e Gary Lineker per l’Inghilterra, entrambi trasformati nei narratori principali del racconto. Attraverso le loro parole il documentario ricostruisce non solo la partita, ma anche il clima emotivo e politico che la circondava.

Accanto a loro compaiono anche altri protagonisti storici come Oscar Ruggeri, Ricardo Giusti, Jorge Burruchaga, Julio Olarticoechea, John Barnes e Peter Shilton.

Il film evita volutamente il classico approccio da analisi tattica sportiva. Non è interessato a spiegare schemi o moduli, ma a mostrare come il tempo abbia trasformato quella rivalità feroce in qualcosa di diverso.

Molte delle scene più forti del documentario nascono proprio dai dialoghi tra ex avversari che oggi si guardano con rispetto reciproco, condividendo ricordi, emozioni e persino fragilità.

Nel corso del racconto, The Match ripercorre anche diversi momenti fondamentali della lunga rivalità tra i due Paesi: dalla storica sfida del Mondiale del 1966 fino ai riferimenti culturali e politici che per decenni hanno alimentato tensioni reciproche.

Il documentario si spinge persino oltre il calcio, mostrando come quel match sia diventato nel tempo una sorta di mito nazionale argentino, strettamente legato alla figura di Maradona.

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Perché The Match sta colpendo così tanto Cannes

Una delle ragioni per cui il film sta ricevendo recensioni molto positive è il modo in cui riesce a trattare il calcio come linguaggio universale senza trasformarlo mai in semplice retorica nostalgica.

The Match parla di sport, ma soprattutto di come gli eventi sportivi possano assorbire tensioni storiche, politiche e culturali molto più grandi del gioco stesso.

Il documentario mostra infatti come Argentina-Inghilterra del 1986 sia diventata una specie di contenitore simbolico dentro cui si sono riversati nazionalismo, rabbia, orgoglio, desiderio di rivalsa e memoria della guerra.

Allo stesso tempo, però, il film evita toni puramente celebrativi. Non costruisce una santificazione totale di Maradona né un racconto esclusivamente patriottico. Anzi, lascia spazio anche alle contraddizioni morali legate ai due gol più famosi della storia del calcio.

Particolarmente apprezzato è anche l’utilizzo dei materiali d’archivio, che vengono integrati con le testimonianze contemporanee in modo molto fluido, trasformando il documentario in una riflessione sul tempo e sul modo in cui certi eventi continuano a vivere nella memoria collettiva.

Alla fine, il cuore del film sembra essere proprio questo: mostrare come una partita possa diventare qualcosa di enorme, quasi impossibile da separare dalla storia reale delle persone e dei Paesi coinvolti.

E forse è proprio qui che The Match trova la sua forza più grande. Non nel raccontare semplicemente un evento sportivo, ma nel mostrare come il calcio, nel bene e nel male, riesca ancora oggi a trasformarsi in identità, politica, dolore e mito.