Roy Lichtenstein, Crying girl, 1963 Litografia offset su carta leggera biancastra liscia, 46.5 x 61.8 cm Collezione privata, Courtesy Sonnabend Gallery, New York © Estate of Roy Lichtenstein

Dopo Andy Warhol arriva a Milano, fino all’ 8 settembre, un altro grande maestro americano, una delle figure più importanti nell’arte del ventesimo secolo: Roy Lichtenstein (1923 -1997). La sua arte sofisticata, riconoscibile al primo sguardo e apparentemente facile da comprendere, ha affascinato fin dai primi anni eroici della pop art generazioni di creativi, dalla pittura alla pubblicità, dalla fotografia al design e alla moda e il potere seduttivo che essa esercita sulla cultura visiva contemporanea è ancora molto forte. Così il Mudec ha deciso di virare al pop e dedicargli una mostra “Roy Lichtenstein – multiple vision” curata da Gianni Mercurio promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura per l’ideazione di Madeinart.
In un percorso tematico di decostruzione e ricostruzione dell’immagine, le 100 opere in mostra si dividono in prints, sculture, arazzi un’ampia selezione di editions provenienti da prestigiosi musei, istituzioni e collezioni private europee e americane oltre a video e fotografie.

Un’arte che si è basata sulla riproduzione, sulla riproducibilità che smitizza il ruolo dell’artista. E affronta, come scrisse lui stesso, l’immagine solo nella sua bidimensionalità: una sorta di manifesto della superficialità che diventa una teoria dell’arte.

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L’artista di New York è riuscito a convogliare nei suoi lavori gli influssi di diverse culture e correnti artistiche, sintetizzandole in una resa del tutto individuale. Non è impossibile rintracciare nelle sue opere risvolti surrealisti, indizio di un’attenzione alle avanguardie novecentesche, come gli inevitabili riferimenti classici e i moderni pattern optical che fanno da scenografia alle sue composizioni pop.

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Il Museo delle Culture di Milano ha scelto un taglio particolare per esporre la ricerca creativa di Lichtenstein concentrandosi sugli aspetti che evidenziano la contaminazione culturale: dalla storia della nascita degli Stati Uniti all’epopea del Far West, dai vernacoli e le espressioni artistiche etnografiche degli indiani d’America alla cultura pop esplosa in seguito all’espansione dell’economia mondiale del secondo dopoguerra, dalla cultura artistica europea delle avanguardie allo spirito contemplativo dei paesaggi orientale, e la capacità dell’artista di condurre un originale alla serialità.

 

Dall’iconografia medievale ai fumetti, dai simboli dei nativi alla narrazione della conquista del West, lo interessava tutto ciò che diventava simbolo e icona e che lui rielaborava in una personale grammatica visiva composta di spessi contorni neri, forme sintetiche e colori accesi.
Un percorso tematico costruito insomma attorno al concetto di riproduzione meccanica dell’opera d’arte e alle interpretazioni e soluzioni formali che di volta in volta l’artista è riuscito a dare.

INFO
Mudec – Museo delle Culture
via Tortona 56, Milano

ORARI
Lunedì
14.30-19.30
martedì / mercoledì / venerdì / domenica
09.30-19.30
giovedì / sabato
9.30-22.30
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Cristina Canci
Insegnante di Lettere in puro stile Rottermeier, ma con un cuore nerd prestato al giornalismo, ha fatto del suo rapporto con la penna una questione ontologica. L'Arte, i libri e la cultura in tutte le sue forme sono la sua passione più sfrenata, dopo la cucina, perché, novella Artusi in gonnella, anche l'occhio vuole la sua parte (infatti lei è miope)