Se vi sentite di avere ogni tanto qual “nervetto scoperto” e non sapete come sfogarlo, oppure lo sapete ma questo implica la galera, possiamo darvi un ottimo consiglio per preservare la vostra liberà e nel contempo sfogare la rabbia ai danni di nessuno, o meglio di poveri oggetti già destinati alla distruzione. Potete andare in una delle Rage room, ovvero le “stanze della rabbia” presenti in Italia. In questi spazi, appositamente adibiti e con tutte le protezioni necessarie, maschere, guanti, tute e caschetti, potrete spaccare la qualunque: piatti, bicchieri, mobili, vecchi televisori, bottiglie di vetro, vasi, stampanti, lettori dvd e chi più ne ha più ne distrugga. Ad oggi questi paradisi per nervosetti si trovano solo a Bologna e Milano, mentre sono molto gettonate in paesi come Stati Uniti e Giappone dove vengono considerate una sorta di “fenomeno culturale” dei millennial. Tutte si basano sulla formula per cui più paghi più cose puoi rompere, con la promessa finale di un effetto catartico. Assolutamente odiate dagli psicologi che ritengono possano solo incitare alla violenza, amate da chi le ha provate che ne riporta un’esperienza molto liberatoria, dandoti la possibilità di toglierti quella maschera che porti tutta la settimana. Il funzionamento è molto, ma molto semplice, scegli il pacchetto che più si addice alle tue necessità, ovvero quanti oggetti vuoi spaccare, solitamente il pacchetto base basta e avanza, ti viene data un’arma e la possibilità di scegliere una colonna sonora che si addica al tuo stato d’animo. A quel punto ha 15 minuti per sfogarti! Se state pensando: si ma che spreco! Tranquilli, ogni location ha accordi con le imprese che svuotano le cantine, fanno traslochi, insomma gli oggetti arrivano a loro invece che andare in discarica, insomma la loro fine è comunque segnata. Siete d’accordo con questo genere di iniziativa? Vorreste provarla?

Elisa Sirtori
Sportiva per passione ma con la determinazione di un professionista, ha deciso di dedicare anima e corpo a fare tutto quello che la rende felice. Lo sport è sicuramente il motore che la spinge a dare il massimo in tutto, la passione è il cuore pulsante per realizzare i suoi sogni. In procinto di laurearsi in scienze dell'educazione per l'infanzia ha da sempre mostrato al mondo la sua spiccata sindrome di Peter Pan, stare in mezzo ai bambini accentua il suo essere libera, la sua creativa e l’innata capacità di saper volare con la fantasia, impresa ardua per molti adulti e invidiata da altri. Diventa quindi passaggio semplice affacciarsi al mondo della scrittura dove, più che in altri ambiti, si è liberi di lasciar fluire i propri pensieri permettendo, anche agli ignari spettatori dei suoi articoli, di poter raggiungere e dare una sbirciata all’inarrivabile Isola che non c’è.