Dakota Johnson diventa Marilyn Monroe per Maggie Gyllenhaal | Flesh Impact immagina la diva a 100 anni: il corto vuole restituirle finalmente una voce

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Maggie Gyllenhaal presenta a Venezia Flesh Impact, un cortometraggio di 17 minuti che reimmagina Marilyn Monroe nel presente affidando il personaggio a Dakota Johnson ed Ellen Burstyn.

Marilyn Monroe avrebbe compiuto 100 anni nel 2026, e proprio da questa ricorrenza nasce Flesh Impact, il nuovo cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal. Il progetto, commissionato da Genesis per il centenario dell’attrice, parte da una domanda semplice ma tutt’altro che banale: cosa sarebbe successo se Monroe avesse avuto davvero la possibilità di esprimersi come artista, senza essere continuamente filtrata dallo sguardo degli altri? Gyllenhaal ha risposto immaginandola centenaria, ancora pronta a entrare in una stanza per un’audizione e, soprattutto, finalmente libera di parlare.

Il film dura appena 17 minuti e sarà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove Gyllenhaal ricopre anche il ruolo di presidente della giuria del concorso. L’idea è arrivata quasi immediatamente: non un biopic tradizionale, non una ricostruzione della vita di Monroe, ma una variazione sul suo mito. Il centro del racconto è un’audizione, scelta dalla regista perché considera quel momento uno degli spazi più vulnerabili del lavoro attoriale, quando chi interpreta deve esporsi completamente pur sapendo di poter essere respinto in qualsiasi momento.

Dakota Johnson non deve somigliare a Marilyn Monroe, ed è proprio questo il punto

La scelta più curiosa di Flesh Impact riguarda il casting. La Marilyn più giovane è interpretata da Dakota Johnson, mentre la versione centenaria del personaggio ha il volto di Ellen Burstyn. Gyllenhaal ha spiegato di non essere interessata a cercare una somiglianza fisica perfetta con Monroe. Al contrario, proprio il fatto che Johnson non ne riproduca automaticamente l’immagine iconica diventa parte del progetto.

Secondo la regista, il volto reale di Marilyn Monroe è stato progressivamente coperto da decenni di immagini, poster, merchandising e rappresentazioni che l’hanno trasformata in un simbolo più che in una persona. Flesh Impact cerca quindi le crepe dentro quell’icona, preferendo interrogarsi sulla donna piuttosto che riprodurne semplicemente l’aspetto. La presenza di Johnson in una veste trasparente richiama volutamente la sensualità associata a Monroe, ma il film vuole spostare il punto di vista: non osservare soltanto il fascino di quel corpo, bensì chiedersi cosa significhi essere la persona costantemente guardata in quel modo.

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Il titolo nasce da Billy Wilder e mette al centro il corpo di un’attrice osservata da tutti

Il titolo Flesh Impact deriva da un’espressione utilizzata da Billy Wilder per descrivere l’effetto che Monroe produceva sullo schermo, quasi fosse possibile allungare una mano e toccarla. Gyllenhaal riprende quell’idea per complicarla. Prima lascia che il fascino funzioni, poi prova a ribaltarlo dalla prospettiva della donna il cui corpo è diventato oggetto di desiderio, analisi e consumo pubblico.

Nel cast compare anche Peter Sarsgaard, marito e collaboratore abituale della regista, presente nella stanza dell’audizione. Con lui c’è Sepideh Moafi, impegnata in un ruolo quasi privo di battute ma pensato per lasciare comunque una traccia. Gyllenhaal ha inoltre riunito diversi collaboratori già coinvolti in The Bride!, tra cui il direttore della fotografia Lawrence Sher, mentre il montaggio è affidato ad Affonso Gonçalves, già al suo fianco per The Lost Daughter.

La lavorazione è stata particolarmente rapida. Il progetto avrebbe dovuto includere alcune riprese esterne davanti al Music Box Theatre di Broadway, principale location del corto, ma una tempesta di neve a New York ha costretto la produzione a cambiare programma. La troupe si è quindi spostata per una giornata negli studi Paramount di Los Angeles, dove sono state realizzate alcune delle scene previste.

Pur essendo ambientato nel presente, Flesh Impact guarda visivamente anche al cinema e al teatro tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Gyllenhaal ha citato come riferimenti l’energia del dietro le quinte di opere come All That Jazz, A Chorus Line e Tootsie, cercando un’atmosfera meno levigata e aziendale rispetto a quella dello spettacolo contemporaneo.

Per la regista, Venezia ha inoltre un significato particolare. Fu proprio qui che presentò The Lost Daughter, esperienza che ha descritto come il momento in cui si è sentita davvero nascere come regista. Nel 2026 torna quindi al Lido in una posizione molto diversa, con un nuovo lavoro e contemporaneamente con il compito di guidare la giuria.

Flesh Impact sembra così voler evitare la strada più semplice nel raccontare Marilyn Monroe. Non prova a ricostruire il mito, ma a smontarlo abbastanza da lasciare emergere una persona, un’artista e un corpo che per decenni sono stati osservati prima ancora di essere ascoltati. Affidando Marilyn a Dakota Johnson ed Ellen Burstyn in due età impossibili da far convivere nella realtà, Maggie Gyllenhaal trasforma il centenario in un piccolo esercizio di immaginazione: non chiedersi soltanto chi fosse Monroe, ma cosa avrebbe potuto dire se avesse avuto finalmente tutto il tempo necessario per farlo.