Look Back racconta un’amicizia che cambia forma | Hirokazu Kore-eda segue due giovani mangaka tra rivalità e perdita: il film trova il meglio quando smette di essere tenero

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Hirokazu Kore-eda adatta il manga di Tatsuki Fujimoto con un racconto intimo sulla crescita, la creatività e il legame tra due ragazze che imparano a conoscersi attraverso il disegno.

Look Back comincia come una storia di competizione e finisce per diventare qualcosa di molto più fragile. Hirokazu Kore-eda prende il manga di Tatsuki Fujimoto, già portato sullo schermo in forma animata nel 2024, e costruisce un film quasi interamente affidato a due protagoniste. L’inizio è semplice: Fujino è la bambina più ammirata della sua classe grazie alle strisce manga che disegna per la scuola, finché non compare il lavoro di Kyomoto, compagna reclusa e molto più avanzata tecnicamente. Quello che nasce come un fastidio narcisistico diventa presto un rapporto decisivo.

Fujino, interpretata da bambina da Furi Nanase, vive il disegno come una conferma continua del proprio valore. Quando Kyomoto comincia a superarla, reagisce come spesso fanno i bambini quando scoprono di non essere più i migliori: lavora di più, si chiude, trascura il resto. Il primo incontro tra le due ribalta però completamente il rapporto. Kyomoto non vede in Fujino una rivale, ma una vera maestra, e quella forma di ammirazione assoluta basta a creare un legame che cresce rapidamente.

La parte migliore del film è il modo in cui creatività e amicizia diventano inseparabili

Quando le due iniziano a collaborare, Look Back trova subito una sua armonia. Fujino si occupa delle storie e dei personaggi, Kyomoto degli sfondi. Il loro lavoro diventa un linguaggio comune, qualcosa che permette a entrambe di uscire dai propri limiti. Partecipano a un concorso della Shueisha, vengono notate da un editor interpretato da Masaki Suda e iniziano a pubblicare. Crescendo, con Natsuki Deguchi e Aju Makita nei ruoli delle due adolescenti, il successo arriva in fretta.

Ma proprio qui il film smette di essere una semplice celebrazione del talento. Le due ragazze non vogliono la stessa cosa. Fujino desidera continuare sulla strada del manga professionale, mentre Kyomoto sceglie di frequentare una scuola d’arte. La separazione viene vissuta da Fujino come un tradimento, e il film comincia a mostrare con maggiore chiarezza anche il lato più difficile del suo carattere. È ambiziosa, egocentrica, impulsiva e abituata a pensare che il proprio desiderio debba coincidere con quello degli altri.

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Kore-eda convince quando sposta il centro dal successo al tempo condiviso

La storia prende poi una direzione molto più dolorosa, ma Kore-eda evita di trasformarla in una semplice lezione sulla perdita. Il punto non è dire che il successo artistico sia vuoto o che l’amicizia debba sempre venire prima di tutto. Il film lavora piuttosto su una domanda più sottile: cosa resta davvero di una relazione quando viene riletta dopo che tutto è cambiato?

È in questa parte che Look Back trova la profondità che nella prima metà resta talvolta nascosta dietro una certa dolcezza. L’universo infantile è rappresentato con molta cura, ma a tratti con una tenerezza quasi troppo insistita. Quando invece il film lascia entrare il rimpianto, il senso di colpa e il desiderio impossibile di riscrivere il passato, il racconto acquista finalmente un peso diverso.

Il lavoro sul suono è particolarmente riuscito. Il rumore della grafite sulla carta, delle matite digitali e degli strumenti di disegno diventa quasi parte della musica, insieme alla colonna sonora di Yuta Bandoh. Kore-eda utilizza anche il passaggio delle stagioni per accompagnare la crescita delle protagoniste, facendo scorrere estati luminose, autunni caldi e inverni innevati senza trasformarli in semplice decorazione.

Il film resta volutamente chiuso attorno alle due ragazze. Gli adulti sono quasi assenti e i personaggi secondari esistono appena. Questa scelta può sembrare limitante, soprattutto perché riduce il mondo esterno a una funzione narrativa, ma allo stesso tempo rende ancora più chiaro il fatto che per Fujino e Kyomoto, almeno per un lungo periodo, il resto conta pochissimo. Il loro universo è fatto di tavoli, fogli, corridoi e idee condivise.

Look Back riesce soprattutto quando smette di parlare di talento e comincia a parlare di memoria. La creatività conta, ma non è ciò che salva davvero le protagoniste. A dare senso al loro percorso è il fatto di aver costruito qualcosa insieme, di essersi riconosciute e modificate a vicenda. Kore-eda firma così un film delicato ma non innocuo, capace di arrivare alla commozione senza trasformare il dolore in ricatto. E il suo momento più forte arriva proprio quando capiamo che guardare indietro non serve a cambiare ciò che è successo, ma a capire finalmente quanto abbia contato.