Matt Mullican. Veduta della mostra, “Matt Mullican: Organizing the World”, Haus der Kunst, Monaco, 2011. Courtesy dell’artista e Mai 36 Galerie, Zurigo Foto: Jens Weber, Monaco

Immagini, pittogrammi, icone, codici, segni, simboli e colori combinati in un singolare sistema di rappresentazione della realtà. Un vocabolario visivo capace di mixare tradizioni, studi scientifici, credenze e culture di tempi e geografie differenti per interrogarsi sulle questioni esistenziali di sempre e sugli aspetti più ermetici e profondi della vita. È l’arte di Matt Mullican (Santa Monica, California, 1951), uno degli artisti americani più riconosciuti al mondo, pioniere dell’utilizzo dell’ipnosi come pratica performativa nell’arte, che dal 12 aprile al 16 settembre 2018 abiterà gli spazi del Pirelli Hangar Bicocca.

Matt Mullican
Matt Mullican. Courtesy Mai 36 Galerie, Zurigo. Foto: Peter Baracchi

La più grande retrospettiva mai realizzata sul lavoro di Matt Mullican, nonché la prima in Italia, presenterà oltre quarant’anni di lavoro dell’artista a partire dagli anni Settanta.
Un percorso sui 5.500 metri quadrati delle Navate e del Cubo di Pirelli Hangar Bicocca, che restituisce nella sua totalità l’abbondante produzione dell’artista e la straordinaria varietà di media utilizzati: sculture, grandi installazioni, opere su carta, in vetro, pietra, metallo, manifesti, multipli ed edizioni, neon, fotografie, dipinti eseguiti con la tecnica del frottage, video, performance, lightbox e progetti al computer e di realtà virtuale.
Il progetto espositivo, che include migliaia di opere, immerge il visitatore nell’articolata cosmologia dei “cinque mondi” concepita dall’artista: un singolare sistema di rappresentazione della realtà in cui cinque diversi colori rimandano alle iconiche cosmologie dell’artista.

Matt Mullican. Veduta della mostra, “12 by 2“,Institut d’Art Contemporain, Villeurbanne/Rhône-Alpes, 2010. Courtesy dell’artista e Mai 36 Galerie, Zurigo. Foto: Blaise Adilon, Lione

L’obiettivo di Mullican è quello di approfondire e esaminare la relazione tra realtà e percezione e fornire una struttura a ogni aspetto della condizione umana.
Per questa ragione il percorso di The Feeling of Things vuole mostrare da un lato come la comprensione del reale sia una costruzione del tutto interiore e forgiata dall’immaginazione, dall’altro l’esplorazione dell’inconscio attraverso la pratica dell’ipnosi e di stadi di profonda concentrazione, in cui Mullican afferma di diventare un’altra persona diversa da se stesso, That Person, un’entità senza età e asessuata, ma con una sua personalità e in grado di realizzare opere.

 

Ad aprire il primo dei cinque mondi è un semicerchio di colore rosso, in cui vengono presentate le opere che scandagliano i meandri più remoti della psiche e della soggettività dell’artista, prodromo della figura di That Person, come Untitled (Learning from That Person’s Work) del 2005, un grande labirinto di lenzuoli su cui sono incollati una serie di disegni realizzati da That Person, mostra un intrico di testi, numeri, immagini e diagrammi, che svelano alcuni aspetti della sua personalità. La mostra prosegue con l’area dedicata al tema della comunicazione e del linguaggio, rappresentata dal colore nero, un’incredibile raccolta di opere su carta tra disegni, fotografie, progetti di libri, stampe. Al centro del percorso espositivo si trova l’area gialla, che simboleggia il mondo della cultura, della scienza e dell’arte, in cui trova spazio una serie di opere che ripropone l’ordine dell’intera mostra.

 

“The Feeling of Things” prosegue con la sezione blu, dedicata al mondo della vita quotidiana, dove l’artista ripropone il tema della città ideale, attraverso opere su carta, in granito e in vetro, e lightbox. La grande struttura architettonica si chiude con l’area verde, che nella cosmologia di Matt Mullican rappresenta il mondo naturale, della materia e degli elementi. Qui l’artista mostra una selezione di oggetti readymade.
Il percorso espositivo si chiude nello spazio separato del Cubo con la presentazione di oltre settanta Rubbings, dipinti eseguiti con la tecnica del frottage, composti a partire dal 1984, che ricoprono interamente le quattro imponenti pareti del Cubo.

Matt Mullican. Untitled (Two into One becomes Three), 2011. Veduta dell’installazione, Art Unlimited, Basilea, 2013. Courtesy Mai 36 Galerie, Zurigo.

Curata da Roberta Tenconi, la mostra è accompagnata da un catalogo focalizzato sulla produzione fotografica di Matt Mullican, che comprende tutte le fotografie analogiche degli anni ’70 e ’80, così come i più recenti scatti digitali, che includono le vedute della mostra di Milano, realizzate eccezionalmente dall’artista stesso.

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