Home Arte e Mostre Tatsuo Horiuchi, l’artista che dipinge con Excel

Tatsuo Horiuchi, l’artista che dipinge con Excel

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Anni: 77 anni.
Nazionalità: Giappone.
Nome: Tatsuo Horiuchi.
Segni particolari: dipinge quadri con Excel.
Proprio quell’Excel che serve per fare calcoli, grafici e tabelle pivot. Per oltre 15 anni Tatsuo ha ricreato scene di vita rurale in Giappone, ciliegi in fiore, cascate, foreste e montagne utilizzando uno degli strumenti informatici più “asettici” in assoluto.

La storia di Horuki inizia nel 2000, quando questo anonimo signore, privo di qualsiasi competenza artistica e tecnica, va in pensione e decide di imparare a dipingere. Ma senza acquistare pennelli e tele e nemmeno imparando a utilizzare software specifici come Photoshop. Non volendo investire in programmi di grafica che trova difficili e scomodi Tatsuo ha scelto Excel e le funzionalità di Autoshapes, grazie alle quali si possono disegnare forme personalizzate e sovrapporle su diversi livelli.


L’arte di Tatsuo è quindi frutto di semplici strumenti di disegno vettoriale e forme elementari, ma, ciononostante è in grado di trasmettere il reale. La tecnica utilizzata da Horuki non è comunque l’unica forma di Excel Art: per quanto possa sembrare incredibile gli artisti del foglio di calcolo sono davvero tanti e una delle tecniche più utilizzate è “pixel art” in cui le celle di Excel vengono ridotte a quadratini di piccolissime dimensioni e poi colorate una a una con risultati a dir poco stupefacenti.

La creatività di Horuki e il realismo delle sue opere .xls non conoscono limiti e di certo, non stiamo parlando dell’ukiyoe di Hokusai & Co. ma l’arte di Tatsuo Horiuchi ha il suo perché, tanto da vincere il primo premio all’Autoshape Art Contest di Excel nel 2006.

 

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Cristina Canci

Insegnante di Lettere in puro stile Rottermeier, ma con un cuore nerd prestato al giornalismo, ha fatto del suo rapporto con la penna una questione ontologica. L’Arte, i libri e la cultura in tutte le sue forme sono la sua passione più sfrenata, dopo la cucina, perché, novella Artusi in gonnella, anche l’occhio vuole la sua parte (infatti lei è miope)