Sabato 9 novembre ha debuttato al Nuovo Teatro Sanità il testo di Eugène Ionesco, Le sedie, con la regia è di Giles Smith, sul palco Caterina Casini e Fabio Mangolini, le scene di Maria Inferrera. Lo spettacolo, prodotto da Laboratori Permanenti, vede protagonista una coppia, su un’isola raggiungibile soltanto in barca, che prepara le sedie per una platea immaginaria alla quale rivelare le loro scoperte.

Un uomo e una donna siedono sotto una singola lampadina all’interno di uno spazio delimitato da quattro ingressi creati con strutture rettangolari dal contorno illuminato. Sono sposati, dicono, da 75 anni e si riuniscono ogni notte nella loro casa su un’isola solitaria per passare il tempo raccontando storie. Accanto ai due protagonisti vivono gli oggetti, le sedie, presenze indispensabili, cariche di storie e rimembranze, segni del linguaggio destinati allo sguardo dello spettatore. Le sedie, vere protagoniste dello spettacolo, giacciono sullo sfondo inanimate e inutilizzate finché il racconto dei due bizzarri personaggi non ne richiede la presenza. A questo punto, una alla volta, le sedie vengono portate in scena, sotto le luci, e a ciascuna di esse viene assegnato un personaggio, un ruolo; diventando così parte della storia che i due coniugi stanno raccontando. Si aspetta un oratore, un personaggio misterioso che dovrà arrivare e farsi portavoce delle scoperte del Maresciallo guardaportone, il marito.

Si vive lo spettacolo con la suspense dell’attesa, il desiderio di sapere quali siano queste scoperte sensazionali e quindi l’interesse per il contenuto di quanto dibattuto fin ora e allo stesso tempo la curiosità morbosa di arrivare alla fine per scoprire se il famoso oratore di cui si parla sia una persona reale, fisica, e dunque rappresentata dal corpo attore oppure un’altra sedia.

Tutto è giocato sull’assurdo in questo testo di Ionesco come spesso accade per il suo teatro. Le sedie da semplice oggetto d’uso quotidiano diventano significante di qualcosa di più profondo racchiudendo ciascuna un senso. Si tratta di un racconto attuale che si adatta bene alla “vita dell’assurdo” che stiamo vivendo, un mondo in cui ciò che dovrebbe essere normale, normale non è e viceversa. I due coniugi rappresentano l’essere umano che si interroga sul senso della vita cercando di dare significato e risposta a ogni cosa. L’essere umano che vive di racconto che fa della narrazione la sua forza per superare il tedio, per aspirare a qualcosa che verrà, per sognare. Perché tolto questo l’uomo sarebbe soltanto un guscio vuoto che fluttua nel tempo e nello spazio e allora sarebbe davvero tragico vivere su un’isola circondati dal nulla nell’attesa della fine.

La messa in scena è suggestiva e accogliente, la dimensione casalinga non è tanto evidente dalle scene quanto dall’atteggiamento dei suoi protagonisti che creano una realtà familiare alla quale siamo subito portati a credere. Saranno i discorsi a seguire che ci catapulteranno in un non –  luogo in cui tutto è possibile. Starà a noi accettare o meno l’assurdità che ci si parerà davanti, in ogni caso il viaggio sarà stato piacevole e ciascuno di noi tra il pubblico potrà dare alle “sedie” il senso che preferisce.

INFO:
Nuovo Teatro Sanità
Piazzetta San Vincenzo 1, Rione Sanità
Le sedie


Info e prenotazioni:
3396666426
[email protected]

Sara Formisano
Cinefila convinta e amante della letteratura da sempre. Di fronte a un foglio bianco la prima cosa che le viene in mente è: scrivere! Figlia della regola aristotelica per cui possiamo mettere ordine nel caos della vita solo attraverso una storia, con un inizio un mezzo e una fine. Accanita consumatrice di storie, le legge, le vede e le scrive. La sua citazione preferita, quella che un po' la descrive è: "L'unico modo per resistere alle tentazioni è cedervi". Laureata in Cinema, con una specializzazione in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale, ha conseguito un Master in Cinema e Televisione con un focus in Sceneggiatura. Ha fatto script concept per Teatri Uniti e lo scouting dei film per Imago Company. Da sempre appassionata di letteratura, esprime quello che ha dentro con la scrittura. Ha spesso rubato da quello che vedeva tutti i giorni in treno mentre andava al lavoro oppure dalle esperienze delle amiche. Il suo desiderio più grande è pubblicare il suo primo romanzo.