Le donne, la cultura finanziaria, il lavoro: combattiamo gli stereotipi

L’Italia non è un Paese per giovani, questo lo sapevamo, ma non è neanche un paese per le donne che lavorano: non lo dico io, ma il Censis. Siamo ultimi in Europa per l’occupazione femminile, abbiamo un tasso di attività femminile pari al 56,2%, lontanissimo dall’81,2% della Svezia, prima tra i Paesi europei. In Italia le donne sono lontanissime anche dagli uomini, che registrano un tasso di attività pari al 75,1%: il tasso di occupazione nella fascia di età 15-64 anni è del 49,5% per le donne e del 67,6% per gli uomini. Sempre in Italia le donne manager sono il 27% dei dirigenti, sotto la media europea del 33%; inoltre quando lavorano spesso svolgono mansioni per cui sarebbe sufficiente un titolo di studio più basso di quello che possiedono. Per molte donne lavorare e formare una famiglia rimane ancora oggi un percorso arduo e a volte incompatibile, per questo una donna occupata su tre (il 32,4%, più di 3 milioni di lavoratrici) ha un impiego part time, nel caso degli uomini questa percentuale si riduce all’8,5%.
La questione dell’occupazione femminile è ancora una questione aperta tra welfare, stereotipi di genere, leggi, retaggi culturali e libero arbitrio, il problema è l’accettazione, in fondo “sta bene così”. Non ci deve stare bene così, non dobbiamo accettarlo perché tutto ciò ha dei risvolti negativi per la società, ma come dico sempre, il primo passo da fare è la consapevolezza.

Le donne, la cultura finanziaria, il lavoro: combattiamo gli stereotipi una donna sul posto di lavoro con il figlio

Le motivazioni per cui una donna decide di non entrare nel mondo del lavoro o di uscirne possono essere diverse, ma a quale prezzo e qual è il rischio? Il rischio è una doccia fredda: ovvero quello shock che non ti aspetti. Per capirci, ogni matrimonio non finisce con un divorzio, ma ogni divorzio inizia con un matrimonio, questa è la regola: l’essere sposata non deve far sentire una donna in una botte di ferro. Avere un lavoro non è una garanzia di mantenere un certo tipo di posizione o, ancora peggio, di trovarne un altro.
Pensate sia una cosa retrograda la moglie che abbandona la carriera per il marito, che queste cose non accadono, che stiamo parlando di tempi antichi? Vi consiglio, a questo proposito, la lettura della storia di Lisa Lowestein e dell’ex ministro dell’economia Vittorio Grilli. Anche abbandonare il lavoro per i figli non è una scelta ragionevole, nonostante a volte sia necessaria, quel lavoro forse domani non ci sarà più, uscirne adesso e non stare al passo con i tempi vi renderà non più rivendibili sul mercato. Anche se nel breve periodo la scelta può sembrare giusta, per star vicino al figlio, perché tanto le entrate lavorative della famiglia sono sufficienti e perché così non bisogna pagare la baby sitter, a volte diventa irreversibile, ed è rischiosa nel lungo periodo. Le anziane sole sono tra le categorie più a rischio povertà ed esclusione sociale, non lo dico io, lo dice l’ISTAT. Un consiglio che mi sento di dare a tutte le donne è di interessarsi al denaro anche se la società tende ad escludervi, non investite solo sulla famiglia: “I risparmi, investili!”.

Le donne, la cultura finanziaria, il lavoro: combattiamo gli stereotipi

La relazione con il denaro delle donne deve necessariamente fare progressi, ci sono ancora donne che non hanno un conto corrente, oppure, ancora più agghiacciante, la gestione degli aspetti finanziari in casa è spesso demandata solo all’uomo, proprio perché tale, non per maggiori o migliori competenze. Così facendo si tende a tenere le donne lontane dalla conoscenza della situazione finanziaria, quando hanno diritto di conoscere e far parte delle scelte di famiglia; il rischio è di arrivare a un punto di non ritorno, una situazione dove il bisogno eccessivo di sicurezza si trasforma in un eccesso di prudenza finanziaria, che associato alla maggior longevità e alla minor capacità reddituale porta a pensioni modeste e a una bassa redditività dei risparmi, rendendole più esposte al rischio povertà in età avanzata.
Questo eccesso di prudenza possiamo correggerlo con una buona educazione finanziaria che non ha identità di genere. Quindi in conclusione, donne difendete il vostro lavoro, non investite solo sulla famiglia, siate consapevoli e fate si che i vostri risparmi siano investiti.
Voglio infine lasciarvi un piccolo spunto di riflessione, sognando un mondo di imprenditrici donne: www.cliclavoro.gov.it/