Fabio Sandri in mostra a Milano: lui, noi e la fotografia, ma senza la macchina

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La fotografia di Fabio Sandri entra ad abitare gli spazi di Gaggenau DesignElementi Hub con la mostra IO | N, a Milano fino al 29 luglio 2021.

Scelgo di parlare di fotografia che “abita e occupa lo spazio” proprio perché non si tratta di scatti appesi alle pareti. Al contrario, l’artista ci propone una complessa riflessione artistica sul mezzo fotografico, sulla sua materia, i suoi meccanismi, lo spazio stesso e il ruolo che il nostro corpo gioca in questo spazio e nella fotografia stessa, con tutta la sua materia e i suoi limiti.

Fabio Sandri, fotografia, mostra a Milano
credits Francesca Piovesan

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Fabio Sandri, nato a Valdagno (Vicenza) nel 1964, si forma all’Accademia di Venezia e nel laboratorio del pittore Emilio Vedova, uno dei grandi nomi dell’informale italiano. Il suo percorso artistico lo porta a esplorare la fotografia come pura “scrittura di luce”. Elimina completamente l’apparecchio fotografico e l’obiettivo, servendosi della sola luce e di una superficie fotosensibile, molto spesso una carta usata direttamente per contatto. Per questo la sua fotografia viene definita “off-camera” o “cameraless photography”.

Fabio Sandri, fotografia, mostra a Milano
credits Francesca Piovesan

Curata da Sabino Maria Frassà, IO | N porta un nome enigmatico: una sorta di anagramma delle parole “io” e “noi”. Secondo l’artista, infatti, il limite fra noi stessi l’altro da sé è un confine molto sottile e labile. Noi abitiamo lo spazio insieme ad altre persone e agli oggetti che lo riempiono, ma sostanzialmente non siamo “altro” da essi e non possiamo essere senza di loro. Siamo elementi di una coesistenza.

Ma quindi cosa vediamo in mostra? Sostanzialmente due gruppi di opere: le Stanze e gli Autoritratti.

Fabio Sandri, fotografia, mostra a Milano

Le Stanze sono grandi installazioni fotografiche, tracce che restituiscono la complessa natura, forma e spazio, di ambienti domestici. Per realizzarle, Sandri ritaglia strisce di carta fotosensibile e le dispone sul pavimento, seguendo scrupolosamente tutti i contorni e gli spigoli, come se stendesse una moquette. Poi posiziona alcuni mobili sopra alla carta e, infine, si mette lui stesso in piedi. Tutto questo quasi al buio per non bruciare la superficie fotosensibile.

Quando è pronto, accende la luce per “scattare la foto” e impressionare la carta. Il risultato è un’immagine negativa per contatto: i piedi dell’artista, le gambe di sedie e letti, le loro ombre si stagliano bianche sul fondo scuro, mentre anche il pavimento riesce a imprimere la propria trama.

Fabio Sandri, fotografia, mostra a MilanoGli Autoritratti, invece, non sono ritratti fotografici che Sandri ha fatto a sé stesso, ma foto che il pubblico di precedenti performance “si è fatto da solo”, in un certo senso. Anche qui non c’è uso di obiettivo e macchina, ma di una videocamera che proietta l’immagine in tempo reale su una superficie fotosensibile a sviluppo lento. Ai soggetti viene chiesto di posizionarsi davanti alla videocamera e attendere immobili anche più di 15 minuti per ottenere il ritratto.
Ma l’artista sa perfettamente che è impossibile stare immobili così a lungo: il nostro corpo, fatto di materia che si contrappone allo spazio e alla luce, è per sua natura imperfetto. Ecco, quindi, che questi Autoritratti non sono altro che immagini incerte, fantasmi sfuocati, ricordo impreciso, ma ormai immutabile, della nostra fatica e impossibilità di rimanere immobili.

 

A conclusione di IO | N, l’artista ci lascia con un’opera in cui noi visitatori diventiamo protagonisti. Si tratta di INCARNATO – FILTRO: una scatola di cartone ripiegato a ricordare le antiche macchine fotografiche in legno con cavalletto, usate soprattutto per i ritratti. Sul fondo della scatola è posizionata una carta fotosensibile, che per tutta la durata della mostra si lascerà impressionare dalla luce e dalle figure del pubblico.
Alla fine rimarrà un’immagine completamente irriconoscibile, un alone bruno quasi uniforme, che, però, conterrà un pezzettino di noi e della nostra figura. Una fusione completa fra lo spazio, la luce e noi visitatori, un “autoritratto collettivo” impresso sulla carta ormai bruciata.

credits Francesca Piovesan

Fabio Sandri inaugura così il nuovo ciclo di mostre che Cramum organizza, già da quattro anni, in collaborazione con Gaggenau, storica azienda di elettrodomestici professionali simbolo del design tedesco. Il curatore Sabino Maria Frassà ha scelto il titolo Extraordinario per questo progetto che indagherà, attraverso una serie di personali, come l’arte e il design riescono a espandere i limiti fisici e concettuali dello spazio che ci circonda, restituendone una lettura nuova e, appunto, fuori dall’ordinario.

Ancora una volta Cramum ci pone di fronte ad artisti raffinati, quasi rarefatti, capaci di spingersi verso il limite della materia e della tecnica. Non è, però, un esercizio di stile o un virtuosismo.
Quella che Fabio Sandri indaga, infatti, non è altro che la realtà. Ma, essendo un artista, lo fa in modo insolito, capace di quello scarto rispetto all’abitudinario che fa scattare un ingranaggio dentro di noi, una riflessione, dello stupore, o magari un dubbio.

INFO:

IO | N
fino al 29 luglio 2021
Gaggenau DesignElementi Hub
Corso Magenta 2 (cortile interno), Milano

Visite aperte al pubblico nel rispetto delle norme sanitarie vigenti e solo su appuntamento previo contatto email o telefonico:
E-mail: [email protected]
T. +39 02 29015250 (interno 4)
Lunedì – Venerdì | Ore 10:00 – 18:30
Per informazioni sulla mostra: [email protected]

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