Il 31 agosto alla Mostra del Cinema di Venezia è stato il giorno di Joker, film diretto da Todd Philips (regista di Una notte da leoni) che ha voluto raccontare le origini di uno dei cattivi più inquietanti e strani del mondo del fumetto divenuto poi tra i personaggi più iconici anche al cinema. Il film è in concorso nella sezione Venezia 76.

Non si può non parlare di Joker senza pensare alle interpretazioni di grandi attori che ne hanno vestito i panni: Jack Nicholson, Heath Ledger, Jared Leto e oggi Joaquin Phoenix che ha vestito i panni dell’inquietante clown da protagonista assoluto e senza farci rimpiangere nessuna delle precedenti interpretazioni.

L’opera di Philips era tra le più attese al lido e c’erano grandi aspettative al riguardo, sin dalle prime immagini comparse alcuni mesi fa. Fin dai tempi in cui Joker era ancora il personaggio di un fumetto e non era ancora passato al cinema, ci si chiedeva quale fosse il suo passato e cosa c’era alla base della sua follia e malvagità. Frank Miller per esempio ci ha narrato in un breve fumetto il giorno in cui, a seguito di una serie di sfortunati e tragici eventi, nasce Joker, dalla pelle di un uomo comune.

Comune e denigrato da tutti è anche Arthur/Joker di Phoenix con un disturbo mentale, una malattia che lo porta ad avere delle crisi di risate. Arthur prende degli psicofarmaci, vive con la madre malata e si mantiene facendo il party clown. Insieme tutte le sere guardano uno show la cui star comica è interpretata da Robert De Niro. Arthur fa la stand up comedy e sogna di diventare un comico famoso.

Non dirò quali circostanze sfortunate lo portano a diventare Joker ma posso dire che il contesto in cui si muove è una Gotham degradata, sporca e piena di criminali. Una Gotham in cui Bruce Wayne è ancora un bambino, i genitori sono ancora in vita e suo padre sta per candidarsi a sindaco. Vedremo Bruce, il futuro Batman, in un paio di occasioni decisive nella narrazione di questa storia.

Ancora una volta Joaquin Phoenix ha dato prova di un’immensa recitazione. I primi piani dell’attore hanno permesso di vedere tutte le sue micro espressioni tanto che il volto era talmente inquietante da non avere quasi bisogno della maschera.
Ha lavorato fin nei minimi dettagli dall’intonazione della voce, modulata in modo diverso, a volte come quella di un bambino, a volte quasi effeminata.
La camminata era clownesca perché Joker era Joker anche prima di vestirne i panni.
In alcuni momenti c’è da dispiacersi per Arthur che è solo al mondo, reietto della società. Spesso si trova a domandarsi se lui esiste davvero e spera di avere una morte più significativa della sua vita.

Si tratta di un Joker sociale quello di Phoenix perché lui è un emarginato che si incattivisce e si vendica sulla società che lo ha scavalcato e ignorato continuamente. È personaggio fondamentalmente anarchico che critica un sistema che decide tutto per noi, perfino quando una cosa fa ridere e quando no.
Dopotutto anche il Joker di Christopher Nolan, interpretato dal compianto Heath Ledger è un anarchico e parla a Batman di Caos.
Dal volto del personaggio vediamo un dolore latente, di sottofondo, che potrebbe esplodere da un momento all’altro. E infatti esploderà.

Molti gridano già all’Oscar e a mio avviso sarebbe giusto dare l’oscar all’interpretazione superba e dettagliata di Phoenix che sa auto plasmarsi come creta, a seconda del personaggio da interpretare.