Non fu salvata da un principe né visse felice e contenta, ma la sua tragica storia ispirò una delle fiabe più famose dei fratelli Grimm.

Il Museo Diocesano di Bamberga, in Germania, ha annunciato di aver ritrovato la lapide di Maria Sophia von Erthal, la baronessa, sorella del potente arcivescovo di Magonza, vissuta nel ’700 che avrebbe ispirato ai due scrittori la fiaba di Biancaneve e i sette nani.

Proprio in questi giorni che spopola sui social il meme che smentisce il celebre “Specchio, specchio delle mie brame” con un assai meno poetico “servo delle mie brame”.


La sua storia era “ben nota all’inizio del XIX secolo”, ha detto il direttore del museo riferendosi al periodo in cui, nel 1812, Jacob e Wilhelm Grimm pubblicarono la prima edizione della favola di “Schneewittchen” (Biancaneve), assurta a notorietà planetaria assieme ai sette nani con il cartone animato di Walt Disney del 1937.

La sfortunata nobildonna, descritta in una cronaca locale come una ragazza d’insolita bellezza, visse in un castello a Lohr am Main, circa cento chilometri a ovest di Bamberga, nel nord della Baviera, e avrebbe perso la madre quando era ancora adolescente.
Il padre, che possedeva una grande fabbrica di specchi, si risposò con Claudia Elisabeth Maria von Venningen, donna autoritaria che fece del suo meglio per escludere la figliastra a favore dei propri eredi. Riuscendoci.
Maria Sophia morì, sola e cieca, nel 1796.

Ma come a Pocahontas, anche alla vera Biancaneve la vita ha regalato un amaro destino. Insomma… niente Principe Azzurro, niente bacio, niente nani.