In concorso nella sezione Orizzonti della 76a Mostra del Cinema di Venezia, Madre di Rodrigo Sorogoyen è film difficile da definire. Si passa la maggior parte del tempo a tentare di indovinare dove voglia andare a parare e quando credi finalmente di aver capito tutto è lì che ti sorprende con un twist che devia la storia in un’altra direzione. Se ciò fosse fatto con un minimo di criterio narrativo, come succede in quei film in cui c’è un pretesto iniziale che serve solo da apripista per la storia vera, allora i twist avrebbero senso e sarebbero apprezzati.

Cominciamo dal titolo, Madre, e subito si pensa alla struggente storia di una donna e di suo figlio. Così sembra fin dalle prime battute del film in cui vediamo una giovane madre che riceve una telefonata allarmata dal proprio figlio il quale le dice di essere solo in spiaggia senza sapere dove si trova. Il bambino di appena sei anni è andato in vacanza in Francia con suo padre, la madre vive a Madrid. Inizia così una telefonata concitata con tanto di corsa contro il tempo (la batteria del cellulare si sta scaricando).

A questo punto pensiamo che si tratti di un Thriller e questo ci piace, ci stiamo appassionando al ritmo concitato della storia ma tutto viene interrotto bruscamente. Il cellulare che il bambino stava usando si è scaricato e così la madre, dopo una disperata telefonata inconcludente alla polizia, corre via. Andrà in Francia a cercare suo figlio.
A questo punto siamo catapultati direttamente dieci anni dopo in Francia e ritroviamo la nostra giovane madre leggermente provata dal tempo che lavora in un ristorante sulla spiaggia ed evidentemente non ha più ritrovato suo figlio.
Ora la donna si è rifatta una nuova vita e ha un compagno, sembra procedere tranquillamente fino al giorno in cui si imbatte per caso in un adolescente di circa 16 anni, l’età di suo figlio.

Ecco che arriva il secondo bluff, nel vedere questo giovane ragazzo siamo portati a illuderci che lui possa essere il figlio che la donna cerca senza speranza da dieci anni e tuttavia ci resta questo dubbio per molto tempo mentre vediamo i due personaggi frequentarsi e piacersi.
Solo andando avanti nella storia e continuando a chiederci dove mai volesse arrivare il regista comprendiamo che in realtà la storia che ci viene raccontata altro non è che la storia del primo amore estivo di un adolescente e per giunta nei confronti di una donna matura.
Lei, da par suo, si affeziona al ragazzo, prende una vera fissazione perché continua a vedere in lui suo figlio. Si viene a creare pertanto un reciproco rapporto morboso che finisce per generare sensazioni sgradevoli e un certo senso di insoddisfazione.

Eppure la platea della sala Darsena che ha ospitato il film con il cast in sala ha reagito con una standing ovation finale durata anche diversi minuti. Purtroppo dal mio punto di vista in questo film c’erano troppe cose, troppi possibili inizi che potevano essere e non sono stati.
Se si trattava di una storia d’amore estiva tra due persone con una certa distanza di età allora perché fare quella premessa? Avremmo anche potuto vedere direttamente lei in spiaggia e scoprire poi che aveva un passato difficile.
Se poi il fulcro di tutto è la madre e il suo amore per il figlio, allora il rapporto con il giovane ragazzo avrebbe potuto essere più filiale e materno, appunto, ma soprattutto non così ambiguo.